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energia, si cambia!

Anche la transizione presenterà il suo conto

Quanto costerà la transizione energetica? Almeno 70 miliardi di euro per le rinnovabili, altri 15 per l'industria e 300 per il parco veicolare e le infrastrutture di ricarica. Una sfida impegnativa per il Paese

9 Luglio 2021

Laura Alice Villani*, Fabio Cancarè**, Gabriele Greco***
Anche la transizione presenterà il suo conto

Gli effetti dei lockdown e della pandemia da Covid-19 si sono fatti certamente sentire sul settore energetico in Italia: la domanda elettrica è scesa del 5%, da 320 Terawattora (TWh) nel 2019 a 303 TWh nel 2020; la domanda di metano ha avuto una simile contrazione (-5%, da 74 miliardi di metri cubi, Bcm, nel 2019 a 70 Bcm nel 2020) e la domanda di prodotti petroliferi è crollata del 17% (da 60 milioni di tonnellate, Mton, nel 2019 a 50Mton nel 2020). 

Negli ultimi mesi si registra una forte ripresa: ad esempio, la domanda elettrica a maggio 2021 è cresciuta del 9% rispetto a maggio 2020 ed è importante sottolineare come sia stata soddisfatta in maniera preponderante da fonti rinnovabili, il 46% del totale. In particolare, la produzione fotovoltaica è cresciuta del 6% mentre quella eolica del 15%.

Sono segnali incoraggianti in merito al percorso intrapreso, ma è necessaria una prospettiva molto più ampia per affrontare il tema della transizione energetica; e certamente molto è necessario fare per raggiungere gli obiettivi di contenimento del riscaldamento globale tra 1,5 e 2 °C.

Per raggiungere questi obiettivi, l’Europa si è data l’ambizione di essere il primo continente a neutralità climatica entro il 2050, un percorso che si è recentemente deciso di accelerare con l’incremento del target di riduzione emissioni da 40% a 55% nel 2030 rispetto ai livelli del 1990.

L’Italia si era già posta obiettivi sfidanti, in linea con le precedenti direttive europee. Ad esempio, con target per le energie rinnovabili, entro il 2030, del 30% sui consumi finali, del 55% di quelli elettrici e del 22% nei trasporti. Il piano di decarbonizzazione inoltre prevede una riduzione del 56% delle emissioni nei settori Ets (Emission Trading System) e 35% non Ets e l’“uscita di scena” della generazione a carbone è prevista per il 2025.

Tali obiettivi saranno rivisti al rialzo coerentemente con la recente decisione a livello UE di incrementare la riduzione di emissioni al 55% al 2030. 

L’applicazione letterale del 55% sulle nostre emissioni implica una riduzione di circa 140 milioni di tonnellate di CO2e (cioè equivalente) rispetto al dato 2019. Un numero elevato, che si comprende meglio pensando, ad esempio, che nemmeno la piena decarbonizzazione dei trasporti, ossia il fatto che nessun’auto, autobus, camion, nave, traghetto o aereo utilizzi più carburanti fossili, sarebbe sufficiente per il raggiungimento del target. 

La lotta al cambiamento climatico è dunque una partita complessa, che richiede molte leve di intervento e azioni coerenti tra diversi settori, istituzioni, aziende e persino consumatori.

La sfida non riguarda solo la generazione elettrica – che rappresenta meno del 20% delle emissioni italiane – seppure anche in questo ambito sia necessario continuare lo sviluppo con molta più determinazione rispetto agli ultimi anni: l’adeguamento dei target infatti richiederà ulteriori 30 GW circa di capacità rispetto ai 40 GW circa già previsti. In totale serviranno circa 70 miliardi di euro solo per sviluppare nuova capacità rinnovabile. Andranno inoltre effettuati ulteriori investimenti per adeguare capacità esistente, creare capacità di stoccaggio e sviluppare ulteriormente le reti.

Sarà importante perseguire una decarbonizzazione più ampia, agendo in particolare su industria e trasporti che rappresentano circa il 50% delle emissioni totali in Italia.

I 70 miliardi di euro stanziati dal Pnrr sono un buon punto di partenza, ma certo non basteranno 

Per quanto riguarda l’industria, la transizione energetica, specialmente per gli ambiti “hard to abate” (Hta raffinazione, chimica, acciaio, cemento, ceramica, carta, vetro, fonderie), richiede un complesso mix di soluzioni di decarbonizzazione per ogni processo produttivo sottostante.

Azioni di efficienza energetica (e.g., gestione termica, gestione consumi elettrici, isolamento termico) ed economia circolare hanno infatti un potenziale di riduzione delle emissioni limitato. Tuttavia, la possibilità immediata di implementazione e l’economicità delle stesse le rende fondamentali per il raggiungimento degli obiettivi di breve termine. Per ambire ad una decarbonizzazione sostanziale dei settori Hta le leve strategiche su cui investire riguardano le tecnologie per la cattura di CO2 da emissioni di processo, la produzione e l’utilizzo di combustibili green/low-carbon (idrogeno, biometano,…) in sostituzione dei combustibili fossili e l’elettrificazione di parte dei processi produttivi. Queste soluzioni, per quanto ad alto potenziale, ad oggi presentano limiti tecnologici, infrastrutturali ed economici che vanno superati per renderle a scala e competitive sia da un punto di vista tecnico sia economico. Sarà fondamentale, in questo decennio, supportarne la ricerca, lo sviluppo e la sperimentazione per validarne l’efficacia e quindi garantirne l’adozione su scala industriale.

In quest’ottica è auspicabile un approccio di sistema che coinvolga tutti gli attori della filiera (fornitori di tecnologia, gestori, utilizzatori finali, comunità locali,…), che favorisca la circolarità infra e cross-settoriale e che sia in grado di sfruttare le sinergie derivanti da un approccio per distretto industriale.

Entro il 2030, a fronte di un costo di 15 miliardi di euro per i settori Hta, sarebbe possibile ridurre le emissioni di CO2e del 35-40%. La realizzazione di questi obiettivi richiede l’identificazione e allocazione di fondi a supporto degli investimenti e dei costi nascenti, l’evoluzione della regolamentazione attuale per rispondere alle cambiate esigenze dei settori e lo stimolo ad una domanda di prodotti green.

Per quanto riguarda i trasporti, la leva a maggior impatto è la mobilità elettrica, in particolare per il trasporto privato, i veicoli commerciali leggeri e il trasporto pubblico urbano. Anche combustibili alternativi quali idrogeno e carburanti sintetici contribuiranno alla decarbonizzazione del settore, in particolare nel trasporto pesante, nel marittimo e nell’aviazione. Entro il 2030 queste leve consentiranno di ottenere una riduzione delle emissioni CO2e nell’ordine del 15%-20% a fronte di circa 300 miliardi di euro di investimenti per il parco veicolare e le infrastrutture di ricarica.

Il lavoro che quotidianamente svolgiamo accanto ai nostri clienti ci consente di individuare per ciascuno di questi ambiti quali sono le tecnologie disponibili, i diversi stadi di maturità in cui si trovano e dove sono i maggiori gap da colmare in termini di investimenti. Ciò che è certo è che la transizione non avverrà tramite l’utilizzo su larga scala di una singola tecnologia, ma dovremo far ricorso ad un ampio ventaglio di soluzioni, accompagnate da una razionalizzazione delle normative e degli iter autorizzativi e da un’ampia disponibilità di fondi a supporto. Su quest’ultimo punto il recente stanziamento di circa 70 miliardi di euro nel Pnrr per la rivoluzione verde e transizione ecologica è un passo importante ma non risolutivo. Si tratta ora di investire nel modo più efficace e più sostenibile per il sistema Paese, una sfida per tutti!


* Laura Alice Villani, Managing Director and Partner, Boston Consulting Group
** Fabio Cancarè, Associate Director, Climate Impact, Boston Consulting Group
*** Gabriele Greco, Project Leader, Boston Consulting Group

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