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Il lavoro in presenza non tornerà più. Parola di Dell Technologies

Anche con la fine della pandemia il modello di ufficio tradizionale non sarà più lo stesso

22 Novembre 2021

Filippo Ligresti*
L'ufficio non è piùquello di una volta

A inizio del 2020, con l’emergenza sanitaria, le aziende hanno dovuto prontamente introdurre misure urgenti per permettere ai propri collaboratori di lavorare da remoto e riorganizzare buona parte della loro operatività. Dopo una prima fase di smarrimento iniziale comprensibile, le aziende italiane hanno iniziato ad inserire il digitale al centro delle proprie strategie, facendone una priorità di business. Il nuovo scenario pandemico ha contribuito a velocizzare un processo che era già in atto, rendendo concreti agli occhi di tutti i benefici irrinunciabili della tecnologia.   

Seppure con diverse modulazioni, a seconda dei paesi, il lavoro in presenza come lo conoscevamo prima non tornerà più. Il prossimo futuro sarà contraddistinto da una modalità ibrida di lavoro tra remoto e in presenza, fattore che sta già provocando un’ulteriore espansione dell’universo digitale associato a una crescita esponenziale dei dati aziendali. Il perimetro che ogni azienda a livello globale è chiamata a proteggere si sta ampliando, così come le minacce informatiche stanno diventando sempre più sofisticate. 

Questo è ben visibile nel nostro Dell Technologies GDPI 2021, recentemente annunciato, uno studio realizzato in collaborazione con Vanson Bourne che ha analizzato le risposte dei decisori aziendali in 15 paesi del mondo. Sono quasi il 65% le aziende italiane che si sentono più esposte rispetto al passato a eventi critici legati alla perdita dei propri dati o cyber-attacchi, pienamente consapevoli che le diverse versioni di ransomware potenzialmente nocive, sono in grado di mettere a rischio la continuità stessa del business.

Tutto ciò, come ovvio, ha impatti economici particolarmente elevati. Analizzando solo gli ultimi dodici mesi, si nota come oltre il 90% delle imprese italiane ha affrontato perdite che, nei casi estremi, hanno raggiunto cifre considerevoli – fino a 1 milione di dollari – a seguito di un evento critico di questa tipologia. Il nostro paese, tra l’altro, registra una percentuale più alta rispetto alla media europea, che si attesta a circa l’80%, e si trova quasi sostanzialmente allineato a nazioni come Inghilterra e Germania. Tuttavia, non mancano paesi più virtuosi come la Francia, che si ferma ad una percentuale di poco sopra il 60%. 

Situazioni così pericolose per il business, peraltro, sono molto più frequenti di quanto si possa immaginare. Nell’ultimo anno, quasi il 20% delle imprese italiane ha dichiarato di aver subito blocchi ai sistemi IT, mentre un’azienda su tre è stata vittima di attacchi informatici. Si tratta di numeri che aiutano a capire come la cybersecurity sia diventata una delle questioni sistemiche più importanti per l'economia globale. Cifre che conducono a una riflessione finale: è errato considerare il tema della cybersecurity come una mera protezione dei sistemi e della rete. Notiamo, infatti, che c’è una crescente tendenza dei top manager aziendali a implementare nuovi approcci strategici che permettano di garantire l’integrità e la resilienza dei processi aziendali e sociali interconnessi all’interno di ambienti tecnologici sempre più sofisticati. 

Un approccio che mira a un risultato quanto mai vitale, nel momento storico in cui ci troviamo: mettere in sicuro i dispositivi – e i dati contenuti – rendendo consapevoli i dipendenti dei rischi a cui sono soggetti, ma al contempo lasciando loro la libertà, in tutta sicurezza, di lavorare, scambiare informazioni, senza complicazioni che possano rappresentare una barriera allo svolgimento del lavoro e alla crescita del business. Un obiettivo raggiungibile, ma quantomai sfidante.    

* vp e gm di Dell Technologies Italia

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