Ventotto milioni di euro. A tanto ammonta la liquidazione dei 600 soci
viticoltori della Cantina Produttori di Valdobbiadene nel bilancio 2020-2021. È un dato
importante, e non solo perché corrisponde al 50% del fatturato generato nello stesso esercizio (56 milioni di euro, in crescita del 20% rispetto all’anno precedente). «Il dato significativo – spiega Alessandro Vella, direttore generale della Cantina– è che registriamo un incremento di oltre il 5% sulla liquidazione media al quintale, cioè riusciamo a dare un valore crescente alle uve che i nostri soci ci hanno conferito. È la realizzazione della nostra mission aziendale».

Alessandro Vella, direttore generale della Cantina Produttori di Valdobbiadene

Per capirne a pieno il senso, dobbiamo andare indietro nel tempo, a metà del Novecento. I conflitti mondiali hanno lasciato lacerazioni profonde. Valdobbiadene sorge sulla sponda sinistra del Piave. Molti paesi vicini hanno toponimi che finiscono con “della battaglia”. Siamo distanti anni luce dalla moda del Prosecco, ma anche dal fascino di cui oggi il vino italiano gode nel mondo. All’epoca, in realtà, delle uve non si sa davvero cosa farne… Ed è proprio a Valdobbiadene che, nel 1952, 129 contadini viticoltori hanno un’idea geniale: unire le forze e formare un’impresa cooperativa, mettere insieme le energie, le risorse, il lavoro, le competenze, ma anche la voglia di riscatto, per darsi una chance collettiva. L’idea, nel tempo, è vincente. Oggi i soci sono 600. Gestiscono 1000 ettari di vigneto, concentrati in particolare nei terroir di eccellenza del Valdobbiadene Prosecco Superiore Docg, Cartizze e Rive in primis, che sono come i cru del prosecco. La Cantina produce anche nella Docg Asolo e nella Doc Treviso. È proprio grazie allo spirito di cooperazione che, anno dopo anno, riesce a remunerare equamente il lavoro dei soci e investire costantemente per lo sviluppo, fino a diventare una delle prime 50 aziende italiane del
vino. Guardando le foto d’epoca della Cantina, chi avrebbe potuto immaginare che sarebbe diventata un modello di tecnologia 4.0, all’avanguardia per l’automazione della produzione, un magazzino degno della logistica più avveniristica, dove le bottiglie riposano cullate da canti gregoriani? E che i discendenti di quei primi contadini fondatori avrebbero gestito le operazioni in vigna comunicando in tempo reale con gli uffici, raccogliendo e analizzando dati sul campo?
«Nonostante questa trasformazione – spiega il direttore generale – siamo rimasti fedeli alla mission: ogni anno il nostro primo obiettivo è remunerare equamente il lavoro dei nostri soci. Spesso il nostro vino viene chiamato “prosecchino”, ma il diminutivo stride fortemente con una viticoltura che possiamo definire eroica, senza temere di sembrare esagerati. A Valdobbiadene, l’eccellenza del Prosecco si fa su colli che raggiungono pendenze estreme. Per lavorare queste vigne i nostri soci si arrampicano letteralmente sulle colline. Non si arriva con i mezzi, si può lavorare solo a mano.
Con grande fatica. E, con una giusta remunerazione, tuteliamo il valore di questo lavoro, grazie al quale portiamo nei calici prodotti di altissima qualità e dalla forte identità». È da questo profondo legame con le origini che la Cantina – in grande distribuzione con il marchio Cantina Produttori di Valdobbiadene e nel canale tradizionale con il brand Val D’Oca – alimenta le numerose iniziative e investimenti verso la sostenibilità sociale e ambientale, sostenendo il progresso e condividendo con tutti i soci pratiche virtuose di agricoltura in vigna e tecnologie in Cantina che permettono il scostante miglioramento dell’efficienza, arginando gli sprechi e garantendo sempre al consumatore prodotti di altissima qualità. Tutto certificato da accreditati enti esterni.