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All’Asi di Caserta si fa impresa con l’inclusione

Anche l'Onu ha espresso apprezzamento per il progetto con cui la presidente del consorzio Raffaela Pigneti è riuscita a far occupare i detenuti nella manutenzione dell'area industriale più grande del Mezzogiorno

23 Novembre 2021

Francesco Megna
All’Asi di Caserta si fa impresa con l’inclusione

La Presidente dell'Area di Sviluppo Industriale di Caserta, Raffaela Pignetti

È a capo della più grande area industriale del Mezzogiorno per estensione e numero di aziende insediate ed è l’unica donna in Italia a rivestire un incarico così importante in questo settore. Roba che farebbe tremare i polsi a chiunque, ma non certo a lei, Raffaela Pignetti, manager brillante proveniente dal mondo bancario e dal dicembre 2014 dinamica Presidente del Consorzio Asi di Caserta, appunto il più vasto tra tutte le Asi istituite nel nostro Paese nel lontano 1957 “allo scopo di appianare il divario nella distribuzione dell'industria italiana, mediante provvedimenti a supporto di nuovi insediamenti industriali” come recitava la Legge n. 634 del tempo.

Cinquemila ettari suddivisi in quattordici agglomerati, dove il 50 per cento delle imprese insediate è riferibile al triangolo San Marco Evangelista – Marcianise – Aversa Nord e include eccellenti realtà aziendali operanti nei settori del lusso, dell'elettronica, dell'automotive, dell’agroalimentare e della logistica, tra le quali spiccano gli stabilimenti di Barilla, Coca Cola, Laminazione Sottile, Getra e il Centro Orafo Tarì, vero “gioiello” nazionale del comparto: questi i numeri del Consorzio Asi di Caserta che, coerentemente con le linee guida di programmazione socioeconomica della Regione Campania, incentiva la crescita di attività imprenditoriali nei distretti dell'industria e dei servizi alle imprese, anche in relazione al ruolo centrale che il Mediterraneo sarà chiamato a svolgere in futuro in maniera sempre più importante.

Sotto la gestione Pignetti, il Consorzio si è caratterizzato non soltanto per l’intraprendenza nelle politiche di sviluppo ma anche per un’evidente attenzione agli aspetti della legalità e della “sostenibilità” intesa nella sua accezione più ampia.
Tra i primi atti compiuti da Raffaela Pignetti la sottoscrizione del protocollo di intesa con l'ANAC sulla trasparenza e gestione degli appalti. Al quale ha fatto seguito l’accordo con il Comune di Palermo per l'attuazione di progetti di internazionalizzazione e sviluppo economico delle aree industriali e dell'artigianato, nell'ottica di uno sviluppo sostenibile dei territori mediante la valorizzazione del patrimonio produttivo e ambientale dell'area mediterranea. E quindi un progetto finanziato dal Ministero dell'Interno nell'ambito del PON Legalità e che vede il Consorzio impegnato nella creazione di sistemi di vigilanza e sicurezza ambientale che consentiranno di aumentare gli standards di sicurezza delle aree produttive e di tutelare l'azienda e il territorio. 

Con il Comune di Santa Maria a Vico invece, la Pignetti ha stretto un’intesa finalizzata a garantire, in tempi rapidi, il riavvio del processo di un insediamento produttivo. Si sta lavorando cioè ad un accordo rilevante per agevolare le aziende che vogliono realizzare investimenti produttivi con un chiaro piano finanziario. I costi iniziali saranno a carico del Comune per la confisca dei terreni mentre l'azienda comincerà a versare quanto dovuto solo ad attività avviata. Con un'area di 300.000 mq ed una suddivisione in settori (industriale, commerciale, servizi, artigianale) la futura zona costituisce uno strumento indispensabile per la riqualificazione dell'intero territorio con significative ricadute sull'occupazione.

Ma è nel sociale che la giovane Presidente sta investendo tempo ed energie per costruire percorsi virtuosi di collegamento tra il mondo produttivo e le classi più disagiate. Dopo la collaborazione fatta sottoscrivere tra l'Associazione di volontariato sociale “L'albero della Vita” e le aziende agro-alimentari delle aree consortili, con l'obiettivo di recuperare e distribuire generi alimentari alle persone bisognose, proprio di recente il Consorzio ASI ha aderito a “Mi riscatto il futuro” di concerto con il Ministero della Giustizia. Il progetto, già decollato in altre città, è divenuto un modello d'inclusione lavorativa: i detenuti vengono occupati in mansioni di pubblica utilità per la manutenzione delle aree industriali. Il personale ad oggi recluso nei quattro istituti carcerari della Provincia di Caserta verrà avviato ad attività lavorative riferibili ai vari progetti di recupero e conservazione dell'area industriale casertana, concretizzando così quel modello di espiazione della pena che passa attraverso l'assegnazione dei detenuti ad attività lavorative di pubblica utilità e mette in atto il principio costituzionale della “funzione rieducativa della pena”, indirizzata al recupero di chi, dopo aver scontato la pena detentiva, non deve essere emarginato dalla società.

Il cammino avviato ha ottenuto l'approvazione delle Nazioni Unite una cui delegazione – composta da Flavio Mirella, Chief Co-financing and Partnership Section Unodoc e Claudio La Camera, Senior Advisor Unodoc – ha visitato di recente l'area industriale, accompagnata dal Responsabile dell'Ufficio Centrale Lavoro dei detenuti del Ministero della Giustizia Vincenzo Lo Cascio e dai dirigenti del Consorzio Asi di Caserta. L’Onu ha dato la sua disponibilità per un concreto rapporto di collaborazione sia col Governo che con l'ASI di Caserta per l'ideazione e l'organizzazione di un progetto basato sulla cultura della legalità e di politiche di crescita organica e sostenibile delle aree industriali mediante l'adesione attiva e l'interconnessione pubblico-privato che comprenda le autorità a tutti i livelli nonché gli operatori economici attivi nell'area industriale sopra citata.
 

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