Andrea Cafà

Con il Decreto Rilancio il Governo ha introdotto una misura di grande interesse per imprese e lavoratori: il Fondo Nuove Competenze. In particolare, il legislatore ha stanziato 730 milioni di euro nel biennio 2020-2021 per consentire alle aziende di rimodulare l’orario lavorativo dei dipendenti, così da destinare una parte delle ore a corsi di formazione, fino a un massimo di 250. Come scrive l’Anpal: “La misura si rivolge ai datori di lavoro che stipulino, entro il 31 dicembre 2020, accordi collettivi di rimodulazione dell’orario di lavoro dei propri lavoratori, per mutate esigenze organizzative e produttive dell’impresa o per favorire percorsi di ricollocazione”.

Un’iniziativa lodevole per sostenere le attività produttive in questo momento difficile, ma sorgono perplessità sulle possibilità di successo legate ai criteri e modalità di applicazione della misura e di utilizzo delle risorse. Anzitutto, sono stati fissati vincoli temporali strettissimi che poco si sposano con la virtù degli obiettivi. Poi, se pensiamo all’urgenza della misura, lascia perplessi la moltiplicazione dei soggetti chiamati a gestire le risorse: Stato, Regioni, Inps, Anpal, Fondi interprofessionali dovrebbero parlarsi in un complicatissimo dialogo fatto di intese, convenzioni, pareri, avvisi, tutte attività burocratiche da concludersi, appunto, entro il 31 dicembre. È evidente che, nonostante l’annunciata proroga a fine gennaio 2021, i tempi restano drammaticamente insufficienti, rendendo, di fatto, la misura inapplicabile e riaccendendo i dubbi sulla capacità della pubblica amministrazione di spendere in maniera efficiente le risorse in arrivo dal Recovery Fund.

Tenuto conto di tutto questo, l’associazione datoriale Cifa e il sindacato Confsal lanciano una proposta alla ministra Catalfo: rivedere il testo del decreto attuativo del Fondo Nuove Competenze affidando la gestione dei contributi ai fondi interprofessionali, i soggetti che, negli anni, hanno dimostrato vicinanza alle imprese e capacità di governo amministrativo delle risorse assegnate loro dall’Inps per la formazione continua dei lavoratori.

Così facendo, anche le micro e le piccole imprese sarebbero agevolate nell’accesso ai contributi. E si eliminerebbe il gravoso iter burocratico imposto alle aziende, tra cui la presentazione di una doppia istanza, una ad Anpal e una al fondo interprofessionale.

La proposta di Cifa e Confsal semplificherebbe la vita a molti. Si rimuoverebbero i tempi dell’istruttoria che Anpal dovrebbe effettuare sulla richiesta di accesso al Fondo Nuove Competenze, mentre un accordo quadro Stato-Regioni potrebbe dare atto della corrispondenza dei percorsi formativi rispetto alla programmazione regionale, eliminando il tempo necessario per acquisire il parere delle Regioni; l’Inps effettuerebbe un’unica rimessa in favore del Fondo interprofessionale che, a sua volta, provvederebbe a erogare le risorse all’azienda; il monitoraggio delle risorse verrebbe effettuato direttamente dal Fondo interprofessionale con una relazione periodica ad Anpal.

Semplificando, con un’unica istanza presentata al fondo interprofessionale tutte le aziende, grandi e piccole, vedrebbero assicurate: l’automatico accesso alle risorse del Fondo Nuove Competenze; l’approvazione in tempi brevi dei piani formativi; l’immediato avvio della formazione per i lavoratori indicati nel piano di rimodulazione dell’orario di lavoro. Queste le proposte di modifica di Cifa e Confsal per il Decreto attuativo e il relativo bando che andrebbero declinate in norme sostitutive di quelle a oggi approvate.

* presidente di Cifa