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Occupazione femminile, l'allarme di Bussola Italia: siamo 20 punti sotto l'Ue

Un approfondimento sul gender gap e sull'impiego delle donne nel mondo del lavoro con Sonia Malaspina dell’iniziativa civica Bussola Italia

Redazione Web
Manageritalia a sostegno di una legge per chiudere il gender pay gap

La differenza di trattamento, principalmente economica, tra donna e uomo nel mondo del lavoro è oggi al 17%

Nel 2019 l’occupazione femminile in Italia era al 53.1% del totale, molto inferiore a quella maschile, pari al 72,9%. Un dato che la collocava agli ultimi posti rispetto alla media EU. Con la pandemia la situazione è persino peggiorata, visto che secondo l’OCSE nel 2020 l’occupazione femminile è scesa al 48,6%, senza considerare che il fenomeno è estremamente sperequato a sfavore del Mezzogiorno. Con questi numeri non possiamo permetterci di mancare gli obiettivi del PNRR riguardo le pari opportunità. Ne abbiamo parlato con Sonia Malaspina, coordinatrice del team Pari Opportunità dell’associazione Bussola Italia.

Malaspina, di che cosa si occupa Bussola Italia?

Bussola Italia è un’associazione o, come preferiamo chiamarla noi, un’iniziativa civica, la cui mission è quella di sensibilizzare le istituzioni e non solo, riguardo l’importanza delle competenze gestionali, senza le quali anche il piano più bello del mondo non può tradursi efficacemente in realtà. Nello specifico del PNRR ci siamo concentrate sull’analisi dei progetti a supporto delle donne residenti in Italia, di qualsiasi età, che desiderano avviare una piccola impresa. L’analisi offre poi alcuni suggerimenti su come implementare al meglio questi progetti.

 

Quali suggerimenti avete dato in merito?

Partirei da questo: il Next Generation EU ha introdotto delle priorità, ovvero investire almeno il 37% dei fondi ricevuti in misure a favore del clima ed almeno il 20% per la digitalizzazione. Ora, sebbene la parità di genere sia una priorità trasversale, suggeriamo per prima cosa di prevedere interventi per promuovere l’occupazione femminile anche in questi settori fortemente finanziati, altrimenti l’impatto maggiore sarebbe a favore dell’occupazione maschile, con il risultato paradossale di ampliare ancora di più il gap occupazionale di genere. Oltre a questo suggeriamo anche altre azioni specifiche, come la segmentazione della platea dei beneficiari in bacini il più possibile omogenei e la creazione di un insieme di costi standard unitari dell’accompagnamento imprenditoriale individuale. Abbiamo poi integrato l’analisi con lo studio di provvedimenti similari contenuti nel PNRR, in modo da suggerire possibili sinergie in fase di implementazione.

 

Quali sinergie sono possibili secondo voi?

Ad esempio in altre Missioni – sorta di capitoli – del PNRR sono previsti progetti destinati a minori, anziani e persone con disabilità, come ad esempio potenziamento dei servizi di asili nido e rafforzamento servizi di prossimità e supporto all’assistenza domiciliare. Tutti provvedimenti tesi ad alleggerire il carico di cura che oggi ricade prevalentemente sulle donne, spesso non retribuito e non riconosciuto. Riteniamo importante che i gruppi dei beneficiari definiti per gli investimenti vengano condivisi in modo sistematico e puntuale tra le amministrazioni responsabili degli investimenti contigui allo scopo, in modo da determinare la convergenza di una parte di questi investimenti complementari sui bacini dove il tasso di occupazione femminile è più basso e fornire un ulteriore contributo a incrementarlo.

Inoltre l’attuazione degli investimenti porterà all’emersione di nuova occupazione come badanti, caregiver ecc… e il potenziamento della rete sociale di assistenza con la conseguente creazione di nuova occupazione. L’effetto delle misure si moltiplicherà e occorre attuare un’accurata metodologia di misurazione. Infine sarebbe auspicabile introdurre un meccanismo di dialogo con le comunità locali prima di potenziare i servizi, così da coprire in modo appropriato e mirato le esigenze a seconda dei territori.

 

Secondo lei siamo pronti per affrontare la sfida del PNRR?

Senza dubbio, il nostro è un Paese dalle risorse straordinarie ma occorre procedere in modo rapido e attento al tempo stesso. Per questo motivo come Bussola Italia pensiamo ad esempio che sarebbe utile inserire delle forme di progetto pilota, così da essere certi che l’investimento a sostengo dell’imprenditoria femminile segua la roadmap prevista e produca i risultati attesi. Proponiamo insomma una sorta di rodaggio. Non dimentichiamo che l’intervento ha un’attuazione fino al 2026 e come detto copre una platea molto ampia di possibili beneficiari, per questo motivo fare un rodaggio dell’investimento ci consentirebbe di monitorare più da vicino l’attuazione del piano e introdurre eventuali piccoli correttivi in corso d’opera e senza grosse difficoltà.

Allo stesso modo occorrono interventi normativi come quello che regola la certificazione di genere all’interno delle aziende, collegato a meccanismi di premialità per le imprese che vi aderiscono. Ma questo non basta perché gli interventi normativi devono essere accompagnati da una nuova visione culturale affinché la certificazione di genere sia vissuta come leva che genera valore e non come obbligo.

 

Quali sono i prossimi passi?

Vorremmo confrontarci con le istituzioni e gli enti preposti all’implementazione del PNRR, così da offrire il nostro contributo da cittadini che amano il proprio Paese. Bussola Italia è composta da professionisti con esperienze importanti in vari campi dell’economia e della vita civile, perché non metterle a disposizione? A questo proposito se me lo consente vorrei ringraziare gli altri componenti del gruppo di lavoro Pari Opportunità, Fausta Paolini e Gabriella Pappadà che con me hanno aderito a questa iniziativa mettendo a disposizione un po’ del loro tempo e del loro sapere, così come Stefano Cianchi, che ha coordinato tutti i gruppi di lavoro e ovviamente Domenico Zaccone, il Coordinatore e Portavoce di Bussola Italia.

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