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RIPRESA, ILLUSIONE O REALTA?

Al ballo del mattone facciamo da tappezzeria

Estimi catastali, rendite e valori patrimoniali sono "salvi". Fino al 1° gennaio 2026 gli immobili avranno un valore ai fini tributari e un altro di mercato. Poi toccherà al governo di turno decidere sulla tassazione

25 Novembre 2021

Redazione Web
Al ballo del mattone facciamo da tappezzeria

Tranquilli: la nuova tassazione – ça va sans dire – se mai ci sarà, in ogni caso mica scatterà domani. La logica del “posporre”, metterci una toppa e rinviare ad altre stagioni a venire – altri governi, altre ere geologiche, chissà – non risparmia nemmeno il mattone. Settore su cui l’impatto tributario dell’annunciata riforma del catasto, con conseguente revisione delle fiscalità immobiliare, piomberà solo tra 5 anni. Fino al 1° gennaio 2026 gli immobili avranno un valore ai fini tributari e un altro di mercato, e fino ad allora la revisione in programma non andrà ad incidere sui tributi. Così ha detto Draghi al momento del varo della legge delega sulla riforma fiscale che avrà ripercussioni anche sul catasto. Rassicurazione che a molti però è apparsa come la classica pistola fumante: «La prova che il nuovo Catasto aumenterà le imposte è nell'assicurazione che non le aumenteranno fino al 2026. Fino, cioè, che non sarà pronto il nuovo Catasto» ha sentenziato il presidente di Confedilizia Giorgio Spaziani Testa. L’articolo 7 del ddl in questione prevede nello specifico l’introduzione di “modifiche normative e operative dirette ad assicurare l’emersione di immobili e terreni non accatastati”. Le basi necessarie cioè per integrare l’attuale banca dati del Catasto con informazioni aggiuntive sui fabbricati censiti per ricalcolare il valore patrimoniale sulla base del mercato. Nuovi dati che, come detto, non saranno resi disponibili prima del 2026 e che intendono fornire “una fotografia aggiornata della situazione catastale italiana”. Estimi catastali, rendite e valori patrimoniali per la determinazione delle imposte rimangono quelli attuali. In sostanza, per ora, si lavorerà solo sull’archivio: tra 5 anni invece, quando la mappatura sarà pienamente disponibile toccherà al governo di turno decidere sulla tassazione sugli immobili. La “logica del posporre” tanto cara al governo, appunto. Un gioco di prestigio necessario, perché se da un lato con il superbonus si rilancia il settore immobiliare, dall’altro Supermario, pur assicurando che «No, non c’è una patrimoniale» – in linea con quanto ripetuto in questi mesi: «non è tempo di chiedere soldi agli italiani, ma di darglieli» – deve rispettare il calendario negoziato con la Commissione europea sul Pnrr. 

Il gettito tributario che grava sul comparto immobiliare oggi ammonta già a 51 miliardi di euro l’anno

E dall’Europa, si sa, insistono: tra le Country Recommendations, inviate da Bruxelles all’Italia e fissate come punti di riferimento dello stesso Recovery Plan, a pagina 25 c’è la “riforma dei valori catastali non aggiornati” e “la revisione delle agevolazioni fiscali”. Tutto chiaro. Ma il posporre non è sempre una strategia indolore: come ha rilevato ad esempio l’ex premier Conte «il settore immobiliare non è speculativo ma si fanno investimenti a lungo termine. Se oggi vuoi investire e sai già che sull’immobile che vorresti comprare tra 5 anni scatta un aumento della rendita catastale, quell’immobile non lo acquisti e vai a investire altrove». In più, secondo i dati Confedilizia il gettito tributario che grava sul comparto immobiliare oggi ammonta già a 51 miliardi di euro l’anno tra i 9 dei tributi reddituali (Irpef, addizionale regionale Irpef, addizionale comunale Irpef, Ires, cedolare secca); i 22 di tributi patrimoniali (Imu); i 20 di tributi indiretti sui trasferimenti e sulle locazioni e altre tasse come la Tari. È per queste ragioni probabilmente che il Parlamento, nell’indagine conoscitiva “Per una riforma della fiscalità immobiliare: equità, semplificazione e rilancio del settore” approvata all’unanimità il 30 giugno scorso dopo due anni di lavoro, aveva del tutto “dimenticato” la riforma del Catasto. Salvo vedersela calare dall’alto appena tre mesi dopo. 

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