Quantcast

Guido Crosetto: «La politica economica del Governo Draghi? Io non ho visto ancora nulla»

Intervista con l'ex parlamentare di FdI: «Sono preoccupato dai costi delle materie prima e per come si sta affrontando la transizione ecologica, senza alcuna visione»

6 Novembre 2021

Francesco Condoluci
Crosetto: «Questo momento bucolico finirà. E il Governo Draghi non ha fatto nulla per il futuro»

«Draghi? Nella sua politica economica, non vedo alcuna indicazione chiara né alcuna innovazione né discontinuità con i governi che l’hanno preceduto. Per certi versi è stato più innovativo il Governo Renzi». Guido Crosetto – ex parlamentare dal lungo cursus honorum, oggi imprenditore di successo ed opinionista “ascoltato” nel mondo della politica e dell’economia – non parla a nome del partito, Fratelli d’Italia (l’unico oggi all’opposizione del governo Draghi) che ha contribuito a fondare sì, ma da cui ha saputo anche dissociarsi, quando necessario. I giudizi su Draghi restano tranchant, ma la questione ideologica qui non c’entra nulla. È che il clima positivo che c’è attorno al governo e nel Paese proprio non lo convince: «Stiamo solo vivendo una situazione inedita post-pandemia – dice – per l’economia è un momento drogato e per la politica, che in questa fase non ha il problema di tagliare ma di spendere, è tutto più facile. Ma questo momento bucolico finirà e non mi pare che si siano costruite le condizioni necessarie per affrontare il futuro. Nelle riforme non ho visto nulla di “disruptive”. Purtroppo. Eppure, questo governo, con la maggioranza al 95%, ha praticamente un potere assoluto».

Crosetto, che giudizio ha della politica economica del Governo Draghi?

«Beh, se la devo dedurre dalla Finanziaria, francamente non vedo particolare innovazione rispetto agli anni precedenti. Sulla politica industriale, ad esempio, non c’è nessuna indicazione chiara. E lo stesso vale per l’energia, le infrastrutture, i trasporti, le linee di comunicazione, il 5G. Mi pare che per adesso quello di Draghi sia un governo che amministra giorno per giorno, le pare? Non ho ancora visto scelte strategiche di medio o lungo termine. Penso che si faranno, ma per adesso non si vedono».

 Nella prossima manovra ci saranno 8 miliardi stanziati per ridurre il prelievo fiscale a fronte di 8,5 per rifinanziare il reddito di cittadinanza: questi numeri, anche se in piccolo, ci dovrebbero dire qualcosa?

«Quello che dicevo prima: ci dicono che non è cambiato nulla rispetto alle precedenti Finanziarie. Non mi pare ci sia una discontinuità, così come non c'è nelle storie personali di Conte, Draghi o Renzi. Anzi, forse per certi versi c'era più innovazione nel governo Renzi».

Da imprenditore, che politiche si aspetterebbe dal governo?

«I problemi delle imprese italiane sono gli stessi di cui parlavo prima: la burocrazia, il fisco, il costo dell'energia. Sono tutti problemi che riguardano anche le aziende. Così come il fatto di non avere una legislazione che consenta di utilizzare gli strumenti finanziari che utilizzano tutti gli altri Paesi per i loro sistemi industriali e delle imprese. Faccio un esempio stupido: in Lussemburgo chiunque vuole aprire un fondo lo apre. In Italia non è possibile, per cui chi deve pensare alla sede della propria società, pensa all’Olanda, Lussemburgo, Uk. Nessuno pensa all'Italia. Questi sono temi che qualunque governo dovrebbe porsi. Detto ciò, anche se è banale, aggiungo quello che tutti sanno: il costo del lavoro e il costo dell'energia sono due questioni di cui non si può non tenere conto».

Eppure, le voci che si alzano a contestare il governo sono veramente isolate.

«Sì, c’è un idillio tra Paese e Governo, ma credo perché in questo momento non si vedono i problemi che normalmente ci sono. Il governo ha il sostegno del 95% delle Camere, per cui il Parlamento non può neanche parlare. Tutto quello che è deciso, viene immediatamente applicato. Io però userei questo momento di potere non ordinario in modo più incisivo. Ecco, mi aspetto qualcosa di più incisivo sulla giustizia, sulla pubblica amministrazione, sulla fiscalità. Su quelle che sono le zavorre del sistema economico, da tutti riconosciute. È il momento di tagliarle. O lo fa Draghi o non lo può fare nessun altro. Così come toccherebbe a lui ridiscutere il modo con cui l'Europa pensa di rimettere in moto i parametri fiscali, che se torneranno uguali a come erano prima tra un anno e mezzo faranno ripiombare questo Paese nelle stesse difficoltà. Visto che è autorevole, la faccia lui questa discussione».

Per il 2022 che scenari si vanno configurando sul piano economico e politico?

«Sul piano politico, lo snodo sarà l’elezione del Presidente della Repubblica, non v’è dubbio. Dal punto di vista economico, io sono preoccupatissimo di quello sta succedendo con le materie prime e di come l’agenda della transizione ecologica che ci siamo dati impatterà sull'economia. Faccio un esempio, per semplificare. Noi stiamo togliendo dal mercato, per il costo della Co2, tutte le aziende che fanno vetro in Europa. Perché la trasformazione della silice è uno di quei processi che producono più anidride carbonica. Ce le troveremo spostate tutte in Turchia e in Tunisia, in Marocco o in Cina nei prossimi anni. Ma nei prossimi anni si calcola che cambieremo il 60% delle dei serramenti europei! E siccome i serramenti hanno notoriamente bisogno di vetro lo dovremo importare da fuori. Si rende coto dell’assurdità? Stiamo affrontando senza alcuna capacità di visione, una cosa importante come la transizione ecologica. Ed è tutto così. Questa non è colpa di Draghi, ma Draghi dovrebbe portare un po' di buon senso all'interno della burocrazia europea che, ad esempio, sul tema sembra aver perso completamente la testa. Per non parlare dell'impatto che avrà sull’automotive e sull'economia italiana, questa tempistica che ci si è dati per le auto elettriche»

Dice? Eppure, nel Paese, con il Covid in calo, il PNRR in arrivo e il prestigio del premier, sembra esserci un clima di inusitata euforia…

«Intanto c’è da dire che stiamo vivendo una situazione strana che non ha precedenti: quella di un Paese che non deve tagliare. È l’effetto della pandemia sulla politica, prima in ogni Finanziaria si doveva tagliare qualcosa e aggiustare i conti. Invece adesso siamo in un periodo in cui, come nel resto dell’Europa, non si deve tagliare ma, anzi, il problema è spendere. Quindi diciamo che è un momento drogato per l'economia. Ma anche per la politica, perché uno dei compiti più difficili negli ultimi anni è stata quella tenere sotto controllo i conti. Quando non hai quel problema, e tutto sommato devi solo amministrare l'esistente, è molto più facile. Ma prima o poi questo clima passerà. Già ci stanno pensando i liberali tedeschi a chiedere conto di quando ripartiranno i parametri per la riduzione del debito. Questo momento bucolico è destinato a cessare e non mi pare che abbiamo costruito gli strumenti per affrontare quella prospettiva in modo migliore rispetto a prima. La riforma della pubblica amministrazione, la riforma fiscale, la riforma della burocrazia. La riforma della giustizia. Io non ho visto scossoni. Anzi, per usare un termine che si usa in tecnologia, non ho visto nulla di “disruptive” purtroppo. E questo nonostante il governo si trovi nelle condizioni in cui nessuno si potrà mai ritrovare: con una maggioranza al 95%, un potere quasi assoluto, potrebbe fare qualunque cosa. Mi auguro la faccia».

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Economy

Caratteri rimanenti: 400