Quantcast

RIPRESA, ILLUSIONE O REALTA?

La rivoluzione è migliorabile ma tra le righe c'è già tutto

Il responsabile Economia e Finanze del Partito Democratico Antonio Misiani rivendica la bontà delle novità abbozzate dal disegno di legge delega. «Ma questa non è la riforma che avrebbe voluto il Pd», sottolinea

25 Novembre 2021

Marina Marinetti
La rivoluzione è migliorabile ma tra le righe c'è già tutto

Il teorema dell'invarianza di gettito è un po' come la proprietà associativa dell'addizione e della moltiplicazione, che stabilisce che nell'operazione algebrica si possano sostituire alcuni termini. Dopotutto, eliminare l'addizionale e introdurre la "sovraimposta", cos'è, se non, appunto, una sostituzione di termini? «In realtà, a leggerla con attenzione, nel disegno di legge delega c'è tutto il potenziale per una rivoluzione del nostro sistema fiscale», esordisce Antonio Misiani, il responsabile Economia e Finanze del Partito Democratico, già viceministro di Roberto Gualtieri: «basta leggere l'art. 3 sull'Irpef, piuttosto che l'art. 6 che delinea il graduale superamento dell'Irap, e in generale, sulla tassazione del reddito d’impresa, l'allineamento al sistema duale previsto per l’imposizione personale, la rimodulazione delle aliquote Iva...».

Però, scusi, è un po' come chiedere all'oste se il vino è buono.

I principi contenuti nel disegno di legge delega potenzialmente avviano davvero un cambiamento profondo del sistema fiscale. Poi, certo, bisognerà vedere nel concreto cosa arriverà a terra di questi principi. Ma la delega è molto ampia e molto ambiziosa.

Eliminare l'addizionale Irpef e introdurre la sovrimposta non è così rivoluzionario.

È chiaro che su alcuni punti l'ottica è quella di una razionalizzazione dell'esistente, ma altri, invece  possono segnare un cambiamento profondo. Pensiamo al primo grande punto: quello della  riduzione del carico sui fattori produttivi, cioè su chi lavora e su chi fa impresa. 

In Italia sembrano i desideri da esprimere al genio della lampada. Specie per chi supera di poco i 28mila euro di reddito e si trova proiettato di colpo nello scaglione del 38%, contro il 27% di chi resta sotto questa soglia.

È chiaro che il focus va sul ceto medio, come avevano evidenziato anche le commissioni parlamentari, però tutta l'Irpef viene profondamente ridisegnata: si parla di riduzione delle aliquote medie effettive, di riduzione dei salti tra aliquote, di riordino delle oltre 600 tax expenditures tra detrazioni, deduzioni, crediti d’imposta vari eccetera.

Ci sarebbe anche il superamento dell'Irap.

È  un intervento che vale circa 13 miliardi euro, che dovranno essere gradualmente riassorbiti e bisognerà vedere come e dove e con quali risorse, però è un intervento di grande portata. Ma anche il ridisegno dell'Ires con l'introduzione del carry back delle perdite fiscali - in virtù del quale è consentita la deducibilità delle perdite maturate in un determinato esercizio non solo con quello degli esercizi successivi, come avviene ora in base all’art. 84 Tuir, ma anche con quelle dell’esercizio immediatamente precedente, ndr - ha una sua significatività. 

Tra le prospettive aperte dal disegno di legge delega c'è il recupero dell'iri introdotta nel 2017 e mai entrata in vigore

Tornerà l'opzione per la tassazione separata del reddito d'impresa, mai entrato in vigore? L'Iri al 24% era stata introdotta dalla Legge di Stabilità nel 2017, poi la decorrenza era stata posticipata al 2018 e infine la legge di bilancio 2019 l'aveva abrogata.

Tra le righe del disegno di legge delega, laddove si parla di neutralità dell'imposizione sulle imprese a prescindere, ecco: quello potrebbe prefigurare anche un recupero dell'Iri, anche se non è esplicitato. Insomma: c'è un intervento forte sulla tassazione sulle imprese.

E sul cuneo fiscale?

Da anni l'Italia è ai primissimi posti tra i paesi Ocse per cuneo fiscale: c'è un costo del lavoro altissimo per le aziende e buste paga bassissime per i lavoratori. Ci sono stati già interventi, penso a quelli del  governo Conte bis che ha rafforzato il bonus Renzi, ma è chiaro che c'è tantissimo da fare e il ridisegno dell'Irpef è un punto fondamentale. 

Chiusa parentesi.

Poi c'è l'intervento sulla codificazione, che è un notevole strumento di semplificazione, e la riscossione, che è un altro punto debole del sistema. Il disegno di legge delega parla di unificazione di Agenzia delle Entrate e Agenzia delle Entrate Riscossione - subentrata a Equitalia nel 2017 ndr - con un  salto in avanti. Ci sarà un cambio del meccanismo e questo è sacrosanto. Oggi il sistema non funziona e ha portato all'accumulo di mille miliardi di magazzino fiscale in cui c'è di tutto: morti, imprese fallite, ma anche tanti furbastri che continuano a non pagare le tasse, c'è una percentuale di recidivi spaventosamente alta. È evidente che il sistema non funziona.

E quindi?

Meglio allora un sistema che ha strumenti efficaci per far pagare le tasse, ma poi non lascia marcire le cartelle per anni e anni e fa un discarico automatico dopo un tempo predeterminato, come succede negli altri Paesi europei. Nei Paesi più avanzati le tasse vengono fatte pagare, tant'è vero che il non riscosso è bassissimo, poi dopo uno o due anni cancellano quello che non è riscosso perché è manifestamente inesigibile.

Paiono pochini due anni per il Paese con la giustizia civile più alta d'Europa: ci vogliono in media 8 anni per portare a compimento un processo.

Mi accontenterei di cinque anni: si fanno pagare le tasse e poi si fa pulizia, senza l'ipocrisia di un Paese in cui non si riesce a riscuotere, si accumula un magazzino enorme e poi si fanno i condoni, che sono la cosa più diseducativa possibile per quanto riguarda i rapporti tra cittadini e amministrazione tributaria. 

Nel frattempo continuiamo a fare i bilanci dello Stato coi crediti fiscali di fatto inesigibili.

La tecnologia ci offre però strumenti efficaci che non sfruttiamo. Per esempio: oggi chi fa la riscossione può conoscere l'ammontare del conto corrente del contribuente, ma di un anno prima. È una cosa senza senso! Poter accedere a banche dati in tempo reale permetterebbe invece di fare interventi mirati. Se uno non ha niente è inutile accanirsi: vai da quelli da cui puoi riscuotere.

L'incrocio tra banche dati permetterebbe di stanare gli evasori efficacemente ma la privacy non lo consente

Eh, ma c'è la privacy...

Infatti: non si può fare per questioni di privacy. La pubblica amministrazione ha 161 banche dati a disposizione che non può utilizzare se non in modo molto parziale. È come avere una Ferrari e lasciarla in garage. Secondo molti di noi c'è una trasposizione eccessivamente restrittiva della Gdpr nel nostro ordinamento e c'è spazio per allentare alcuni vincoli che oggi legano le mani all'amministrazione tributaria, complicando la vita a tutti i contribuenti, perché non ci sono gli strumenti per fare interventi mirati. Non utilizzare queste banche date impedisce di fare controlli realmente mirati e quindi si va con la rete a strascico che rompe le scatole a tutti i contribuenti, caricandoli di adempimenti che sarebbero superflui se la pubblica amministrazione potesse utilizzare ciò che ha a disposizione.

Oltre alla rete a strascico, c'è anche il meccanismo perverso della proroga ad libitum del decorso della prescrizione con i solleciti che arrivano un momento prima che scadano i termini.

La parola chiave dev'essere certezza. Con una riforma strutturale della riscossione è chiaro si andrebbe nella direzione della certezza dei tempi e non delle proroghe infinite perché non si riesce a fare quello che si dovrebbe fare.

Sul catasto il parlamento non s'era espresso, ma lo troviamo nel disegno di legge delega.

Sul catasto una tempesta in un bicchier acqua per un atteggiamento assolutamente pregiudiziale. Premessa: questa non è la riforma che avrebbe voluto il Pd, e la mia è una considerazione generale che vale anche sulla parte del catasto. In ogni caso: si fa fotografia aggiornata esistente che si affianca alle rendite catastali che rimangono in vigore, quindi nessuno pagherà un euro in più né un euro in meno. Poi chi governerà nel 2026 deciderà cosa farne. Intanto, però, c'è un'enorme evasione da recuperare: il Mef quantifica in 5 miliardi di euro l'evasione sulla sola Imu e non so se questa stima tiene realmente conto di tutti gli immobili fantasma censiti.

Ci sarebbe da domandarsi chi ha paura della riforma del catasto...

In un'operazione a parità di gettito complessivo sono milioni gli immobili che dovrebbero pagare di meno, perché hanno rendite stabilite decenni fa, che non rispecchiano il valore degli immobili che si è svalutato. Pensiamo alle aree interne, alle periferie degradate e sono immobili su cui bisognerebbe pagare di meno. Poi c'è chi dovrebbe pagare più, magari per seconde case accatastate come popolari che sono state ristrutturate e sono diventate dei loft di lusso. Però è un errore difendere l'esistente e contrastare un'operazione che peraltro è di carattere statistico: si dà l'impressione di non voler toccare nulla dell'esistente e questo non lo possiamo condividere.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Economy

Caratteri rimanenti: 400