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SARò FRANCO

L’effetto Draghi è rinfrancante ma il populismo e i ritardi del sud fanno paura

23 Novembre 2021

Franco Tatò
L’effetto Draghi è rinfrancante ma il populismo e i ritardi del sud fanno paura

Il sollievo che tutti proviamo in questa uscita graduale dalla pandemia mi suggerisce una serie di riflessioni. Noi tutti, soprattutto noi che abbiamo avuto l’opportunità o il dovere di lavorare all’estero, negli ultimi decenni abbiamo vissuto la vita di cittadini di serie B. Io ricordo che all’idea di un viaggio in Germania istintivamente si chinava il capo. E poi durante il lavoro e le visite alle banche ricordo le interminabili discussioni sul rischio-Italia, e il disagio di sentirsi cittadini di un Paese male amministrato.

Questa situazione è andata avanti per decenni ma è molto peggiorata con i governi Berlusconi, quando si è anzi estesa anche al turismo, perché in giro per il mondo gli italiani venivano accolti un po’ ovunque al motto di “Bunga bunga”: anche in Paesi ben peggiori del nostro. E questo disagio diffuso si è riverberato sulle nostre attività economiche, rallentandole o indebolendole rispetto a quel che avrebbero potuto essere.

È una riflessione che faccio adesso, pensando alla mia esperienza, anche personale. A un certo punto la situazione cambia in maniera radicale con la nomina di Draghi a presidente del Consiglio.

Un premier stimato, che gode della fiducia internazionale, al quale viene dato immediatamente un credito enorme al punto che i progetti le proposte le idee che rappresenta vengono accettate come sicure, certe, perché si assume che con Draghi l’Italia abbia un governo affidabile, prevedibile e adempiente. Tutto il contrario di quello che era accaduto nei decenni precedenti.

Eravamo considerati nel mondo cittadini di un paese di serie b inaffidabile e confuso

La stessa figura del generale Figiuolo che si presenta in divisa per visitare i centri vaccinali è una manifestazione di orgoglio che non tutti capiscono ma che sicuramente sarebbe stata impensabile qualche anno fa, quando un generale con lo stesso incarico si sarebbe quasi certamente presentato in pubbico in abiti borghesi, dissimulando la sua figura militare. Evidenziare la divisa, compreso il cappello con la patetica (con tutto il rispetto) piuma (pensate se il generale Figliuolo fosse un bersagliere!) è una manifestazione di fiducia nel Paese, nelle sue forze e anche nelle sue Forze Armate.

Per questo noi tutti abbiamo tirato un grande sospiro di sollievo. E siamo istintivamente disponibili a collaborare, per lo meno noi tutti vaccinati.

Inoltre, l’italia chiuderà, secondo tutte le previsioni, il 2021 con una crescita del Pil di circa il 6%. Per ritrovare questa cifra si deve tornare agli Anni Cinquanta. E questa cifra la otteniamo perché siamo diventati un Paese che corre, senza peraltro che sia ancora cambiato nulla di strutturale perché delle riforme si è parlato e scritto e si sta lavorando, ma intanto noi andiamo avanti con le vecchie regole che però miracolosa-mente non intralciano più. È quel che si potrebbe definire un altro “effetto Draghi”: indubbiamente un tocco di magia in tutto questo c’è. Compresi i tanti successi mietuti nello sport.

Non nascondo che sento soprattutto nelle città del Nord la disponibilità, anzi la spinta collettiva a sostenere lo slancio dell’economia e l’attenzione diffusa alla bellezza e alla qualità e la sento in particolare a Milano che si è trasformata e inventata nel giro di qualche mese come una città bella vivace e accogliente quanto non era mai stato, con i tavolini elegantemente disposti fuori dei ristoranti, senza quell’idea di disordine che si ha a Roma. Anche questa è la sensazione che provo con molto piacere.

Ma non so quanto durerà perché mi sembra che noi viviamo una situazione dualistica. Per due temi irrisolti fronti: l’arretratezza del Sud e il populismo.

Apro i giornali e leggo che al Policlinico di Bari è mancata la corrente per mezz’ora, che il generatore o non c’era o non ha funzionato, o non c’è stato nessuno capace di avviarlo, costringendo i chirurghi che per fortuna stavano facendo una semplice operazione di ernia inguinale, a concludere il loro lavoro illuminando il campo operatorio con i telefonini.

Occorre una campagna per la qualità degli studi paragonabile a quella per la vaccinazione

Faccio due passi per andare in palestra e sulla strada per la zona industriale di Fasano incontro a distanza di pochi minuti due grandi autocisterne che riforniscono d’acqua i tanti paesi che non hanno ancora un collegamento con l’acqueodotto. Potrei aggiungere che tanti paesi non hanno né cablatura né illuminazione internet. E potrei continuare. Questo fenomeno è da un lato spiegabile con gli stereotipi della differenza Nord-Sud, purtroppo stereotipi confermati da tutte le informazioni che abbiamo sulla scolarità, sul rendimento scolastico, sul livello delle università. Dunque una parte del Paese rimane come esclusa da questo sentimento di ritrovata apertura verso il futuro. È una via faticosa, ma possibile e dobbiamo tutti impegnarci perché accada in Italia un secondo miracolo che è il risveglio del Sud, o la nascita di un nuovo Sud che sfrutti le enormi possibilità che ha. Tutto passa dalla riforma della scuola e da una campagna - paragonabile alla campagna vaccinale del generale Figliuolo - per l’istruzione dei nostri giovani, che ricomincino a studiare: questa è la chiave del futuro del Sud.

E poi c’è la minaccia del populismo, sconfitto ma non domato. La pandemia ha agito in questi ultimi due anni come un gigantesco setaccio che ha separato le persone che credono nella scienza, hanno fiducia nei vaccini e collaborano alla sconfitta del virus e quelle che per motivi irrazionali e un po’ misterici si sottraggono al loro dovere di cittadini e si manifestano come antiscientifici e quindi a tratti rivolti a un passato inaccettabile. E che aprono una sorprendente voragine nella quale si infilano tutte le pulsioni sovraniste e fasciste di cui questo Paese è ancora “ricco”. E qui io vedo il vero pericolo. Se noi escludiamo il periodo del terrorismo – fenomeno di patologia sociale evidente - in Italia non c’era mai stata la furia dimostrativa che i no-vax e i no-greenpass stanno manifestando. Un esempio di pulsioni negative che non frenano ancora l’entusiasmo della riapertura ma rappresentano un pericolo per il nostro futuro, un pericolo molto serio.

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