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LE ROTTE DELLA RIPRESA

Più tecnologica e resiliente: Terna prepara la rete elettrica del futuro

Per la transizione ecologica servono rinnovabili, accumuli di energia, innovazione. E investimenti: nel Piano industriale 2021-2025 la società che gestisce la rete elettrica in Italia ne prevede per 8,9 miliardi di euro

16 Giugno 2021

Alessandro Faldoni
Più tecnologica e resiliente: Terna prepara la rete elettrica del futuro

Una delle stazioni elettriche di Terna: la società gestisce circa 75 mila km di linee in alta tensione

Le fonti rinnovabili sono sempre più protagoniste della transizione ecologica verso un sistema energetico che presto dovrà necessariamente essere decarbonizzato: lo dicono i numeri e gli investimenti nel settore registrati in questi anni. A inizio 2000 era ancora un comparto di nicchia, con pochi impianti installati, oggi le fonti green crescono a un ritmo notevole: a livello globale, nel 2020, l’Agenzia internazionale per l’energia ha registrato un aumento pari al 45% rispetto all’anno precedente, è il maggior incremento annuo degli ultimi due decenni e ciò è avvenuto nonostante la crisi che ha colpito il pianeta. 

OGGI LE RINNOVABILI RAPPRESENTANO IL 35-40% DELLA PRODUZIONE NAZIONALE: L’OBIETTIVO È RAGGIUNGERE UNA QUOTA DEL 60-70%

A livello economico, poi, uno studio di Bnef (Bloomberg new energy finance) ha stimato oltre 500 miliardi di euro di investimenti. In Italia attualmente sono installati circa 31 mila MW di fotovoltaico ed eolico, erano qualche centinaio pochi anni fa, eppure lo sviluppo è solo all’inizio. Per raggiungere gli ambiziosi target del Piano nazionale integrato energia e clima (Pniec) e gli obiettivi fissati a livello continentale dal Green new deal, l’elettricità ‘verde’ dovrà crescere ancora. E di molto: i 31 mila MW di eolico e fotovoltaico, per esempio, dovranno raddoppiare se non triplicare. Il nostro Paese si è già messo in marcia con due importanti step per raggiungere il traguardo delle zero emissioni: al 2025, come primo passo concreto, è prevista la chiusura di tutti gli impianti a carbone, mentre per la fine del decennio l’obiettivo è quello di arrivare a coprire una quota consistente dei consumi di elettricità con le fonti rinnovabili. Oggi la percentuale a livello nazionale si aggira intorno al 35-40%, ma bisognerà arrivare al 60-70%. Un obiettivo realizzabile costruendo nuovi impianti a produzione green lungo la penisola. Ma non basta. Perché la materia prima di cui il nostro Paese è molto ricco, in questo caso vento e sole, si trova principalmente al sud e nelle isole, e il fabbisogno è tipicamente concentrato nelle regioni del nord. 

Ecco, quindi, l’importanza delle reti elettriche per il trasporto dell’energia dai luoghi di produzione a quelli di consumo. Ma come si fa a integrare così tante rinnovabili ripensando lo sviluppo della rete? «Con ingenti investimenti infrastrutturali e un’attenta programmazione», spiega Luca Marchisio (nella foto), responsabile Strategie di Sistema di Terna, la società che gestisce la rete elettrica in Italia. «Nel Piano industriale 2021-2025 Terna ha voluto imprimere una forte accelerazione al suo impegno per il rilancio economico post-covid, prevedendo forti investimenti, pari a 8,9 miliardi di euro, per lo sviluppo e l’ammodernamento della rete elettrica italiana. Si tratta dell’impegno economico più elevato mai messo in campo dall’azienda per il Paese: sono investimenti che riteniamo necessari per integrare le fonti rinnovabili e incrementare la sicurezza e la resilienza del sistema. Ci consentiranno, infatti, di risolvere le congestioni di rete e potenziare le dorsali indispensabili al trasporto dell’energia dai luoghi di produzione a quelli di consumo. Un traguardo che sarà possibile ottenere anche grazie al rafforzamento sia dei collegamenti Nord-Sud e con le isole sia delle interconnessioni internazionali». 

Investimenti sulle reti che, peraltro, hanno importanti impatti sull’economia: «Assolutamente sì, generano un moltiplicatore di 3 volte sul Pil, quindi ogni miliardo investito in questo settore ne genera circa 3 di valore, con notevoli ricadute su indotto e occupazione», continua Marchisio. La stessa IEA ha recentemente calcolato che l'investimento annuale nelle reti di trasmissione e distribuzione di energia arriverà alla cifra di 820 miliardi di dollari nel 2030. Basterà investire nelle reti per assicurarsi un futuro pulito, sostenibile ed efficiente? «Dal nostro punto di vista – prosegue il responsabile Strategie di Sistema di Terna – stiamo investendo in sicurezza, tecnologia, innovazione e digitalizzazione, per rendere sempre più smart ed efficiente l’infrastruttura che gestiamo. La rete elettrica che conosciamo è stata concepita e costruita in un certo modo, un modello che sta evolvendo e cambierà radicalmente fisionomia. Oggi dobbiamo ricercare anche in altre risorse, nuove risorse, spesso piccole e distribuite sul territorio, i servizi che le centrali tradizionali hanno fornito per anni a garanzia della stabilità e della continuità del servizio elettrico per cittadini e imprese. Siamo passati in pochi anni da poche grandi centrali di produzione, a circa 900 mila punti di immissione in rete, che a breve supereranno il milione. Sono numeri che aiutano a capire la complessità del sistema e della gestione dei flussi elettrici da parte di Terna, che gioca un ruolo da regista del sistema energetico. La rete elettrica è uno dei principali fattori abilitanti per gestire la progressiva decarbonizzazione e una sempre maggiore integrazione degli impianti rinnovabili». 

Ogni miliardo di euro investito sulle reti ne genera 3 di valore, con notevoli ricadute su indotto e occupazione

L’azienda guidata dall’amministratore delegato Stefano Donnarumma ha già pianificato importanti opere, tra cui il Tyrrhenian Link, interconnessione tra Campania, Sicilia e Sardegna che contribuirà alla decarbonizzazione della Sardegna, l’Adriatic Link, l’elettrodotto sottomarino tra Abruzzo e Marche, e la linea che unirà Emilia-Romagna e Toscana per aumentare la capacità di scambio fra Centro-Sud e Centro-Nord. E ancora l’elettrodotto tra le due sponde della Sicilia da Ragusa a Palermo e il SA.CO.I.3, il rafforzamento del collegamento tra Sardegna, Corsica e Penisola Italiana. Una parte consistente degli investimenti di Terna riguarda un altro aspetto fondamentale per la tenuta del sistema. «Circa 1,2 miliardi sono dedicati al Piano di Sicurezza – commenta Marchisio – con interventi necessari alla regolazione della tensione e alla stabilità dinamica del sistema elettrico quali, ad esempio, l’installazione di particolari macchinari nei punti nevralgici della rete, come i compensatori sincroni e i cosiddetti statcom. Ne stiamo mettendo una ventina in tutta Italia, sono nuovi impianti che sostituiscono concettualmente la vecchia turbina per dare quell’inerzia di cui il sistema ha bisogno e che si perde tanto più si spengono gli impianti termoelettrici tradizionali. Abbiamo previsto anche azioni per fronteggiare i rischi connessi al verificarsi di eventi climatici sempre più estremi, con soluzioni innovative capaci di incidere positivamente sull’aumento della resilienza del sistema elettrico». 

A livello globale è stato calcolato che negli ultimi 40 anni sono triplicati gli eventi naturali considerati rilevanti: anche in Italia si è assistito a un importante aumento dei fenomeni meteorologici severi, con impatti spesso catastrofici, che hanno interessato la rete di trasmissione nazionale. «Terna ha presentato una metodologia innovativa per la stima degli indicatori di resilienza al fine di individuare gli interventi utili a minimizzare la vulnerabilità delle infrastrutture sottoposte agli eventi climatici estremi a beneficio della sicurezza del servizio elettrico e del territorio per imprese e cittadini». 

Attraverso modelli previsionali, innovativi sensori, IoT e analisi dei big data, oltre al potenziamento delle reti, il nuovo Piano di Resilienza ha consentito a Terna di identificare le aree del territorio più a rischio e a maggior priorità di intervento, a beneficio dell’intero sistema. Il contesto sta cambiando e cambiano le contromisure. «Per rispondere alle nuove sfide – conclude Marchisio – è necessario investire sugli strumenti che scongiurano in modo preventivo un evento avverso, al contempo però anche su ciò che assicura risposte rapide se il fenomeno colpisce il sistema». 

Oltre alle reti è fondamentale investire sugli accumuli per ovviare all’intrinseca intermittenza e non programmabilità delle rinnovabili. Nel Pniec sono previsti sistemi per 6 mila MW e la strada è già tracciata. Terna ha infatti aggiudicato 250 MW in un’asta Fast Reserve (e quasi altrettanti nelle aste per il capacity market), ma la domanda è stata sei volte maggiore, a conferma della strategicità di questa tecnologia per la flessibilità della rete e il grande interesse del mercato per il settore.

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