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Cloud: i CIO puntano a un’integrazione progressiva

Costi, skill e sicurezza sono i tre blocker da superare

26 Ottobre 2021

Redazione Web
Focus sulle platform companies, tra cloud e social media

Il Cloud Computing mette a disposizione, attraverso la rete, risorse IT flessibili, scalabili e competitive così da rappresentare l’elemento chiave della digitalizzazione della nuova rivoluzione industriale. Tuttavia, anche tra i CIO che stanno già utilizzando le applicazioni cloud, permane una cautela verso una completa migrazione verso la nuvola: secondo i dati Aused 1 su 3 non l’ha ancora programmata.
 
Questo il quadro emerso nel corso dell’evento “Cloud: don’t panic”, organizzato da Elmec Informatica e Deloitte con 24Ore Eventi, attraverso l’analisi sviluppata da Aused (Associazione Utilizzatori Sistemi E tecnologie Dell’informazione).
Il sondaggio è stato condotto su un campione di 32 CIO di aziende medio-grandi, parte del gruppo Be The Change di Aused, che hanno già avviato il proprio percorso verso la trasformazione cloud: il 97% ha già adottato almeno un’applicazione in tal senso.
Quasi due CIO su tre, pari al 64%, punta a una migrazione dei propri sistemi sul Cloud utilizzando, nell’80% dei casi, una soluzione Hybrid Cloud.
Pur trovandosi ampiamente a proprio agio con questo genere di tecnologia, permane un approccio improntato alla cautela generato da una percezione della complessità della migrazione al cloud (per il 47% è abbastanza complessa, per il 31% è estremamente complessa). Per questo, il 97% punta a una migrazione progressiva anziché a un cambiamento radicale nel breve termine.
 
“Il cloud è percepito come un percorso, non come un punto di arrivo, attraverso un’adozione progressiva che assicuri una sostenibilità sia dal punto di vista operativo, che dei costi. La governance della migrazione, coinvolgendo le varie business unit di un’azienda, è un fattore sempre più importante: ad esempio, a livello di gestione dei costi, richiede il passaggio da una gestione basata su investimenti, a quella basata sulla gestione di costi operativi” afferma Alessandro Caleffi, consigliere di Aused.
 
La top 3 dei fattori che determinano la cautela verso la migrazione è, infatti, guidata dal fattore costi, avvertito dal 42%; al secondo posto figura la mancanza di skill adeguate o di una cultura aziendale pronta a questo passaggio, avvertita al 33%; la sicurezza informatica è invece un fattore sentito dal 12% degli intervistati.
 
L’opzione per un hybrid cloud è poi dettata da 5 rischi percepiti dei confronti del Public Cloud puro: dipendenza dai cloud service provider (segnalata dal 28% del campione); mancanza di skill, indicata dal 23%; le criticità dell’integrazione con i sistemi aziendali sviluppati negli anni precedenti, i cosiddetti sistemi legacy (per il 20%). Seguono poi: il timore per la sicurezza dei dati e delle applicazioni (un rischio per il 14% del campione) e l’impatto sull’operatività (avvertito dall’11%).
 
Nicola Ciniero, board member di Elmec Informatica delinea anzitutto una questione di metodo: “La crescita della fiducia verso i vantaggi offerti dal cloud necessita di tempo e di passaggi per fasi. Per questo abbiamo sviluppato l’approccio Cloud Best: sfruttiamo sempre la migliore opzione per ogni singola applicazione, tenendo conto di tecnologia e performance. Le soluzioni possono così poggiare sulle maggiori piattaforme di Public Cloud (come AWS, GCP ed Azure) oppure sul nostro Green Data Center proprietario - con livello di sicurezza Tier IV e servizio tecnico 24/7 - o su quelli delle aziende stesse permettendo una gestione completa sia delle applicazioni di business, che dei sistemi”.
Nicola Ciniero aggiunge: “I sistemi cloud sono il principale antidoto allo sviluppo dell’economia basata sul furto dei dati: consentono di evitare quegli errori umani che spesso portano all’introduzione di una minaccia nei sistemi delle aziende. Al tempo stesso, lo sviluppo del cloud europeo Gaia-X offrirà alle aziende la certezza che i propri dati risiedano in Europa, ottenendo quella tutela della privacy, degli accessi e dell’utilizzo garantite dalle normative europee”.
 
Michele Paolin, Cloud Migration & Managed Services Leader, Partner Deloitte Consulting, mette in luce l’orizzonte finale della migrazione verso una soluzione cloud: “Lavorare con i dati consente di analizzare KPI e processi, per arrivare ad elaborare decisioni efficaci ed aumentare la propria competitività sul mercato. Questo vantaggio è il fattore che mette in moto la migrazione verso il cloud. Il percorso può essere fatto per fasi successive. Proprio per questo Deloitte, forte delle competenze acquisite e di un network nazionale e internazionale, intende accompagnare le aziende nella migrazione consapevole sia degli aspetti tecnologici, che di quelli legati ai cambiamenti organizzativi, senza dimenticare i nuovi modelli operativi e la cyber security. Dedichiamo poi particolare attenzione all’impatto contabile e fiscale della migrazione verso soluzioni cloud, che può essere agevolata dai crediti d’imposta previsti dal Piano Transizione 4.0, garantiti dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR)”.

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