Il nucleare rientra ufficialmente nella pianificazione energetica italiana, ma le nuove centrali restano ancora sulla carta. A quasi quarant’anni dai referendum del 1987 che contribuirono all’uscita dell’Italia dalla produzione elettronucleare, il Parlamento ha approvato definitivamente la legge delega sul nucleare sostenibile, con 81 voti favorevoli, 51 contrari e 7 astensioni al Senato. Il passaggio non autorizza però la costruzione di alcun impianto: apre invece la strada alla definizione del nuovo quadro normativo nazionale, che il Governo dovrà costruire nei prossimi dodici mesi.
Dodici mesi per scrivere le regole del nuovo nucleare
La prima tappa sarà l’adozione di uno o più decreti legislativi destinati a disciplinare l’intero ciclo nucleare, dalla produzione alla localizzazione degli impianti, fino al combustibile, ai rifiuti radioattivi e allo smantellamento. La legge prevede anche un Programma nazionale per inserire nucleare sostenibile e fusione nel mix energetico, con l’obiettivo dichiarato di contribuire a decarbonizzazione, sicurezza degli approvvigionamenti e competitività. Dopo i decreti, il Governo avrà ulteriori 24 mesi per eventuali disposizioni correttive e integrative.
Smr, Amr e microreattori
Il principio fissato dal Parlamento è quello della neutralità tecnologica: saranno i decreti a individuare le tipologie di impianti ammissibili sulla base di sicurezza, sostenibilità e maturità delle tecnologie. Nel perimetro rientrano Small Modular Reactors, Advanced Modular Reactors e microreattori, mentre per la fusione resta un orizzonte più lontano. Il testo contempla inoltre un riordino della governance della sicurezza nucleare e consente di valutare la creazione di un’autorità amministrativa indipendente, valorizzando le competenze già presenti nel sistema pubblico.
La localizzazione sarà una partita successiva
La legge non indica dove sorgeranno eventuali centrali: la localizzazione degli impianti dovrà essere regolata successivamente e accompagnata da criteri tecnici, ambientali e di sicurezza. Il quadro parlamentare prevede inoltre forme di consultazione delle popolazioni interessate. Il PNIEC colloca l’eventuale ingresso delle nuove tecnologie nucleari a ridosso del 2035, mentre lo scenario considerato più prudente arriva a circa 8 GW nel 2050; sfruttando l’intero potenziale valutato, la capacità potrebbe teoricamente salire fino a circa 16 GW.
Nel 2050 fino al 22% dell’elettricità, ma è ancora uno scenario
Nel quadro del PNIEC, uno scenario con circa 8 GW di nucleare arriverebbe a coprire intorno all’11% della domanda elettrica nazionale al 2050; l’ipotesi di pieno potenziale, pari a circa 16 GW, porterebbe la quota verso il 22% della domanda. Sono scenari di pianificazione, non obiettivi già acquisiti: tempi, costi, tecnologie effettivamente disponibili, autorizzazioni e capacità di attrarre investimenti saranno determinanti. L’impostazione prevista è quella di affiancare il nucleare a rinnovabili, accumuli e reti, non di sostituirli.
















