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La leadership femminile
spiegata bene. O quasi

Il rinnovo dei vertici di Aldai Federmanager vede Manuela Biti alla presidenza e una maggioranza di donne dirigenti (6 su 11). Peccato che lo stesso equilibrio di genere non si riscontri nelle aziende...

Redazione Web
La leadership femminilespiegata bene. O quasi

Manuela Biti, presidente di Aldai-Federmanager

ALDAI-Federmanager si tinge di rosa, quasi fucsia, dopo la serie di nomine che portano ai vertici della principale associazione territoriale italiana dei manager d’industria una governance prevalentemente al femminile, a cominciare dal presidente per il triennio 2021-2023, Manuela Biti, e, a seguire, i due vicepresidenti: Sara Cristiana Laquagni e Mino Schianchi e il tesoriere Carmen Spiazzi. Allo stesso modo la Giunta esecutiva è composta da una maggioranza di donne dirigenti (6 su 11). I tempi cambiano dentro e fuori le associazioni. Anche recenti ricerche sulle imprese e sulle posizioni manageriali confermano questo trend. Tra i fondatori di nuove imprese, secondo l’indagine svolta dal Consorzio interuniversitario AlmaLaurea in collaborazione con Unioncamere e DiSA, gli uomini rappresentano il 53,9% mentre le donne il 46,1%. Riscontri analoghi emergono anche dall’indagine relativa al primo semestre 2021 di Unioncamere: le nuove imprese sorte nel periodo a prevalenza femminile sono in crescita in Lombardia del 38,8% e quasi il doppio, +76,4%, le società di capitali, con una altrettanto significativa la crescita di imprese a maggioranza under-35: + 46,7% e + 75,9% nelle società di capitali.

Tuttavia, se guardiamo al campione complessivo delle aziende, il gender gap rimane evidente, e non solo in Italia. Secondo dati Istat nella UE solo il 33 % dei manager  nel 2019 erano donne e in nessun paese europeo supera il 50 %: la quota maggiore si osserva in Lettonia (46 %), Polonia (43 %), Svezia e Slovenia (40%), mentre in Italia siamo solo al 28%. Ma i dati vanno per letti in serie storica e la crescita della popolazione femminile è comunque evidente. Economy ha intervistato il neo-presidente di ALDAI-Federmanager, Manuela Biti, un trascorso di oltre 30 anni ai vertici di IBM Italia, per avere il suo punto di vista sul peso del management femminile nell’industria. «La crescita di peso all’interno delle aziende nei ruoli manageriali e di vertice della popolazione femminile – osserva Biti - è innegabile e si riconferma di anno in anno, soprattutto nella popolazione più giovane, E va di pari passo con un alto livello di scolarizzazione, dato che risultano una quota maggiore di laureati donne rispetto a uomini».


Per un riequilibrio di genere dobbiamo quindi puntare sui più giovani…

«Ho iniziato il mio mandato di presidente a inizio luglio proprio con il Premio Giovane manager 2020 Semifinale Lombardia, un evento che ha designato i migliori undici giovani manager della Lombardia. I giovani sono il futuro del nostro Paese e del suo sistema economico e non possiamo che guardare a loro con fiducia e rispetto. Personalmente, mi impegnerò in modo particolare per attuare politiche di incentivazione a favore di un ricambio generazionale nelle aziende».


Che cosa servirebbe, secondo lei, per portare un effettivo equilibrio di genere ai livelli manageriali?

«Le cosiddette quote rosa rappresentano spesso uno strumento inevitabile per smuovere situazioni molto chiuse e sclerotizzate, ma il tema è un altro ed è quello di una oggettiva valutazione delle capacità e delle competenze. Oggi, il mondo industriale che io rappresento per la categoria dei manager d’industria richiede due profili specifici che sono in realtà complementari: da una parte le soft skill, cioè quelle attitudini e capacità di gestione delle situazioni e delle relazioni che rendono il manager idoneo a guidare una organizzazione: attitudini relazionali, lateral thinking, flessibilità, visione e corretta lettura del business e dei trend in atto. Dall’altro lato, la forte spinta all’innovazione e alla trasformazione digitale rendono necessarie in molte posizioni chiave una preparazione di tipo tecnico-scientifico, le discipline STEM. Ebbene, se consideriamo questi due parametri le donne hanno le carte in regola per giocare un ruolo da protagoniste».


In Italia con i laureati STEM non siamo messi benissimo…

«In effetti, scontiamo un ritardo importante con un numero insufficiente di studenti e quindi di laureati in queste specializzazioni. Il che determina, insieme alla carenza strutturale di figure tecniche dagli ITS, il fenomeno del talent shortage ossia l’impossibilità di trovare sul mercato tutti i profili aziendali indispensabili al processo produttivo. Secondo una recente indagine di ManpowerGroup il 69% delle aziende nel mondo dichiara di avere questo problema, in Italia siamo all’85%, il dato più alto da oltre un decennio e quasi raddoppiato negli ultimi 3 anni».

Veniamo da un periodo difficilissimo per l’industria: in che modo la sua associazione può contribuire alla ripartenza del sistema delle imprese?

«Ci aspetta un futuro sfidante, nel quale sarà necessario operare con tempestività per assicurare la ripartenza e la ricostruzione economica e, sotto questo aspetto, il ruolo dei manager è fondamentale. ALDAI-Federmanager come punto di riferimento per la realtà manageriale del territorio deve essere parte attiva di questo processo, facendo rete per aggregarci e offrire servizi mirati agli iscritti, ma anche puntando senza esitazioni a essere un'Associazione laboratorio di idee e di azioni concrete a beneficio non solo della nostra categoria, ma di tutto il Paese».

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