Un dato ancora più significativo perché il record è stato raggiunto ad agosto, mentre normalmente le temperature oceaniche globali toccano i valori massimi tra marzo e aprile. Il nuovo primato arriva dopo una serie di record e quasi-record registrati nel corso del 2026.
A contribuire al picco è anche il forte El Niño in sviluppo nel Pacifico tropicale, che aggiunge ulteriore calore a oceani già interessati da decenni di riscaldamento legato alle attività umane.
Le conseguenze riguardano ecosistemi e comunità costiere: un mare più caldo favorisce ondate di calore marine più frequenti e intense, contribuisce all’innalzamento del livello degli oceani e può alimentare precipitazioni e fenomeni meteorologici estremi.
E c’è un altro elemento di preoccupazione: dagli anni Novanta, i giorni caratterizzati da ondate di calore marine sono più che triplicati, mettendo sotto pressione ecosistemi come barriere coralline e praterie marine e le attività economiche che dipendono dall’oceano.
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