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Il mondo cooperativo
si rafforza col fondo

Coopfond gestisce il fondo mutualistico alimentato dagli aderenti a Legacoop. Ecco come funziona e quali progetti finanzia. Intervista al direttore generale Simone Gamberini

22 Ottobre 2021

Marina Marinetti
Il mondo cooperativosi rafforza col fondo

Simone Gamberini, direttore generale di Coopfond

C'era una volta la decima, oggi c'è il 3%. Che però non si versa alla Chiesa, ma a Coopfond, il fondo mutualistico per la promozione cooperativa. A pagarla, ogni anno, sono 2.304 cooperative aderenti a Legacoop. Così oggi Coopfond ha un patrimonio di 457 milioni di euro e nell'ultimo esercizio ha finanziato 106 interventi. «Coopfond agisce per promuovere, rafforzare ed estendere la presenza cooperativa all’interno del sistema economico nazionale, con preferenza per i progetti finalizzati all’innovazione tecnologica, all’incremento dell’occupazione e allo sviluppo del Mezzogiorno», spiega a Economy il direttore generale (da gennaio 2020) Simone Gamberini, che è anche vicepresidente di Cooperare spa e membro del Cda di Coop Alleanza 3.0, dopo essere stato direttore generale di Legacoop Bologna dal 2015 al 2019. «Per farlo», continua Gamberini, «Coopfond sostiene la nascita e lo sviluppo di nuove cooperative, obiettivo per il quale è nato il programma Coopstartup; piani di investimento nelle cooperative esistenti, sia per uscire da situazioni di difficoltà, sia per cogliere opportunità di sviluppo; processi di fusione e integrazione tra cooperative per raggiungere una soglia dimensionale capace di assicurare un posizionamento migliore sul mercato; la rinascita in forma cooperativa di imprese fallite o in liquidazione, attraverso il fenomeno dei workers buyout».


Facciamo un riassunto delle puntate precedenti: come nasce il fondo mutualistico?

Coopfond è stato costituito in base alla legge n. 59 del 31 gennaio 1992 per la promozione e lo sviluppo della cooperazione. È una società per azioni, con un capitale sociale di 120.000 euro, interamente detenuto da Legacoop Nazionale. La società non opera con il pubblico ed è sottoposta alla vigilanza del Ministero dello Sviluppo Economico. Coopfond gestisce il Fondo mutualistico per la promozione cooperativa alimentato soprattutto dal 3% degli utili annuali di tutte le cooperative aderenti a Legacoop e, in seconda battuta, dai patrimoni residui di quelle poste in liquidazione e dagli utili di gestione. Promuove dunque lo sviluppo della cooperazione utilizzando unicamente risorse generate al suo interno. Coopfond fa vivere così il valore della mutualità, con risorse generate da cooperative grandi che vanno alle piccole, da cooperative esistenti che vanno ad imprese che devono nascere, da cooperative del nord che vanno a cooperative del sud.


Come funzionano i cosiddetti "interventi rotativi"?

Una quota minore delle risorse viene utilizzata per interventi stabili a favore di strutture di sistema, che lavorano a servizio di tutta la cooperazione, per erogazioni a fondo perduto a sostegno di iniziative particolarmente meritorie, per bandi (Coopstartup, Coop 2030). Coopfond agisce però, principalmente, attraverso interventi rotativi, che poi vengono rimborsati dai beneficiari permettendo di realizzare nuovi interventi. Gli interventi rotativi possono consistere in finanziamenti, anche in partnership con altri istituti convenzionati, o in partecipazioni temporanee nel capitale delle cooperative, solitamente in occasione di aumenti di capitale (il contributo di Coopfond non deve superare – salvo eccezioni che devono essere giustificate – l’ammontare delle risorse investite dai soci della cooperativa: sostanzialmente il Fondo arriva a raddoppiare quanto ci mettono i soci di tasca propria).


Ci fa qualche esempio?

Rimanendo all’ultimo anno, sono entrati nel vivo i progetti finanziati con il bando Coop2030, come il servizio per individuare gli stati mentali a rischio e/o psicotici nei più giovani della cooperativa sociale Spazi Nuovi o la realizzazione di un villaggio Alzheimer portata avanti dalla cooperativa Genera. Sono proseguiti gli interventi del programma Coopstartup, che agisce tramite bandi, con la premiazione e il sostegno di 6 nuove coop a Modena e Ferrara, 4 in Friuli Venezia Giulia, 5 tra Reggio Emilia e Piacenza ed altrettante in Sardegna; la presentazione di 26 progetti in Veneto; il via al primo bando in Abruzzo. In particolare il finanziamento dei progetti che si sono aggiudicati il bando Coopstartup Rigeneriamo Comunità (per creare nuove cooperative di comunità nelle aree interne del Paese) ha portato alle prime realizzazioni, dall’apertura di una bottega nel borgo di Vaccarizzo all’inaugurazione dell’Ecovillaggio a Pietrelcina. In questi nove mesi del 2021 sono stati sostenuti anche due nuovi workers buyout, Reno Fonderie sull’Appennino bolognese con 18 soci e Next, il primo in Calabria, che ha salvato altri 18 posti di lavoro. Attualmente il Fondo sta accompagnando 13 domande di altrettanti potenziali workers buyout, in settori che vanno dalla produzione motori all’editoria, dal packaging alle acque minerali, passando per la produzione di porte e la ceramica. Accanto agli interventi per sostenere innovazione, sostenibilità e nuove imprese, Coopfond ha sviluppato attività per aiutare le cooperative esistenti a ripartire, lasciandosi alle spalle la crisi. Ha sostenuto così il Piano industriale 2021-23 di Cmb, gli investimenti di AltroMercato insieme a Sefea Impact, gli sforzi di capitalizzazione di Doc Servizi, il piano di sviluppo di Terre dell’Etruria e il progetto per l’internazionalizzazione del consorzio Pangea.


E chi decide quali progetti finanziare?

I progetti arrivano al Fondo da singole cooperative, il più delle volte accompagnate dalle strutture territoriali di Legacoop che forniscono loro anche un supporto per elaborare il piano e la richiesta stessa. I progetti vengono esaminati dai membri della Direzione operativa, il braccio operativo della società, composto dal Direttore generale, che la coordina, e dai 5 direttori delle aree aziendali. Si riunisce periodicamente per analizzare i progetti pervenuti. Questi ultimi, così istruiti, vengono portati in Consiglio di Amministrazione, la struttura di governo di Coopfond, che stabilisce le modalità di finanziamento degli interventi in linea con le indicazioni dell’Assemblea dei soci. È composto da 17 membri (5 donne e 12 uomini), eletti dall’Assemblea dei soci, in rappresentanza dei territori e dei settori Legacoop. Nel valutare i progetti viene utilizzato un doppio rating: a quello finanziario si affianca, infatti, quello relativo alla qualità sociale dell’intervento che diventerà presto rating di sostenibilità, al fine di imprimere un’accelerazione alla transizione verso la sostenibilità delle cooperative che vengono finanziate, premiando i progetti che più e meglio si muovono in questa direzione.


Quali sono le prospettive future?

L’attività di Coopfond si è sempre rivolta verso cooperative e progetti che avevano già un orientamento molto forte alla sostenibilità. In occasione del primo Bilancio di sostenibilità, nella primavera scorsa, sono stati monitorati gli investimenti: ne è emerso che circa il 96% di essi è sostenibile e almeno il 70% si muove in un’ottica di riduzione degli impatti ambientali. Ora con il nuovo piano strategico Coopfond punta a qualificarsi come uno strumento capace di supportare la transizione verso la sostenibilità e la trasformazione tecnologica e digitale del mondo cooperativo. Per accelerare in questa direzione e orientare gli interventi verso la sostenibilità, il Fondo ha acquisito come modello di riferimento l’Impact Management Project, su cui andare a lavorare per identificare gli impatti diretti e indiretti collegati agli SDGs e punta a stringere accordi e partnership con soggetti della finanza d’impatto, aprendo per la cooperazione nuove ed interessanti opportunità di ricevere investimenti anche da parte di soggetti con cui mai era riuscita a lavorare.

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