Npl, perché serve una soluzione industriale per i crediti deteriorati

Secondo gli ultimi dati emersi a settembre dal Market Watch di Banca Ifis alla fine del 2021 lo stock complessivo di NPE di credito deteriorato dovrebbe attestarsi in Italia a 345 miliardi di euro di cui 90 nei bilanci delle banche italiane. E il trend è destinato a salire. Nel 2023, infatti, il totale dei crediti deteriorati dovrebbe toccare i 430 miliardi di euro a causa del termine delle moratorie per il 77% in capo alle imprese.  Questo comporterà soprattutto un aumento di Utp, il cui volume si stima che alla fine del 2022 supererà quello degli Npl. Le banche dovranno pertanto agire in modo tempestivo per evitare che gli incagli addormentati diventino Npl. Oscar Pittini, ceo di Hera Holding, racconta a Economymag.it quali potrebbero essere le possibili soluzioni per mitigarne l’effetto. 

Pittini, il pil che cresce in maniera vigorosa può ridurre l’impatto di Npe nel sistema? Che dinamiche ci si può attendere nel 2022?

No, non credo lo ridurrà perché quella a cui stiamo assistendo nel nostro Paese è un’inflazione importata dettata dall’aumento del costo dell’energia dall’estero. Un rincaro che produrrà un inevitabile incremento del valore degli NPE. Allo stesso tempo in questo momento storico stiamo assistendo ad un aumento importante del costo delle materie prime che si ripercuote soprattutto nel settore privato e sulle piccole e medie imprese italiane che avranno serie difficoltà ad affrontare i debiti. Quando a gennaio 2022 scadranno le moratorie dei finanziamenti per le PMI, che nel nostro Paese rappresentano il 75% di tutto il tessuto imprenditoriale, prevedo che ci sarà molta tensione. Dobbiamo essere pronti ad affrontare questo impatto che travolgerà molte PMI italiane.

Quale può essere il ruolo di Hera Holding?

In caso di NPE con sottostante immobiliare Héra Holding interviene offrendo un sostegno diretto all’imprenditore. Il nostro obiettivo è quello di tenere vive le imprese e riportarle ad essere performing. Le società di sviluppo immobiliare in difficoltà trovano in noi un partner competente e affidabile con il quale condividere un obiettivo: completare un’iniziativa, valorizzandola, con il fine di restituire valore aggiunto anche al territorio. Ad esempio in caso di un’operazione immobiliare lasciata a metà perché non si riesce più ad onorare un prestito con la banca anziché percorrere i diversi gradini delle classificazioni delle operazioni deteriorate (Past due, Utp e, infine, Npl) con tutto ciò che ne consegue, l’imprenditore viene affiancato da una società specializzata come Héra Holding che lo aiuta ad uscire dalla situazione di crisi, a completare il lavoro e restituire quanto dovuto.  

I dati forniti da Banca Ifis sulla crescita degli Utp di cui parlavamo prima sono molto importanti perché confermano che il mercato dei crediti deteriorati avrà sempre più bisogno di player specializzati in grado di gestire in modo professionale e attivo ogni singola posizione. I crediti Utp infatti sono crediti ancora vivi che quasi sempre nascondono dietro un imprenditore e un cantiere fermo che hanno bisogno di aiuto, in tempi brevi, per superare delle criticità. E questa tipologia di credito non può essere trattata e lavorata in modo industriale come avviene nella gestione dei crediti NPE Unsecured.

Può condividere con noi qualche case history particolarmente rilevante?

Un’operazione recente di cui andiamo particolarmente fieri è un’iniziativa immobiliare nella zona di Parma. Si tratta dell’acquisizione di un cantiere in stato di fermo dal 2011 costituito da 50 ville bifamiliari e 54 appartamenti con uno stato avanzamento lavori al 60%. Dopo l’acquisto dal fallimento attraverso una NewCo abbiamo preso in mano il cantiere e ci siamo occupati della direzione e completamento lavori. Attraverso il nostro intervento, ad oggi è stato possibile rimborsare praticamente tutto il debito relativo alla nuova finanza erogata per sviluppare il progetto anticipando le tempistiche del Business Plan presentato. Al momento con un anticipo di quasi due anni sui tempi di vendita previsti dallo stesso Business Plan, sono stati venduti 42 appartamenti e 25 ville. Questo è solo un esempio di come siamo riusciti a ridare vita e valorizzare un’iniziativa immobiliare interessante ma totalmente ferma movimentando allo stesso tempo anche l’indotto del territorio.

Qual è la vostra value proposition e il progetto di sviluppo industriale nella gestione dei crediti?

Il nostro obiettivo è quello di continuare a creare valore aggiunto nel nostro Paese. Grazie al nostro know how industriale e finanziario con una profonda conoscenza del mercato real estate siamo in grado di seguire tutte le fasi del processo di valorizzazione dell’asset. Lavoriamo a fianco della banca ma anche dell’imprenditore aiutandolo ad uscire dalla situazione di crisi, a completare il lavoro e onorare quanto dovuto. In questo modo riusciamo anche a sostenere l’indotto dando lavoro a tutti i professionisti che risiedono su quel territorio come architetti, artigiani, idraulici o elettricisti con ricadute sociali ed economiche rilevanti. Non solo, così facendo l’immobile viene valorizzato e riqualificato anche a livello energetico e quindi più rivendibile sul mercato.

Il nostro è un modello di business che può quindi portare profitto non solo a noi ma anche alle imprese in difficoltà e all’istituto bancario non specializzato nella gestione di questo tipo di crediti deteriorati soprattutto quando dietro c’è un progetto di sviluppo immobiliare dove c’è margine per intervenire e recuperare valore in favore dell’asset.