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Col Covid che abbuffata
per le aziende del food

È l'unico comparto che lo scorso anno ha registrato un segno "+". Ma non solo per "merito" dei lockdown: sono parecchie le imprese che hanno messo in atto strategie di crescita efficaci. Knet Project le ha classificate per Economy

7 Novembre 2021

Marco Onnembo
Col Covid che abbuffataper le aziende del food

È stato uno dei pochi settori a non risentire di venti mesi di pandemia. E se è vero che in tempi di crisi c’è chi diventa ricco e chi brucia decenni di sacrifici, il comparto alimentare e bevande può senz’altro sorridere. Come riporta l’indicatore sintetico dell’Istat, il Food&Beverage ha fatto registrare una contrazione del volume d’affari complessivo di appena l’1 per cento (oro colato in tempi di Covid-19), facendo pertanto segnare una performance molto positiva in termini di competitività relativa rispetto alla media degli altri settori (della manifattura, in particolare, ma anche di gomma, legno e tessile).

Secondo un report stilato da Knet Project per Economy, questo risultato è stato possibile grazie ad una sostanziale tenuta della catena distributiva a fronte di abitudini “forzatamente” mutate della popolazione che a causa delle chiusure diffuse, dello smartworking e di un nuovo modello di vita familiare ha spostato il modello di acquisto dei beni di consumo verso la grande distribuzione organizzata e il canale on-line.

È anche vero che in alcuni momenti, per via della forte richiesta proveniente dal canale Gdo, le aziende del comparto hanno faticato non poco a tenere il passo con la crescente domanda di beni di prima necessità, che ha generato rotture di stock difficilmente sanabili in un contesto pandemico ed evidenti difficoltà della supply chain. Nonostante ciò, il comparto è riuscito ugualmente a brillare anche perché il leggero calo si è avuto per via di fenomeni congiunturali, quali la forte contrazione del settore horeca (-37% anno su anno, secondo Bain), il rinvio degli investimenti strategici in capacità produttiva e, ovviamente, alla contrazione del canale export.

Ma, nel suo complesso, il dato è decisamente positivo. E sicuramente, come si evince dal report di Knet, il supporto implicito fornito al comparto da brand e Made in Italy, è testimoniato dalla crescita dell'italian sounding food (cioè dei prodotti che ricordano l'Italia attraverso nomi geografici, immagini e marchi) e che è emersa come una delle tendenze più dinamiche e significative anche durante la pandemia. Nel 2019 il valore stimato di questo trend all'estero ha raggiunto i 100 miliardi di euro ed è aumentato dell’80 per cento negli ultimi 10 anni. Mentre, nel 2020, la tendenza a scegliere “l’italianità” ha guadagnato un ulteriore impulso riflettendo un aumento del fatturato dei prodotti Italian sounding del 7,6 per cento e con quasi il 30 per cento di tali prodotti consumati negli Stati Uniti.

Senza considerare che la pandemia ha posto in primo piano il benessere personale quale elemento essenziale verso cui indirizzare la propria propensione di spesa. E l’alimentazione sana è parte di questo trend.

Queste sono le principali premesse su cui si è fondato lo studio di Knet Project che, attraverso la costituzione di un osservatorio, ha posto come focus il valore del brand delle aziende del Settore Alimentare italiano, evidenziandone il savoir faire e la capacità di reazione alla Pandemia Covid-19. L’analisi ha consentito di individuare un panel di 30 aziende, con un fatturato fino a 300 milioni di euro - che abbiamo dimostrato capacità di incrementare e migliorare le performance finanziarie nel 2020 e che nei due anni precedenti alla pandemia avevano fatto segnare un margine operativo lordo e un valore composto annuo positivo. Prendendo in esame tale contesto di riferimento, sono diversi i gruppi che hanno brillato. Per esempio, Dalla Costa Alimentare, azienda pastaia trevigiana, attiva fin dal 1889. Benché legata alla tradizione gastronomica regionale, vede un fatturato caratterizzato da una quota di export pari al 70 per cento con presenza in 51 paesi. Il processo produttivo resta fedele alla storia: la pasta è trafilata al bronzo ed essiccata a bassa temperatura. Gli impianti si avvalgono di 4 linee di produzione, che garantiscono cento formati di pasta diversi, e 12 di confezionamento. L’azienda continua a sostenere importanti investimenti nel packaging eco-sostenibile, nella capacità di recepire le tendenze di mercato e sviluppo di nuovi prodotti caratterizzati dall’attenzione ai valori nutritivi (come la pasta proteica) ed è tra i primi produttori di pasta per bambini. I risultati economici hanno dato ragione a questa ricetta tanto che la società ha fatto registrare un tasso di crescita composto annuo pari al 7,7 per cento e un margine operativo lordo pari al 14,1 per cento. Altro caso interessante è quello della Agugiaro & Figna, azienda parmigiana nata dall’aggregazione avvenuta nel 2003 di due storiche famiglie, Agugiaro e Molino Figna, operanti a partire dall’800 nel settore della molitoria. Oggi la A&F è un gruppo leader nella macinazione del grano tenero.

L’attività produttiva è garantita da quattro stabilimenti che supportano la presenza strategica del gruppo in 96 paesi, ed è attiva nei settori della panificazione, pasticceria, pizzeria e ristorazione, distribuendo i propri prodotti attraverso il canale della gdo, dei grossisti e degli artigiani. L’elevato livello di industrializzazione, l’utilizzo di tre laboratori d'analisi, un sistema di logistica strategica delle piattaforme di produzione, tre centri tecnici applicativi per lo sviluppo di prodotti finiti e relative farine, sono tra i fattori critici di successo.

Senza contare l’attenzione alla formazione che ha visto l’apertura di scuole di formazione in Brasile, Usa, Messico, Australia e Germania condividendo efficacemente l’italianità e la forza del brand. L’attenzione al tema della sostenibilità si è tradotta concretamente nella conversione di terreni agricoli attraverso la piantumazione di 18.000 alberi per compensare le emissioni dovute alla macinazione, con un orizzonte temporale di 5 anni.

La A&F ha fatto segnare un tasso di crescita annuo composto dei ricavi pari al 3,2 per cento e un ebitda margin medio pari all'11,97 per cento. Sul fronte della torrefazione, un esempio illuminante è senz’altro costituito da Casa del Caffe’ Vergnano. Società con sede in provincia di Torino, è la più antica torrefazione italiana guidata dalla famiglia Vergnano dal 1882.Particolarmente attenta ai temi della eco-sostenibilità, dal 2015 utilizza solo capsule compostabili. Al fine di favorire lo sviluppo internazionale (la quota del fatturato espresso in Italia nel 2020 è stata pari al 79%, nonostante i prodotti siano esportati in 80 paesi), a giugno scorso ha annunciato una partnership con Coca-Cola per la distribuzione esclusiva dei prodotti di Caffè Vergnano nei territori di Coca-Cola HBC fuori dall’Italia oltre che la cessione del 30 per cento del capitale sociale dell’azienda torinese.

I sottoprodotti sono riavviati ad un utilizzo virtuoso: le pellicole di caffè vengono, ad esempio, riutilizzate in zootecnia e/o in un processo energetico, mentre i sacchi di iuta vengono riutilizzati per le pacciamature ed il contenimento del terreno in ambito vivaistico. Proprietaria del marchio Latteria Sorrentina dal 1880, Formalactis è attiva nel settore lattiero e casario. L’attività produttiva viene svolta prevalentemente nella sede di Sant’Anastasia (Na) e nella sede secondaria di San Lazzaro di Savena, quest’ultima destinata all’attività commerciale. L'azienda produce e distribuisce diverse varianti di prodotti caseari per i professionisti del settore alimentare, come pizzerie, ristoranti, panifici, bar, hotel e catering ed una linea ad hoc di prodotti surgelati. La quota di export è pari al 40 per cento. Nel 2020 il Gruppo Amodio, che possiede tra gli altri anche Latteria Sorrentina, ha lanciato la startup Primo Taglio, specializzata nell'e-commerce di prodotti alimentari di alta qualità e il canale tv tematico “fiordilatte.tv”, una piattaforma nata per offrire semplici ed immediate risposte sul prodotto alla propria clientela. Il gruppo ha presentato lo scorso anno un tasso di crescita composto dei ricavi pari all'8,2% e un ebitda margin medio pari al 2,67 per cento.

Bioverde opera, invece, nell'Agro nocerino sarnese ed è uno dei principali produttori e distributori di conserve alimentari della regione Campania. L'azienda, che dispone di sei linee operative: Linea Rossa (lavorazione del pomodoro), Verde (lenticchie, piselli e ceci), Linea Specialità, Frutta, Olio e Sott'olio, intende diventare uno dei leader della vendita e distribuzione alimentare italiana, puntando sulla qualità organolettica del prodotto e mantenendo elevati standard produttivi. In particolare, l’azienda trasforma oltre trecentomila chili di pomodoro fresco distribuito in oltre 30 paesi. Durante l’emergenza Covid, Bioverde è riuscita a ripensare le proprie scelte produttive, orientandosi unicamente verso il formato da 500grammi e cancellando nella programmazione industriale i formati dedicati al settore horeca. Con la stessa logica ha accorciato la filiera siglando contratti di fornitura del pomodoro direttamente con i piccoli imprenditori agricoli, innalzando ulteriormente gli standard qualitativi di prodotto. La società ha conseguito un tasso di crescita annuo composto dei ricavi pari al 16% e un ebitda margin medio pari al 5,37 per cento.

In provincia di Bologna, invece, si trova la G7, azienda attiva nel settore della gelateria e dei surgelati dal 1958. Condotta dalla terza generazione si è data la missione di promuovere l'eccellenza del gelato artigianale italiano, preservando il meglio della tradizione, applicato al rigore della produzione industriale. L’azienda commercializza con tre marchi (G7, 'GelatoMadre', 'Siviero Maria') ma anche attraverso progetti in ambito private label, disponendo di 11 linee operative e sviluppando la propria attività commerciale attraverso partnership con i più grandi rivenditori a livello nazionale e internazionale.

Dispone di una capacità produttiva di 12 milioni di chili di gelato ogni anno, ottenuta grazie ad un moderno sito produttivo dotato delle più moderne tecnologie industriali e logistiche.

Presente in oltre 45 paesi nel mondo, esporta circa il 33 per cento del fatturato. La società ha registrato un tasso di crescita annuo composto dei ricavi pari al 3,4 per cento e un Ebitda margin medio pari al 4,69 per cento.

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