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ATLETE ED ATLETI CON LA A MAIUSCOLA, ANZI GIGANTESCA

21 Ottobre 2021

Giuliana Gemelli
ATLETE ED ATLETI CON LA A MAIUSCOLA, ANZI GIGANTESCA

MARIO DRAGHI HA INCONTRATO A PALAZZO CHIGI GLI ATLETI ITALIANI CAMPIONI ALLE OLIMPIADI E PARALIMPIADI DI TOKYO 2020

L’’Italia ha chiuso nona nel medagliere della Paralimpiade con un bilancio trionfale: 69 medaglie, di cui 14 ori, 29 argenti e 26 bronzi. La storia delle Paralimpiadi è relativamente recente ed è strettamente intrecciata alle problematiche della riabilitazione, prima per i reduci di guerra con lesioni, poi grazie al dottor Antonio Maglio, del Centro Inail paraplegici, fu possibile a mettere in relazione le Olimpiadi di Roma del 1960, con la realizzazione della prima edizione dei Giochi Paralimpici.

Dobbiamo chiederci che cosa accomuna le vicende umane e i percorsi sportivi, l’impegno senza sosta, le vittorie, le medaglie che brillano sul petto e negli occhi di queste straordinarie persone, nella loro assoluta singolarità. Una possibile risposta ci viene proprio dalla riflessione filosofica e prima ancora dalla poesia. Con “singolarità”, il filosofo Cusinato intende il risultato d’un processo creativo d’individuazione che si concretizza una forma espressiva unica e irripetibile. Ciò che caratterizza la singolarità non è dunque l’identità d’una sostanza, ma l’unicità d’un percorso espressivo. E tale unicità si costituisce in una conversione (periagoge) del posizionamento nel mondo che porta a far breccia sugli orizzonti del senso comune, fino a inaugurare un nuovo inizio. Ancora più in profondità va un altro filosofo, il tedesco, Sloterdijk, che a sua volta si ispira al poeta Rilke, nei versi de Il torso arcaico di Apollo. Le parole che il torso di Apollo, scultura perfetta nel suo essere-mutila, sembra indirizzare allo spettatore che la percepisce con intensità, la dimensione della verticalità, scelta ascetica che presuppone l’esercizio, innanzitutto come superamento della mediocrità e l’emergere di individui all’altezza delle sfide vertiginose: Atleti appunto, senza altre qualifiche, se non un’immensa A, che indica essenzialmente la direzione di un’elevazione, una sorta di Rinascimento somatico - aìskesis - che trova nelle manifestazioni di esaltazione del corpo dell’atleta e di assorbimento estatico verso i fenomeni sportivi, una sua compiuta realizzazione. “Devi cambiare la tua vita” è il titolo dell’opera del filosofo tedesco ed è rivolta a tutti noi e non solo agli atleti paralimpici. E noi, a giudicare dal successo mediatico dei giochi paralimplici, istintivamente o forse solo inconsciamente, sembra che lo abbiamo compreso.

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