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La tecnologia rende il lavoro a somministrazione più interessante anche per le pmi

Il caso di iziwork, azienda francese che è sbarcata in Italia alla fine del 2020 e che ha già raggiunto importanti obiettivi

Marco Scotti
La tecnologia rende il lavoro a somministrazione più interessante anche per le pmi

A gennaio ha chiuso un round globale da 35 milioni di euro grazie a una mission precisa: rivisitare in chiave digitale ogni processo dei servizi offerti delle agenzie di lavoro a beneficio dei candidati e delle aziende nell’ottica del lavoro a somministrazione. È l’idea di Iziwork, piattaforma fondata in Francia a settembre del 2018. La tecnologia è un valido alleato: dalla fase dell’on-boarding, possibile in soli due minuti attraverso l’app sullo smartphone, al reclutamento che utilizza l’intelligenza artificiale per suggerire il profilo più idoneo in meno di 4 ore partendo da una prequalificazione automatizzata dei profili; fino alla gestione amministrativa completamente digitalizzata, dai fogli di presenza alle buste paga, riducendo nettamente la possibilità di errori.

«Vogliamo offrire un servizio migliore – ci spiega Pierluigi Lauriano, managing director di Iziwork in Italia, dove è arrivata alla fine del 2020 – e abbiamo già hub attivi in tutta Italia. L’Italia è un Paese composto prinicipalmente da pmi, abbiamo bisogno di avamposti commerciali per raggiungerle tutte». I primi due hub sono stati aperti a Brescia e a Torino, poi hanno fatto seguito altri due in Emilia Romagna. Ora i riflettori sono puntati soprattutto su Pordenone, Verona e Padova.

«Abbiamo la fortuna – aggiunge Lauriano – di avere un modello innovativo che incuriosisce molto. Questo ci dà la possibilità di essere testati e riusciamo quindi sul campo a dimostrare la validità della nostra value proposition. In nove mesi sono oltre 200 le aziende che ci hanno scelto, con un migliaio di lavoratori a somministrazione». Iziwork è molto competitiva anche sul lato dei costi, e questo grazie a una politica fatta di strutture più agili che consentono di abbassare il prezzo. L’obiettivo del 2021 è di riuscire a fatturare 30 milioni, “rosicchiando” quote di mercato a quegli operatori storici che hanno rappresentato i player principali del mercato.

«Noi restiamo una tech company – aggiunge Lauriano – e di conseguenza l’investimento più significativo che profondiamo è quello in ricerca e sviluppo. A livello di gruppo siamo attivi in Francia e Italia, ma ora vogliamo aprirci a nuovi Paesi europei e stiamo lanciando un hub tecnologico ad Amsterdam. Dall’inizio della nostra avventura, tre anni fa, abbiamo raccolto complessivamente 55 milioni di euro».

Tornando all’Italia, il modello proposto da Iziwork è sicuramente efficace. Quando è partita la branch nostrana, infatti, erano in 7. Oggi, a distanza di meno di un anno, le risorse sono 70 con l’obiettivo di raddoppiare il numero di lavoratori nel più breve tempo possibile. Ma che mercato è quello italiano, specie alla luce della pandemia da Coronavirus? «Speriamo – conclude Lauriano - che le prospettive si mantengano sugli standard che stiamo vedendo ora: siamo in un momento di grande crescita perfino rispetto al 2019. L’industria è quella che in questo momento sta ripartendo con maggiore vigore, tutto ciò che è produzione è ormai lanciato. Prevediamo per il mese di settembre un incremento del 30% rispetto a luglio. Parliamo del breve termine perché gli imprenditori hanno un orizzonte temporale limitato. E la somministrazione rappresenta una risposta perfetta».

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