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Energia, si cambia!

Nuove fonti per l'energia e il fossile si defila dalla scena

Enel accelera sulla transizione energetica ed entro il 2025 dismetterà le centrali a carbone, sviluppando impianti a gas a ciclo aperto che saranno poli energetici integrati con l'ambiente circostante

10 Luglio 2021

Angelo Curiosi
Nuove fonti per l'energia e il fossile si defila dalla scena

Il programma avviato da Enel in Italia per accelerare la transizione verso un modello energetico sostenibile prevede lo sviluppo di nuova capacità produttiva da fonti rinnovabili su tutto il territorio nazionale, impianti di accumulo e, nella misura strettamente necessaria per mantenere in sicurezza il sistema elettrico italiano, impianti a gas in alcuni dei siti in cui Enel è oggi presente. Tale soluzione è necessaria anche per rendere possibile la chiusura degli impianti a carbone entro il 2025, in linea con quanto previsto dal Piano Nazionale Integrato Energia e Clima (Pniec). 

Enel ha infatti avviato l’iter per nuova capacità a gas, unitamente a impianti di accumulo e rinnovabili, a La Spezia, Fusina, Civitavecchia e Brindisi, in sostituzione delle centrali a carbone che cesseranno la produzione. Enel avvia in questo modo delle iniziative di sviluppo per impianti a gas a ciclo aperto (per circa 3,2 Gw complessivi) con la possibilità di completamento in impianti a ciclo combinato (per circa 1,6 Gw aggiuntivi).

Parallelamente Enel Produzione ha presentato richieste di dismissione per alcune unità degli attuali impianti a carbone:

- Gruppo 2 della centrale di Brindisi “Federico II”: il ministero per lo Sviluppo economico (Mise) ha autorizzato la chiusura e dal 1 gennaio 2021 il gruppo è in dismissione.

- Gruppi 1 e 2 della centrale termoelettrica A. Palladio, Fusina: autorizzata la dismissione da parte del Mise a partire dal 18 agosto del 2021.

Nel 2020 Enel ha avviato quattro concorsi per il design delle nuove centrali che sfrutteranno fonti rinnovabili

Invece nella centrale “E. Montale” di La Spezia – per indicazione del Mise, l’unità 3 a carbone verrà chiusa solo quando nell’area nord del Paese il saldo netto tra aumenti di capacità e dismissioni sia di almeno 500 MW, per garantire la sicurezza del sistema.

Nel 2020 Enel ha avviato “I nuovi spazi per l’energia”, quattro concorsi per il design delle nuove centrali necessarie per la dismissione degli impianti a carbone, da realizzare a La Spezia, Fusina, Civitavecchia e Brindisi. L’obiettivo è dar vita a poli energetici integrati con l’ambiente circostante, in cui convivranno fonti rinnovabili (solare e fotovoltaico), batterie per l’accumulo di energia e impianti a gas. Attualmente è stato aggiudicato il concorso di Fusina.

La sfida al centro dell’impegno di Enel Green Power, che all’interno del Gruppo Enel si occupa dello sviluppo e dell’esercizio di impianti di energia rinnovabile, è dunque accelerare la transizione energetica coniugando produzione di energia, rispetto per l’ambiente e sostenibilità: il suo piano industriale prevede 1,5 nuovi GW nel periodo 2021-2023. 

Il gruppo Enel si è aggiudicato quasi 290 MW di capacità nelle prime cinque aste Fer indette dal Gse (Gestore Servizi Energetici), tra nuova capacità rinnovabile per progetti eolici e solari e potenza derivante dal rifacimento di impianti già in servizio. Il primo nuovo impianto eolico derivante dalle aggiudicazioni delle aste è già attivo da aprile 2021 in Sicilia, a Partanna, mentre è in corso il cantiere di Castelmauro, in Molise. Ulteriori cantieri in funzione sono quelli di Baselice, in Campania e di impianti fotovoltaici su tetti in Sicilia e Lombardia oltre che 18 cantieri in corso o in avvio per i rifacimenti idroelettrici ed eolici di impianti esistenti, cui si aggiungono ulteriori 16 cantieri di potenziamento di impianti idroelettrici e geotermici già operativi.

Purtroppo, però, nel nostro Paese lo sviluppo delle rinnovabili incontra ostacoli e resistenze che è necessario superare. Si tratta soprattutto di iter autorizzativi lenti e complessi per la realizzazione degli impianti. Un “collo di bottiglia” che rischia di allontanare il raggiungimento degli obiettivi della transizione energetica e di frenare la crescita economica, spingendo gli operatori a rinunciare ai propri investimenti. 

Lo dimostra l’esito della quinta asta per le Fonti energetiche rinnovabili del Gse, che prevedeva 1.582 megawatt di capacità disponibile ma ha registrato un’offerta complessiva di soli 98,9 MW con progetti aggiudicati per 73,7 mw, pari a poco meno del 5% del contingente messo a disposizione.

Oltre alla lentezza degli iter autorizzativi, contro lo sviluppo delle energie rinnovabili e la decarbonizzazione che ne deriverebbe, gravano anche alcuni miti negativi da sfatare. 

L'energia rinnovabile costa meno delle fonti convenzionali: eolico e fotovoltaico hanno già raggiunto la market parity

Per esempio quello che gli impianti solari ed eolici toglierebbero spazio all’agricoltura. Non è assolutamente vero. Dati gli obiettivi del Piano Nazionale Integrato Energia e Clima, si stima infatti che l’occupazione di suolo dell’intera capacità solare necessaria all’Italia al 2030 andrebbe ad impattare per un’estensione territoriale pari alla provincia di Monza-Brianza. Mentre l’intera capacità eolica richiesta coprirebbe un’area non più estesa della singola provincia di Prato. Due delle tre province più piccole d’Italia.

Per non parlare delle formule innovative che al contrario creano reciproci supporti tra rinnovabili e agricoltura, come l’agrivoltaico, un metodo innovativo che vede coinvolta Enel Green Power assieme al National Renewable Energy Laboratory statunitense. La sperimentazione riguarda l’utilizzo dell’ombra dei pannelli solari per efficientare l’utilizzo dell’acqua e proteggere le coltivazioni dal sole nelle ore più calde. I primi risultati sono stati sorprendenti: una piantagione di pomodori ciliegini in Arizona - grazie all’agrivoltaico - ha diminuito la richiesta d’acqua e più che raddoppiato la resa. 

Molti impianti fotovoltaici a terra sono già stati progettati partendo da modelli operativi che riducono al minimo l’occupazione di suolo. Come il pannello fotovoltaico bifacciale Hjt, che Enel Green Power produce in esclusiva mondiale nella fabbrica 3Sun di Catania. Una tecnologia che consente di catturare la radiazione solare su entrambe le facciate del pannello, incrementando l’efficienza e ottimizzando gli spazi impiegati. 

Un altro mito è che la crescita delle rinnovabili non programmabili comprometterebbe la sicurezza energetica: falso. Certo, bisogna continuare a sviluppare l’infrastruttura di trasmissione e distribuzione per consentire di integrare appieno eolico e fotovoltaico. E servono strumenti che incrementino la flessibilità di rete, come ad esempio i sistemi di accumulo connessi direttamente ai parchi fotovoltaici o eolici. Proprio per questo, Enel Green Power sta sperimentando sistemi di stoccaggio con batterie a flusso, tecnologia che garantisce un ciclo di vita molto più lungo, un’alta stabilità e sicurezza operativa e l’assenza di materiali critici.

Altra bugia è che l’energia rinnovabile costi troppo: al contrario, costa già meno delle fonti convenzionali. Basta considerare il cosiddetto “costo livellato dell’energia”, un indice che permette di mettere a confronto il prezzo dell’elettricità prodotta dalle diverse tecnologie di produzione energetica. Bloomberg New Energy Finance (BnefF) riporta infatti come il costo dell’energia per le tecnologie eolica on-shore e solare fotovoltaico di ampia scala si sia ridotto di più del 50% tra il 2015 e il 2020, mostrando come le rinnovabili abbiano raggiunto la cosiddetta market parity. Se i costi di realizzazione degli impianti salgono, è a causa dei tempi autorizzativi. Lo stesso Ministero per la Transizione energetica stima che servono in media dai 4 ai 5 anni prima di poter ottenere gli ok per aprire i cantieri. Tema di estrema criticità, visto che l’Ue vuole raggiungere la neutralità climatica entro il 2050 e le principali analisi dicono che questo orizzonte è realistico solo se ci sarà uno sprint da qui al 2030. 

Secondo l’Anev dal 2012 il tasso di autorizzazioni rilasciate per l’eolico è calato dell’80%. Neppure il recente dl Semplificazioni bis ha cambiato davvero le carte in tavola: ha solo limato qualche passaggio. Anche ai nuovi ritmi, calcola Anev, i target della transizione energetica previsti dal PniecC, il Piano Nazionale Integrato Energia e Clima, saranno raggiunti soltanto nel 2085. Vale a dire ben oltre il 2030. 

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