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Ned, l'utility milanese che ha deciso di diventare... grande

L'azienda fornisce il gas ai comuni dell'hinterland meneghino. Ma dimostra di avere le idee chiare quando si parla di futuro, partendo dall'idrogeno

30 Settembre 2021

Sergio Luciano
Ned, l'utility milanese che ha deciso di diventare... grande

Il grande gioco delle “utilities” – le aziende, quasi sempre pubbliche che gestiscono i servizi essenziali come la distribuzione dell’energia o dell’acqua – sembrerebbe mutuare alcune dinamiche del mondo del web: se non conti a milioni i tuoi utenti, non esisti. Ma non è così: alcune esperienze eccellenti dimostrano il contrario. Non al punto da dire “piccolo è bello” ma sicuramente “piccolo si può”. Crescendo.

È il caso della Ned, un’azienda di distribuzione del gas controllata dai Comuni di Rho (in maggioranza) insieme con quelli di Garbagnate e Settimo Milanese. Con 63 mila utenti allacciati nel proprio territorio, l’azienda intende crescere e si candida con autorevolezza a un gioco di primo piano nella prossima campagna di gare pubbliche. «Anche perchè abbiamo cercato e trovato, nel nostro percorso, una banca che ci ha capiti, dato fiducia e sostenuti», spiega Mauro Orsini, direttore generale di Ned ed anche della società gemella, ma indipendente, Net, che si occupa di teleriscaldamento.

«Questa banca è Illimity – precisa il manager – e insieme abbiamo costruito un bel deal. Un accordo innovativo e molto specifico per il settore: abbiamo trovato una soluzione efficace per finanziarie gli ultimi anni delle concessioni di cui siamo attualmente titolari, con un modello disegnato ad hoc. La banca ha capito bene il nostro business ed ha sostenuto le nostre esigenze. Ora possiamo giocare fino in fondo la nostra partita per lo sviluppo».

Ma andiamo con ordine, partendo dal giusto momento di “start”: «Quando è scattato l’obbligo dell’unbundling (cioè la distinzione tra produzione e vendita del gas, ndr) la società di vendita ha continuato a chiamarsi “Nuovenergie” mentre noi abbiamo cambiato denominazione, in Ned reti distribuzione gas, continuando ad occuparci della distribuzione – ricostruisce Orsini – Siamo al 100% di proprietà pubblica ma questo non ci impedisce certo di essere efficienti». Secondo il manager, un forte motivo di interesse economico verso una società come quella che dirige «risiede proprio nel fatto di essere pubblica e di essere utility. Io credo che le società come la nostra, di dimensioni medio-piccole ma di grande efficienza, rappresentano un grande valore inespresso per il settore. Andrebbero tutte sviluppate con l’obiettivo di procedere ad aggregazioni successive, soprattutto in aree densamente popolate da aziende come la Lombardia o il Veneto…».

C’è un modello ben riuscito in questo senso, ed è Ascopiave, l’azienda pubblica (controllata da ben 90 Comuni) che da Pieve di Soligo è giunta, attraverso aggregazioni successive e poi un accordo strategico con Hera, a servire oltre 770 mila utenti. «E non a caso appunto, con Ascopiave abbiamo sottoscritto un accordo di partnership in vista delle prossime gare nel nostro territorio», sottolinea Orsini.

Già: perché Ned ha forti ambizioni strategiche: «Gestiamo i nostri gasdotti per raggiungere 63 mila utenti e fatturiamo circa 11 milioni di euro, quindi secondo il ranking dell’autorità per l’energia, l’Arera, siamo un’azienda di medie dimensioni», prosegue il manager. Quest’attività è regolata dal cosiddetto “decreto Letta”, che 21 anni fa avviò la liberalizzazione del settore introducendo il criterio delle gare periodiche per l’assegnazione del servizio, con il collegato, complesso meccanismo degli indennizzi per gli operatori uscenti. «Le attuali concessioni resteranno nostre fino al 2023 in virtù delle gare che abbiamo vinto a suo tempo, nella precedente tornata di assegnazioni», sottolinea Orsini. Che però, orgogliosamente, aggiunge un particolare-chiave: «La distribuzione del gas, secondo l’attuale ordinamento che è, concettualmente, molto avanzato, ha due obiettivi: il primo è immediato, cioè ammodernare costantemente le reti, e non limitarsi a svilupparle: e insieme, digitalizzarle. Il secondo obiettivo sarà quello di utilizzare le reti anche per il trasporto e la distribuzione di altri gas che verranno. Innanzitutto, l’idrogeno. Rivestendo così un ruolo attivo, e cruciale, nella transizione energetica appena iniziata. E noi intendiamo impegnarci molto in questo senso, con una gestione dinamica e innovativa, non certo orientata al mero risparmio».

E l’idrogeno? Davvero una rivoluzione tecnologica così radicale può essere preparata anche da un’azienda che fattura 11 milioni? «Assolutamente sì – risponde Orsini – tutti possiamo e dobbiamo contribuire, e appena possibile ci candideremo a iniziare dei test anche sui nostri gasdotti. E proprio nel nostro territorio, è stato da poco sperimentato l’utilizzo dell’idrogeno miscelato al gas naturale per applicazioni industriali. Un importantissimo progetto Snam – quindi siamo nell’ambito del trasporto del gas, non della distribuzione - per capire fino a che punto l’idrogeno può essere miscelato al metano ed essere quindi trasportato e impiegato per usi finali industriali». E questo nonostante al momento l’idrogeno abbia costi non competitivi con le risorse concorrenti: ma nel prossimo futuro certamente i costi si abbasseranno e l’impiego di quel gas aumenterà.

«Per fare bene il nostro mestiere e, insieme, investire in questo genere di innovazioni – riassume ancora Orsini – abbiamo ovviamente l’obbligo di essere molto più efficienti di un’azienda di dimensioni maggiori: altrimenti, non staremmo in piedi. L’efficienza che si realizza in queste aziende si ottiene soprattutto utilizzando al meglio il capitale umano. Si consideri che noi occupiamo personale, in relazione agli utenti serviti, in numero significativamente ridotto rispetto ai livelli standard generalmente indicati dall’Autorità come obiettivo. Ed è prevalentemente personale tecnico, alla cui competenza è legata l’identità profonda della nostra azienda, mentre esternalizziamo i pur importanti servizi non-core come quelli di staff (contrattualistica, legale etc.) tenendo all’interno i ruoli tecnici e operativi: “Se si tratta di metter mano a un contatore ci muoviamo sempre noi, per capirci. E questo modello funziona!”».

Ed è in questo quadro, ed in prospettiva guardando alle prossime gare per la gestione del servizio nei nostri Atem, che si inserisce l’accordo tra Ned e Illimity. «Con la banca fondata da Corrado Passera – racconta Orsini – abbiamo acceso tre linee di credito: una va a rifinanziare il debito esistente; un’altra il piano degli investimenti che abbiamo elaborato per completare le attività da oggi fino alla fine delle concessioni; e infine una linea revolving per far fronte agli obblighi derivanti dalla nostra partecipazione, come soggetto obbligato appunto, al mercato dei titoli di efficienza energetica”. Ogni anno le aziende concessionarie del servizio di distribuzione sono tenute ad acquisire titoli di efficienza energetica che verranno rimborsati a fine anno: ciò comporta un importante impiego di capitale che di solito le aziende medio-piccole non hanno: “Ecco, anche in questo senso l’accordo con Illimity è molto specifico per noi e per la nostra attività», spiega Orsini: «E con esso abbiamo disegnato un modello che secondo me sarà facilmente replicabile per le future nuove concessioni su base Atem. Sono infatti 177 gli ambiti in Italia, con concessioni che avranno 12 anni di durata per un valore complessivo di investimenti che in molti stimano superiore a 20 miliardi di euro…»

«Ci stiamo attrezzando per competere alla grande, con tutte le ambizioni possibili anche grazie all’accordo con AP Reti gas del gruppo Ascopiave. Noi Ned, congiuntamente con la società Aemme Linea Distribuzione di Legnano, Magenta e Abbiategrasso, e appunto Ascopiave, parteciperemo alle gare Atem Milano 2 e Milano 3. Insieme andremo a partecipare alle gare per essere competitivi e vincere, ed è chiaro che ci approvvigioneremo di risorse finanziarie anche sul mercato. Il modello della collaborazione avviata con Illimity è in questo senso importantissimo, non soltanto per noi perché permetterà anche ad operatori più piccoli di poter competere nelle gare Atem. Se le banche non capiscono i processi sottostanti, non solo gli operatori medio piccoli ma anche alcuni di quelli medio-grandi rischiano di scomparire».

Se invece i finanziatori entrano nel merito delle dinamiche di questo mercato, per com’è regolato oggi, scoprono, ad esempio, che la garanzia sul valore di riscatto delle reti che gli operatori subentranti in quanto vincitori delle gare devono corrispondere agli operatori uscenti, è una garanzia forte e affidabile”.

E così Ned si avvia alla sfida del 30 settembre prossimo, quando inizierà la prima gara, con le necessarie manifestazioni d’interesse. «Avremo all’attivo l’importantissima esperienza degli oltre 10 milioni di euro di finanziamento ottenuto da Illimity e la consapevolezza di star vivendo un’esperienza pilota – conclude Orsini - un’iniziativa aggregata, imperniata su una nuova cultura del servizio pubblico, e soprattutto sostenuta dalla qualità del capitale umano».

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