Quantcast

energia, si cambia!

Il gas ha un grande avvenire verde davanti a sé

Intervista con Pier Lorenzo Dell'Orco, a.d. di Italgas Reti: «La rete esistente è già idonea a sopperire al fabbisogno energetico. Dove non potrà arrivare l’elettrificazione, ci siamo noi in una logica di sector-coupling»

Luigi Orescano

Provate a digitare “tubo del gas” su Google: vi ritroverete con 53 milioni di risultati e tante immagini di tubi di gomma, come ne abbiamo visti mille. Se digitate “tubogas” vi ritroverete anche davanti alle foto di un iconico, antico gioiello francese. Ma attenzione, sono fake news. Altro che tubi di gomma e anelli di fidanzamento. Oggi la rete dei gasdotti è uno scrigno tecnologico ad altissima densità di intelligenza artificiale, digitalizzazione e soluzioni d’avanguardia che abilitano al futuro dell’energia: «Anche perché il gas ha un grande avvenire davanti a sé», osserva Pier Lorenzo Dell’Orco, amministratore delegato di Italgas Reti, la principale delle società operative del Gruppo Italgas che gestisce circa 73 mila chilometri di rete, ossia il 35% del totale in Italia. «In tutto il mondo gli esperti considerano il gas strategico per la transizione verso un’economia decarbonizzata – spiega Dell’Orco – la totale elettrificazione non è economicamente né tecnicamente sostenibile. Non sono io a dirlo ma Eurelectric, la principale associazione europea del settore, che per farlo stima 400 miliardi di euro di investimenti nei prossimi 10 anni. E anche la raffica di blackout delle ultime settimane dovrebbe farci riflettere su una scelta di quel tipo».

Invece, col gas?

La rete esistente è già idonea a sopperire al fabbisogno energetico. Dove non potrà arrivare l’elettrificazione, ci siamo noi in una logica di sector-coupling. Preparandoci ad accogliere gas diversi dal gas naturale, verdi e rinnovabili. 

Come diversi?

Le spiego. Partiamo dal biometano. Viene prodotto dalla biodegradazione di scarti essenzialmente organici, quindi a tutti gli effetti è rinnovabile. Ha due pregi: è pressoché identico al gas naturale e nasce da una tecnologia già disponibile. Abbiamo già ricevuto una quarantina di richieste di preventivo informale per il collegamento alla nostra rete da parte di produttori e con 5 siamo alla fase conclusiva. Quindi il biometano c’è e crescerà. L’Italia ha poi oltre 1200 impianti di produzione di biogas per i quali si può prevedere che, alla scadenza degli incentivi intorno al 2027, si trasformino in  impianti di biometano: in questo caso l’Italia potrebbe coprire con il biometano prodotto  oltre il 10% dell’attuale fabbisogno annuo nazionale, quindi dobbiamo essere pronti.

E l’idrogeno?

L’idrogeno arriverà in forze sul mercato tra non meno di 10 anni. Mi riferisco all’idrogeno verde, quello davvero rinnovabile. Giustamente però il ministro Cingolani ha chiesto di lavorare anche con l’idrogeno blu per sviluppare l’infrastruttura. Ma è una tappa di avvicinamento. Il traguardo è l’idrogeno verde, che si produce a partire dall’acqua attraverso l’elettrolisi. Oggi la sua produzione è ancora poco conveniente per due ragioni: gli elettrolizzatori costano troppo e l’energia elettrica da fonti rinnovabili non è ancora disponibile in quantità sufficienti. Ma non basta…

Cos’altro c’è?

C’è il tema dell’adeguatezza delle reti: quelle di ultimissima generazione, come le nostre in Sardegna, sono pronte; nel resto d’Italia stiamo investendo per completare il loro repurposing e upgrade digitale. Sono pochi però a seguire il nostro esempio, specie a livello locale. L’idrogeno ha un terzo del potere calorifero del metano, obbliga all’uso di fornelli bruciatori diversi e all’adozione di adeguate misure di sicurezza. Molti, però, non sanno che in diversi centri urbani fino agli Anni Novanta il cosiddetto gas di città ne conteneva il 30%, quindi le reti sono ingegneristicamente adeguabili. Ma il tema centrale resta quello dei costi di produzione. 

E voi cosa vi riproponete di fare?

Il Pniec ha tracciato la strada. Seguendola riusciremo a rendere la produzione di idrogeno verde economicamente sostenibile. Quando l’Italia sarà riuscita ad aggiungere 40 gigawatt di energie rinnovabili alla capacità di generazione attualmente disponibile, avremo sufficiente energia rinnovabile superando la barriera del costo del kWh. Se vorremo accelerare, dovremo introdurre nuovi incentivi e mirare a economie di scala per ridurre il costo degli elettrolizzatori. Nel frattempo, noi continuiamo a costruire nuove reti, di ultimissima generazione, altamente digitalizzate.

Scusi, ma cosa rende una rete del gas adeguata a distribuire idrogeno?

Innanzitutto la digitalizzazione. L’assetto tradizionale della rete è molto statico: pochi punti di immissione del gas, quelli dal trasportatore nazionale, e attraverso questi punti fluisce il gas naturale, la pressione è in cascata, non faccio che distribuirlo attraverso progressive cadute di pressione. In futuro, avremo lungo la rete di distribuzione anche altri numerosi punti di immissione più piccoli, per esempio quelli del biometano, e avremo vari impianti che produrranno idrogeno e gas sintetico. Sarà essenziale, per questo, avere sotto controllo in tempo reale quel che scorre nei tubi: pressione, portata, qualità della miscela di gas, e all’occorrenza poter intervenire. Se improvvisamente in un impianto di biometano la qualità del gas crollasse, dovremo essere in grado di intervenire subito e soccorrere la rete con un altro flusso dove disponibile. Non a caso Italgas sta investendo sulla digitalizzazione ben 1,4 miliardi!

Ma la rete è all’altezza?

C’è ancora molto da fare. Lo strumento normativo per ammodernare le infrastrutture esiste e sono le gare d’ambito, in cui la stazione appaltante mette a gara fra gli operatori la gestione, scegliendo il meglio in termini di garanzie di sviluppo e ammodernamento. La discriminante quindi sono gli investimenti. Per rendere l’idea, ad oggi, delle 6 gare giunte al termine 4 sono state aggiudicate a Italgas Reti: Torino 1, Torino 2, Belluno e Val D’Aosta. Ebbene, in questi ambiti ci siamo impegnati a fare 800 milioni di investimenti. Se consideriamo che gli ambiti nel Paese sono 177chiunque può rendersi conto che se tutti fossero assegnati metterebbero in moto circa 28 miliardi di euro di investimenti e un formidabile processo di rinnovamento di una infrastruttura fondamentale anche per cogliere gli obiettivi della decarbonizzazione.

Ci parli dell'investimento in Sardegna…

Sì, ci siamo dati l'obiettivo di metanizzare l’isola pur non essendo servita da un metanodotto grazie allo “small scale Lng”, gas naturale liquefatto. Abbiamo realizzato circa 900 chilometri di reti modernissime e digitalizzate che vanno ad alimentare nuove comunità oltre a Cagliari, Nuoro, Oristano e Sassari già servite dalla nostra società Medea con aria propanata e che presto convertiremo al gas naturale. Stiamo anche investendo in un impianto power-to-gas per la produzione di idrogeno verde da fotovoltaico. L’idrogeno, prodotto tramite elettrolisi dell’acqua, verrà stoccato e utilizzato per molti scopi, tra cui l’autotrazione per mezzi pubblici locali, l’approvvigionamento di un’industria casearia e, miscelato col gas naturale, rifornirà di energia una comunità vicino Cagliari già raggiunta dalla rete di Medea. Sarà un impianto vetrina dell’intera filiera dell’idrogeno verde, sia per l’impiego industriale che cittadino in miscela col metano. È un progetto unico nell’Unione Europea, inserito dal governo in una short-list presentata a Bruxelles per l’accesso a fondi europei dedicati a progetti ultrainnovativi in ambito energetico. Grazie alle semplificazioni recentemente introdotte ci aspettiamo di ottenere le autorizzazioni entro la fine del 2021 ed essere operativi entro il 2022. Nell’area nascerà anche un laboratorio di r&s interamente dedicato all’idrogeno.

E voi, come gruppo Italgas, siete sostenibili?

Ci siamo impegnati a raggiungere nuovi target molto sfidanti: -30% di emissioni climalteranti al 2027 rispetto al dato 2020, -25% di consumo di energia. Un esempio? Vicino Roma, in un nostro impianto di collegamento alla rete di trasporto del gas, abbiamo realizzato un turboespansore che nel ridurre la pressione del gas attiva una turbina che produce 9 gigawattora all’anno, pari a oltre il 30% dei consumi elettrici del gruppo. È il primo impianto per dimensione del suo genere in Italia ed è un esempio concreto di innovazione nella sostenibilità.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Economy

Caratteri rimanenti: 400