Silvio Berlusconi, Renato Schifani (autore del lodo Schifani e ora candidato alla Regione Sicilia) e a destra Niccolò Ghedini (foto SkyTg24)

L’avvocato Niccolò Ghedini è scomparso all’età di appena 62 anni a causa di una leucemia. “Un dolore immenso”, ha commentato il leader di Forza Italia, Silvio Berlusconi. Gli amici dicono che ha lottato fino all’ultimo contro il male. Così come nella sua vita ha lottato strenuamente per difendere gli interessi del Cavaliere. Anche se la storia della nipote di Mubarak, che in realtà era Ruby rubacuori, effettivamente nel 2011 deve averlo messo evidentemente in imbarazzo, soprattutto quando puntuale appariva durante le baruffe dei talk show televisivi. Durante i processi è stato un protagonista indiscusso dei salotti e dei dibattiti in televisione, spesso polarizzati tra pro e contro Berlusconi. Costruiti ad arte per fare ascolti: come dimenticare le sue presenze nella “Samarcanda 2.0” di Michele Santoro.

Ghedini era dotato di enorme intelligenza, abile stratega da avvocato, ha difeso Berlusconi fino all’indifendibile, non senza difficoltà davanti alla crescente protesta di oppositori e italiani inferociti in quegli anni oscuri, in cui lo spread saliva, l’economia colava a picco, gli scandali delle olgettine e le rivelazioni di Patrizia D’Addario. Tutto ciò che faceva perdere smalto all’Italia nel mondo. Nell’ottobre 2011 Merkel e Sarkozy si guardavano negli occhi e scoppiavano a ridere a una domanda sul premier italiano (qui il video).

Alla fine, Ghedini ormai affaticato, dirà che il “premier era convinto che quella ragazza fosse la nipote di Mubarak”. Gaetano Pecorella, parlamentare del Pdl (Popolo della libertà) la liquiderà come una “battuta alla Totò”.

I processi a carico di Berlusconi

Comunque Ghedini lascia un’eredità consistente. Ha difeso l’ex presidente del Consiglio anche nel processo Mediatrade che si è concluso con l’unica condanna definitiva a carico di Berlusconi per frode fiscale. Ma l’avvocato del Cav si è guadagnato l’investitura di parlamentare e senatore.

Numerosi i processi in cui è stato al fianco di Silvio: il processo Tarantini a Bari e il caso escort, la presunta corruzione dei senatori (la spallata per far cadere Prodi), il caso Mills, un filone processuale sulle stragi di mafia e la trattativa Stato Mafia, a seguito della quale (ma non sappiamo ancora se in conseguenza della quale) Forza Italia vincerà le elezioni. L’avvocato Ghedini è stato anche indagato per corruzione in atti giudiziari, posizione archiviata per mancanza di prove certe.

Infatti, Ghedini risulta essere il più ricco parlamentare ma anche tra i più assenteisti, spesso impegnato a sbrigare le cause legali dell’amico Berlusconi.

Durante il sodalizio Ghedini – Berlusconi sono passati provvedimenti tra i più contestati della storia parlamentare: le leggi ad personam, il lodo Alfano, la legge sulle intercettazioni e la legge Cirami, il legittimo impedimento.

Niccolò Ghedini nel 2018

Quando Grillo lo chiamava Mavalà Ghedini

Niccolò Ghedini si guadagnerà il soprannome di Mavalà Ghedini, per via del suo vezzo di liquidare bruscamente con appunto un “Mavalà” le argomentazioni degli oppositori durante i dibattiti televisivi. Il nomignolo gli sarà affibbiato da Beppe Grillo nel 2009 dal Blogdellestelle.it quando il Movimento 5 Stelle muoveva i primi passi con i meetup pubblici. Dietro quel blog in realtà si celava la regia di Gianroberto Casaleggio.

Dal berlusconismo al populismo grillino

La verità è che in quegli anni accadde un fenomeno sociale non ancora metabolizzato. Succedeva che più accusavano Berlusconi, più Ghedini doveva inseguire e mettere toppe per difenderlo, tanto più aumentavano il consenso di Forza Italia e del M5S di Grillo. Così l’opinione pubblica italiana si polarizzava tra pro e antiberlusconiani.

Tutte le donne del presidente diventavano un vero trofeo per un uomo, Berlusconi, verso cui molti italiani si identificavano. Un Paese in cui essere furbi era un vanto. Soprattutto in una fase di grave crisi sociale ed economica che stavamo attraversando in quegli anni. L’abbiamo pagata con i governi tecnici e i tagli necessari al debito pubblico che si ingigantiva, mentre la classe politica se la spassava alle cene eleganti.

L’antiberlusconismo non solo ha fatto bene a Berlusconi, ma ha generato poi il grillismo, e dato vita al Movimento 5 Stelle. La stampa, impegnata nelle campagne pro e contro Berlusconi non coglieva le sfumature del cambiamento culturale e sociale in atto nell’Italia della Seconda Repubblica. Le conseguenze le paghiamo oggi e le pagheremo ancora, peggiorate dalla ingloriosa fine dei grillini che sembravano l’unica alternativa alla ripresa del Paese e all’offerta democratica.

L’utilizzatore finale

Passerà parecchio alla storia l’etichetta inconsapevole che Ghedini appiccicò a Berlusconi in sua difesa nel processo Tarantini. Alle accuse della D’Addario, egli sosterrà che il premier sia stato solo l’utilizzatore finale.

 

Niccolò Ghedini: patrimonio

Da senatore, Niccolò Ghedini alla fine del 2021 era ancora il parlamentare più ricco dei rappresentati in carica. L’anno scorso ha dichiarato redditi per 2 milioni e 689 euro. Anche nel 2017 era a oltre 2 milioni di euro.

Poi c’è l’immenso patrimonio accumulato, soprattutto immobiliare. Nel “portafoglio” di Openpolis risultano esserci partecipazioni con quote e azioni in tre società, ben 22 immobili (in proprietà, comproprietà e usufrutto) sparsi tra Padova e Venezia, 5 terreni e tenute, un’auto Audi A8 tdi quattro.

La separazione di Berlusconi e la parcella alle sorelle Ghedini

Le cronache del 2008, in concomitanza degli scandali a Palazzo Grazioli, documentano una dichiarazione imponibile di 1.345.235 euro. Ghedini, all’epoca deputato Pdl, guadagnava molto meno del 2021, ma era già tra i parlamentari avvocati più pagati, alle spalle solo di di Giuseppe Consolo (2.524.904 euro) e Gaetano Pecorella (1.490.083). Ma significativamente davanti a Giulia Bongiorno (1.288.440), presidente della Commissione Giustizia della Camera dei deputati e allora finiana doc, raccontava il Mattino di Padova.

Lo stesso giornale rivelò che per la causa di separazione di Veronica Lario da Berlusconi, indignata dai dossier sulle ragazze e le cene eleganti, Berlusconi aveva pagato una parcella di 441 mila euro alle sorelle avvocatesse di Ghedini, Ippolita e Nicoletta Ghedini.

La riforma della Giustizia proposta ieri dal Cav

Per una coincidenza della sorte Niccolò Ghedini è morto proprio nel giorno in cui Berlusconi, candidato al Senato per le elezioni 2022, è tornato a bomba sul tema giustizia. “Le sentenze di assoluzione non siano appellabili”, aveva tuonato ieri pomeriggio.