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Imprenditrici under 35: unite facciamo la differenza

Gioco di squadra, innovazione e digitalizzazione fanno il successo dell'impresa 2.0

14 Luglio 2021

Alessandra Lucarini
Imprenditrici under 35: unite facciamo la differenza

“Dobbiamo imparare a fare gioco di squadra, supportandoci, confrontandoci e allontanandoci da ogni forma di competizione e gelosia. Questa deve essere la chiave del successo delle nuove imprenditrici rosa 2.0”. A sostenerlo è Greta Muledda giovane imprenditrice sarda che a soli 28 anni, non solo ha saputo resistere alla crisi-Covid, quadruplicato il fatturato della sua azienda, la “Greta estetica Avanzata” ma ne ha addirittura costituite altre tre, dando vita a una realtà aziendale formata da un network di 3 imprese che insieme creano un universo coerente di servizi nell’ambito dell’estetica, in un’ottica 2.0.

“Gli uomini, da sempre, sono abituati a fare gruppo ed è quello che sto insegnando al mio team. Mi sento come un allenatore di calcio che dà le giuste indicazioni per vincere qualsiasi ‘partita’. Le donne imprenditrici non devono più essere viste come una eccezione ma devono rappresentare un esempio e una fonte di ispirazione per le future generazioni, soprattutto quando instaurano un clima collaborativo, fondato sulla passione e il coraggio comune”, sottolinea la giovane imprenditrice.

E la passione è proprio l’elemento che accomuna molte donne che decidono di fare impresa, un settore che, secondo gli ultimi dati di Unioncamere è in crescita (+0,1%), anche rispetto allo scorso anno e conta oltre un milione e 330 mila di imprese rosa, circa il 22% del totale nazionale. E nonostante l’impatto che l’emergenza sanitaria ha avuto sull’intero tessuto economico del Paese, quando le donne soprattutto se giovani si uniscono e fanno impresa, riescono a ottenere risultati “importanti”, superando qualsiasi ostacolo. Non a caso, proprio i dati di Unioncamere e InfoCamere confermano che nel primo trimestre 2021 le nuove imprese guidate dalle under 35, sono cresciute dell’8,1%.


Ma le donne devono anche puntare all’innovazione e alla digitalizzazione. La storia della Muledda, infatti, pur partendo dalla “Greta estetica avanzata”, società proprietaria di 4 centri estetici di lusso in Sardegna, ha concretizzato il suo successo proprio puntando sull’innovazione, utilizzando solo apparecchiature estetiche all’avanguardia. Successivamente, la Muledda, ha dato vita a una linea di cosmetici Made in Italy di alta qualità, studiati con tecniche innovative, capaci di risolvere in modo rivoluzionario gli inestetismi più comuni e fastidiosi, come l’acne, le smagliature o le macchie cutanee. 


“Oggi il settore dell’estetica necessita di aggiornamento e di innovazione costante, dovuti alla crescente domanda di benessere richiesta dal mercato. Dobbiamo avere la volontà e la capacità di rimanere al passo con i tempi e talvolta anche di anticiparli. Durante la mia carriera lavorativa mi sono dovuta imbattere in numerosi stereotipi associati al settore dell’estetica, a cui viene troppo spesso associato un immaginario frivolo e leggero – ammette la Muledda – a mio avviso è necessario superare idee che ad oggi sono obsolete e dimostrare che si può portare innovazione e digitalizzazione anche nel mondo dell’estetica e che, cosa più importante, a farlo possono essere le donne”.


Il lavoro dell’estetista è caratterizzato da passione, ma anche da studio e formazione. Negli anni la figura professionale si è evoluta rispetto alle possibilità che prima concedeva la legislatura. Adesso l’estetista può avvalersi di macchinari e tecnologie ed è diventata una vera specialista della bellezza.


“Il mio obiettivo e sul quale sto lavorando è quello di portare innovazione e digitalizzazione all’interno del settore, affiancando i centri estetici a 360°. Proprio per questo ho creato una società che offrirà corsi di formazione, workshop di estetica avanzata, servizi di gestione e miglioramento dell’immagine online e in store, fino a un servizio di affiancamento manageriale. Voglio agevolare lo sviluppo dell’imprenditoria femminile e promuovere l’emancipazione e l’autorità della donna all’interno di un clima solidale e non competitivo”, conclude la Muledda.

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