Non sarà un complotto, ma Renziviene impallinato sulla giustizia

Eh… niente, in Italia una vera riforma della giustizia si dovrebbe fare come qualche complottista, nel 2012, diceva che il governo Monti avrebbe fatto per consolidare il debito, oppure come il leghista Borghi vagheggiava che si potesse fare per tornare alla lira: decidendo tutto in una seduta notturna, a sorpresa, del parlamento, tra il venerdì e il sabato mattina, per far entrare in vigore le nuove norme senza dar tempo alle categorie colpite di riorganizzarsi e reagire.
E’ bastato far due conti e prendere atto che l’abortino di riforma della magistratura abbozzata dalla Cartabia e già impallinata dal neo-neo-leader dei Cinquestelle Giuseppe Conte aveva raccolto il “niet” dei due Matteo, ed ecco che il più reprobo dei due – cioè Renzi, iper-super-reo per il fatto di concordare con l’uomo dei tombini di ghisa – è stato impallinato come un tordo nientemeno che per finanziamento illecito della politica.
Indagato dalla Procura di Firenze, alias sputtanato, nelle intenzioni degli inquirenti: anche se ormai l’opinione pubblica nazionale è mitridatizzata verso queste forme di pseudogiustizia ad orologeria fatta di annunci che non approdano peraltro quasi mai a nulla. Ma lo sputtanamento e il sospetto restano. Piombo nelle ali di un forse agognato ritorno renziano sulla breccia della politica nazionale.
Il fatto è che in questo Parlamento-fritto-misto un’asse Lega-Italia Viva ha i numeri per mandare a pallino la maggioranza al Senato, come già si misura in questi giorni sulla legge-giocattolo che prende il nome dal proponente Zan.
E del resto Matteo Renzi venne in tempi non sospetti individuato – e decantato! – da Silvio Berlusconi come l’erede alla guida del centrodestra che il Cavaliere avrebbe voluto trovare tra le sue file senza riuscirci. Dunque un’attrazione fatale tra i due Mattei potrebbe dare – un domani nel frangente delle elezioni del Presidente della Repubblica e un dopodomani al rinnovo delle Camere con le prossime elezioni politiche – una nuova maggioranza di centrodestra ma di governo al Paese (e non di goliardate anti-euro o di sfilate nazifasciste alla Casa Pound) cioè capace finalmente di reinsediare al vertice la maggioranza dell’elettorato, tradita ormai nove anni fa dalla sessuomania e dal ridicolo che ha seppellito l’ultimo esecutivo Berlusconi.
E dunque impallinare i due Mattei – secondo l’immortale domanda degli antichi romani: “Cui prodest?”, ovvero “a chi giova?” – fa il gioco di un sinistra che è un gorilla nella nebbia, non trova leader, non trova linea, si gingilla con i diritti civili dimenticando i diritti sociali e insomma sta alla sinistra socialista storica, l’unica degna di questo nome, come una fionda sta alla Grande Berta.
Niente di nuovo. Intanto che aspettiamo che qualche altra Procura se ne esca con un servizio di pari qualità ammannito all’altro Matteo, Salvini, non resta che un’annotazione a margine. Il documentario di Matteo Renzi su Firenze ebbe un’audience abbastanza penosa, l’1,8% pari a circa 350 mila spettatori, su una rete però, Discovery, che fa in media l’8%; mentre il documentario su Pompei degli Angela (oggettivamente il più bel prodotto del suo genere mai visto in tv) su Rai 1 ebbe il 15% ma su una rete che di suo e di media fa il 20… Quindi in fondo non così male, per quanto facesse piuttosto pena.
Certo, Discovery pagò due lire al produttore Lucio Presta (20 mila euro), che ne pagò molte di più (450 mila euro) al conduttore-ideatore. Questo darà la stura al solito processo al sesso degli angeli al quale siamo abituati, che però triterà Renzi con titoli giudiziari su tutti i giornali e tutti i social e gli impedirà di rilasciare una sola intervista politica senza dover rispondere alle domande giudiziarie. Bene, bravi, bis. La politica italiana rimane appesa alle toghe. Si replica tra gli applausi.
P.S.: peraltro, l’Italia è un Paese sfigato. Già, perché è veramente sfiga che il politico di gran lunga – ma proprio di gran lunga – più sveglio e visionario che abbia calcato la scena negli ultimi vent’anni, appunto Renzi, abbia avuto bisogno, a 40 anni, di comprarsi una villa da sogno anziché “accontentarsi” – si fa per dire – di un bell’appartamento comodo di 150 metri quadrati che sarebbe costato un terzo, e che per comprarsi la sua supervilla abbia pensato bene di attivare un filotto di prestiti e prestitucci giusto per indebitarsi con mezzo molto. Ma tant’è.