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LE ROTTE DELLA RIPRESA

Digitale e circolare ...come l'acqua

La tutela delle risorse idriche passa (anche) dai controlli sulle perdite, che in Italia sono al 42% e che Acea a Roma ha ridotto al 29%, grazie a soluzioni all'avanguardia. Intervista al Coo del Gruppo Giovanni Papaleo

16 Giugno 2021

Sergio Luciano
Digitale e circolare ...come l'acqua

Giovanni Papaleo

«Gli scenari futuri dell’ acqua potabile sul pianeta non sono molto rassicuranti. Gli studi dimostrano che la disponibilità d’acqua potabile sarà sempre minore rispetto al fabbisogno. Ciò che sembra un bene illimitatamente disponibile diventerà sempre di più una risorsa scarsa, e dobbiamo agire subito per prevenire i problemi che potrebbero derivarne”: Giovanni Papaleo, Chief Operating Officer di Acea, non usa giri di parole in quest’intervista con Economy per comunicare con chiarezza quanto sia cruciale una gestione del sistema idrico moderna, tecnologicamente avanzata e sostenibile per preparare un futuro sereno e sventare i rischi di una gestione non sostenibile di una risorsa chiave per la vita: “Il sistema idrico italiano ha perdite annue di acqua nell’ordine del 42% - aggiunge, al riguardo – Acea a Roma nel 2020 è riuscita ad attestarsi al 29%”.

La direzione per la tutela della risorsa idrica di Acea riesce a pianificare il flusso idrico con circa 18 mesi di anticipo

Come avete fatto a riuscirci?

Intanto, vorrei sottolineare che il settore idrico per Acea spa rappresenta senza dubbio il core business aziendale. Primo operatore in Italia con oltre nove milioni di abitanti serviti in Lazio, Toscana, Umbria, Molise e Campania, ci stiamo adeguando sempre più alla nuova era digitale in cui tutto è online e gestito da remoto. E’ un nuovo approccio, una vera e propria trasformazione digitale che permetterà di mantenere risultati vincenti sotto il profilo della gestione delle infrastrutture e soprattutto un rapporto diretto ed efficiente con i clienti, grazie al miglioramento della qualità dei servizi offerti. 

Quali sono, in questo senso, i vostri progetti?

Innanzitutto abbiamo creato una direzione per la “Tutela della risorsa idrica”, cui abbiamo affidate tutte competenze, dall’analisi della formazione dei bacini idrici alla riduzione delle perdite. All’interno di questa direzione sono stati creati tutti gli strumenti che consentono la pianificazione del flusso idrico con circa un anno e mezzo di anticipo: già, perché ci sono fonti in cui l’acqua impiega 9 mesi da quando piove per entrare in circolo, quindi a parità di piogge stimate – con le nostre analisi sulla piovosità consuntiva - vogliamo programmare una capacità sovrabbondante e dunque raddoppiamo lo scenario di attesa massima.  

E come si fa?

Abbiamo assunto competenze che ci mancavano, come un team di geologi specializzati in idrologia, che ci hanno consentito di fare grossi passi avanti nella dinamica di ricarica dei nostri bacini. All’interno di questi bacini e della nostra intera rete abbiamo fatto un cambio di paradigma, estremizzando il concetto di distretto idrico, e abbiamo sostanzialmente parcellizzato i distretti in una sorta di “microacquedotti” che ci consentono di misurare l’acqua sia in ingresso che in uscita, gestendo al meglio l’equilibrio tra le pressioni, in modo da minimizzare i guasti, che ne derivano, e le connesse perdite. E’ così che siamo riusciti a ridurle al 29% del totale dell’acqua gestita a Roma. Quando individuiamo un distretto critico, procediamo con interventi di bonifica molto concentrati sui punti di debolezza. Ma non basta…

La trasformazione digitale ottimizza la gestione, ma anche il rapporto coi clienti

Cos’altro?

Dispieghiamo le nuove tecnologie a tutto campo. A quest’attività di riqualificazione delle condotte stiamo coniugando l’inserimento di una serie di sensoristiche Iot (internet of things, ndr) sulla rete che la rendono molto più pronta e interattiva sui dati, in modo da poter gestire da remoto con efficienza maggiore e precisione capillare, i nostri 8000 chilometri di acquedotti. C’è naturalmente un nuovo software dedicato, che gestisce tutto questo e incrocia le informazioni tecniche con quelle commerciali, offrendo ai tecnici tutti gli strumenti di gestione del sistema più avanzati che esistano.

Di tutto ciò l’utente si accorge?

Contiamo se ne accorga sempre di più, e certamente ciò accadrà quando – prevediamo  nel 2022 - metteremo in campo l’ultima grande innovazione che manca e che stiamo preparando, cioè  un contatore smart che ci permetterà di avere anche la misura continua di tutta l’acqua in uscita dai distretti, perché oggi con i sensori Iot la misuriamo in entrata ma non del tutto in uscita, perché i vecchi contatori analogici non bastano. Ma più in generale, per far meglio comprendere tutto questo ai nostri utenti, dobbiamo comunicare al meglio la crucialità della sostenibilità idrica.

Cioè?

I sistemi idrici sono circolari e sostenibili. Devono esserlo. Io gestore devo prendere l’acqua alle fonti e distribuirla dopo averla depurata e devo restituirla come l’ho presa. Ecco, questo circuito, con la sua complessità, è poco percepito. Non si capisce – non abbastanza – che dietro il prodotto che sembra il più semplice del mondo, l’acqua pura, c’è un sistema che comporta una depurazione a ciclo continuo, con un problema di residui da trattare – i fanghi da depurazione – ormai ridotti a quantità minime, che vengono essiccate per non invadere l’ambiente e dunque tutto deve funzionare come un orologio e va gestito nella massima qualità e sostenibilità.

Più consapevolezza contribuirebbe a ridurre ulteriormente le perdite della rete?

Per ridurle ulteriormente occorre sicuramente intervenire  sugli allacci abusivi, tra cui ci sono i cosiddetti “abusi inconsapevoli” , per esempio le  attività pubbliche, allacciate senza regolarizzazione magari cinquant’anni fa e mai riconsiderate e trasformate in utenze regolari. 

Come state innovando nei rapporti con la clientela?

Con due novità molto importanti. La prima è lo sportello virtuale con cui abbiamo accelerato il concetto di avvicinamento ai nostri clienti in modalità digitale. Abbiamo creato un sistema che ci avvicina molto di più ai clienti, e in sicurezza. E a monte di questa interfaccia c’è stato un ripensamento in chiave digitale di tutti i processi un tempo analogici, che ha dato molta più efficienza al sistema. E poi c’è Waidy…

Le sensoristiche iot sulla rete consentono di gestire da remoto gli ottomila chilometri di acquedotti

Cos’è?

E’ una App, pensata da nostri collaboratori, che sostanzialmente mette a disposizione degli utenti le fontane pubbliche di Roma – ma anche degli altri territori dove siamo presenti come gestore idrico - con dei percorsi all’interno della città che indicano le fontane più importanti, da quella di Trevi – che nasce poi come fontana di terminazione di un acquedotto – fino alle più piccole. Stiamo per lanciare una seconda versione dell’App e abbiamo deciso di farne il brand di tutte le nostre attività idriche. E abbiamo anche lanciato uno strumento di comunicazione e servizio mobile sul territorio, il Waidy Camper, che forma sulla sicurezza sul lavoro girando per tutti i nostri cantieri.

Un grande sforzo organizzativo…

Indubbiamente sì, un modello di riorganizzazione legato al criterio cosiddetto “agile”, lanciato due anni fa e rafforzato con l’ingresso mirato in azienda di alcune risorse giovani. La modalità organizzativa agile sconvolge gli schemi classici e coinvolge le persone, agevolando la loro autorealizzazione e favorendo la solidarietà intergenerazionale. Oggi i giovani hanno una mentalità, totalmente diversa dalle persone di mezza età, e il loro approccio va integrato. Le grandi idee nascono quando si riesce a far lavorare insieme giovani e meno giovani. E per riuscirci abbiamo creato un gruppo di lavoro composto da 40 specialisti tra i quali è stato individuato anche una figura professionale che facilità l’attività di gruppo e risolve problemi storici e mai risolti. Questa struttura ha gestito tutta la nuova digitalizzazione. Abbiamo superato, con l’organizzazione agile, la vecchia cultura dell’errore. Nella metodologia agile infatti l’errore è un momento di riflessione e crescita. E si va avanti senza cercare inutilmente la responsabilità di qualcuno e consentendo di crescere professionalmente alle persone che devono fare cose nuove.

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