Gilberto Pichetto Fratin, ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica

Un nuovo capitolo si apre per l’energia atomica in Italia. Il Consiglio dei ministri ha approvato il 2 ottobre la legge delega sul nucleare, un provvedimento che segna il ritorno del Paese in un settore rimasto fermo da decenni. Al centro del testo due novità chiave: la creazione di un’Autorità ad hoc per la sicurezza nucleare, con «il riordino o la soppressione degli organi e degli enti titolari di competenza in materia», e la consultazione dei Comuni interessati, “valutando anche misure di promozione e valorizzazione dei relativi territori nell’ipotesi di individuazione ex ante di aree aventi le caratteristiche per ospitare gli impianti”.

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Il progetto

Il progetto si muove su più fronti: dalla definizione del quadro normativo alla creazione di Nuclitalia, la nuova società che studierà le tecnologie di prossima generazione. I soci fondatori sono tre giganti dell’industria nazionale: Enel, Ansaldo e Leonardo. A presentare la legge è stato il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, che ha chiarito fin da subito gli obiettivi del provvedimento. “Non si tratta di avere reattori domani – aveva dichiarato prima del CdM il ministro Pichetto – ma di costruire le condizioni giuridiche per chi dovrà decidere nel 2030”. Sarà infatti il governo, grazie alla delega ricevuta, a scrivere i decreti attuativi che dovranno poi passare al vaglio del Parlamento.

Dodici mesi per i decreti e la nuova governance del nucleare

La legge prevede che entro dodici mesi dalla sua entrata in vigore il governo adotti uno o più decreti legislativiriguardanti la produzione di energia da fonte nucleare, la disattivazione e lo smantellamento degli impianti esistenti, la gestione dei rifiuti radioattivi e del combustibile esausto. Il pacchetto normativo includerà anche la ricerca e lo sviluppo dell’energia da fusione, oltre alla riorganizzazione delle competenze istituzionali, ridefinendo la mappa delle responsabilità pubbliche nel settore. Gli schemi dei decreti saranno poi trasmessi alle Camere per il parere delle Commissioni parlamentari competenti, chiamate a valutare anche gli aspetti finanziari.

Finanziamenti e informazione ai cittadini

La legge delega definisce anche le risorse economiche per sostenere il percorso di avvicinamento al nucleare. Per la campagna di informazione e consultazione pubblica è prevista una spesa di 1,5 milioni di euro per il 2025 e di 6 milioni di euro per il 2026, destinati a “un’informazione capillare per le popolazioni direttamente interessate, nonché di consultazione delle medesime”. A partire dal 2027, invece, saranno stanziati 20 milioni di euro l’anno fino al 2029 per finanziare gli investimenti legati all’attuazione della delega.

Il futuro: dagli Smr alla fusione

La tabella di marcia è chiara: prima la cornice normativa, poi la costruzione dei primi impianti. Ma i tempi non saranno brevi. Il governo punta su Small Modular Reactors (Smr), mini-reattori di nuova generazione ritenuti più sicuri, flessibili e sostenibili rispetto alle centrali tradizionali. Tuttavia, la tecnologia – fatta eccezione per quella russa – è ancora in fase di sviluppo nei Paesi occidentali.