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TecHub, il distretto Snam per la rete del futuro

La società ha inaugurato il primo dei suoi presidi territoriali interamente gestito con l’ausilio delle tecnologie digitali: la sede di Bologna diventa un modello di digitalizzazione a supporto delle competenze delle persone

Paola Belli
TecHub, il distretto Snam per la rete del futuro

Ha preso il via a Bologna TecHub, il primo distretto del futuro di Snam. La società di infrastrutture energetiche, che gestisce una rete di oltre 32mila chilometri solo in Italia con partecipazioni in vari Paesi all’estero, dall’Austria alla Francia, dalla Grecia alla Gran Bretagna, ha inaugurato infatti nel capoluogo emiliano il primo dei suoi presidi territoriali interamente gestito con l’ausilio delle tecnologie digitali.

Il TecHub di Bologna, che controlla oltre 4mila km di metanodotti, 80 impianti di riduzione e più di mille punti di riconsegna tra Emilia-Romagna e Marche, è uno degli otto distretti di Snam distribuiti lungo l’intera Penisola con funzioni di supervisione e controllo delle attività dei 48 centri di manutenzione attivi su tutto il territorio nazionale. La sede bolognese, a cui fa capo il distretto centro-orientale, aprirà dunque la strada alla trasformazione digitale delle attività di Snam, adottando tecnologie di frontiera funzionali all’abbattimento delle emissioni, al miglioramento della sicurezza e resilienza e all’efficienza operativa.

Per quanto riguarda la sicurezza, il TecHub impiegherà sistemi di monitoraggio in tempo reale degli asset di Snam in grado di cogliere ogni variazione di parametro significativa, rilevando nell’arco di pochi secondi e con la massima precisione eventuali anomalie sulla rete o sugli impianti e consentendo di effettuare da remoto interventi mirati e tempestivi.

Inoltre, con TecHub sono state attivate campagne di monitoraggio delle emissioni fuggitive e interventi per la loro eliminazione. I tecnici utilizzano strumenti di nuova generazione e i dati sono trasferiti, integrati e gestiti direttamente nel sistema Smart gas, il supporto tecnologico evoluto in uso a tutti gli addetti che si occupano della manutenzione della rete e delle centrali di spinta e stoccaggio di Snam (nonché, dal 2020, del terminale Gnl di Panigaglia).

In Italia Snam gestisce una rete di oltre 32mila chilometri e all'estero ha partecipazioni in diversi paesi europei

L’obiettivo è rendere le infrastrutture di Snam sempre più sicure e proseguire negli sforzi di riduzione delle emissioni in vista dell’obiettivo di neutralità carbonica fissato dalla società per il 2040, con un target intermedio di dimezzamento delle emissioni dirette e indirette di CO2 equivalente entro il 2030.

Parallelamente, saranno rafforzati il monitoraggio delle infrastrutture e la raccolta dei dati di campo per ottimizzare le attività di manutenzione. In particolare, il distretto centro-orientale sarà il primo ad avvalersi regolarmente di droni e satelliti a supporto del personale nelle attività di ispezione della rete soprattutto in zone impervie. È stato inoltre introdotto uno strumento di analytics for maintenance dotato di funzioni avanzate, con l’utilizzo anche di modelli cognitivi, che consentirà di interpretare con sempre maggiore efficacia i segnali provenienti dall’esercizio della rete, a supporto dell’ingegneria di manutenzione. Il digitale avrà un ruolo chiave anche in ottica di ottimizzazione dei consumi, previsione della domanda di energia e protezione fisica delle infrastrutture.

L’inaugurazione del TecHub è la seconda tappa del percorso di evoluzione digitale degli asset di Snam dopo l’introduzione dell’intelligenza artificiale e l’integrale sostituzione del sistema informatico Scada nelle attività del dispacciamento, il “cervello” tecnologico operativo a San Donato Milanese che controlla da remoto, 24 ore su 24 e 365 giorni all’anno, l’intera rete infrastrutturale della società. L’algoritmo di intelligenza artificiale è attualmente in uso in via sperimentale in Toscana, ma verrà in futuro esteso a tutto il Paese.

Le tecnologie digitali hanno un ruolo di supporto e di facilitazione in un contesto nel quale le competenze tecniche delle persone sul territorio restano comunque centrali. L’obiettivo di queste iniziative è infatti potenziare la capacità di raccolta, trasmissione e analisi dei dati, così da consentire agli addetti di operare in modo sempre più efficace e informato.

La trasformazione digitale è un capitolo importante del piano strategico di Snam. A questo ambito è infatti riservato circa mezzo miliardo di investimenti, su 7,4 miliardi complessivi al 2024, con l’obiettivo di rendere Snam l’operatore di infrastrutture gas più tecnologico al mondo. In particolare, l’integrazione di Internet of Things e machine learning consentirà all’azienda di trasmettere, analizzare e storicizzare in tempo reale una quantità di dati giornaliera 100 volte superiore a quella attuale, dai circa 100 gigabyte di oggi a 10 terabyte, nel giro di pochi anni. L’orizzonte ormai prossimo è una rete energetica intelligente, governata con un approccio sempre più “data driven”.

L’infrastruttura italiana si prepara per l’idrogeno 

Le sperimentazioni dell’azienda sulla via della transizione ecologica

Quella di Snam è una rete capillare che attraversa l’intera Penisola portando energia a industrie e famiglie italiane. Un complesso mosaico di infrastrutture composto da metanodotti e impianti di compressione, con le funzioni rispettivamente di trasportare il gas e di spingerlo all’interno delle condotte, oltre a siti di stoccaggio e terminali di rigassificazione.

Proprio l’infrastruttura di trasporto di Snam, collegata a punti d’ingresso dalla Russia, dal Nord Europa, dalla Libia, dall’Algeria e dal corridoio che attraversa Albania e Grecia, è al centro di un’importante evoluzione. L’azienda guidata da Marco Alverà la sta infatti preparando a trasportare idrogeno, prima miscelato al gas naturale e in prospettiva anche in forma pura. Il Nord Africa, a cui l’Italia è collegata fisicamente attraverso la rete di Snam, potrà infatti diventare nel prossimo futuro un produttore di idrogeno verde, ottenuto a partire dall’energia del sole, di cui dispone in abbondanza. Con la progressiva discesa dei costi del solare e degli elettrolizzatori, tecnologia chiave per produrre idrogeno verde, questa soluzione potrebbe diventare competitiva in pochi anni. E l’Italia trasformarsi in uno snodo centrale per l’approvvigionamento di idrogeno verde in Europa.

Il primo passo è stato compiuto da Snam nel 2019, con l’introduzione in via sperimentale di un mix di idrogeno (prima al 5% e poi al 10% in volume) in un tratto della propria rete a Contursi Terme, in provincia di Salerno. Con il mix idrogeno-gas naturale sono stati alimentati un pastificio e un’azienda di imbottigliamento di acque minerali. Il test, tra i primi nel mondo, ha aperto la strada ad altre sperimentazioni. Snam, infatti, ha successivamente provato la prima turbina “ibrida”, alimentata fino al 10% da idrogeno, e ha avviato sulla rete un’analisi approfondita sulla capacità di accogliere idrogeno. Sulla base dei dati attualmente disponibili, circa il 70% dell’infrastruttura Snam risulta realizzata con acciai in grado di trasportare fino al 100% di idrogeno, in linea con lo standard internazionale Asme B31.12. A tal proposito, è in corso un processo di certificazione della rete realizzato da Rina. La prospettiva, al 2050, è trasportare gas interamente decarbonizzato (non solo idrogeno ma anche biometano) contribuendo agli obiettivi climatici nazionali ed europei.

Snam ha infine adottato una nuova normativa interna per l’approvvigionamento affinché tutti i materiali dei nuovi tratti di rete siano in grado, senza aggravi di costo, di trasportare non solo gas naturale e biometano ma anche, in prospettiva e in linea con l’evoluzione del quadro regolatorio, percentuali crescenti di idrogeno fino al 100%. A tal proposito Corinth Pipeworks, società greca specializzata nella realizzazione di condotte in acciaio, fornirà a Snam 440 km di tubazioni di nuova costruzione, tra le prime certificate per il trasporto di idrogeno fino al 100% in una rete gas a livello europeo.

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