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LE ROTTE DELLA RIPRESA

La transizione energetica diventa equità sociale

Per Eni la sostenibilità non si traduce solo nell'ambizioso cronoprogramma di riduzione delle emissioni, ma passa per l'equità sociale e la creazione di valore nei Paesi nei quali è presente. Ecco come

Franco Oppedisano
La transizione energetica diventa equità sociale

Il progetto Livelihood Restoration Plan (LRP) in Ghana mira a diversificare l'economia locale

Una transizione energetica socialmente equa per dare accesso all’energia a tutti preservando l’ambiente. Non è un obiettivo facile quello scelto da Eni, già da anni impegnata su un percorso irto di ostacoli per raggiungerlo. Ma passi avanti ne sono stati fatti e l’azienda, che occupa oltre 30 mila persone di 106 nazionalità diverse, li racconta in un documento, Eni for 2020, che è insieme un report di sostenibilità e un cronoprogramma in cui approfondisce il proprio modello di business, i fattori fondamentali per raggiungere gli obiettivi strategici, nonché l’importanza delle Alleanze per lo sviluppo e per la creazione di valore nei Paesi in cui è presente. «Eni for mostra il nostro impegno» ha spiegato Claudio Descalzi, amministratore delegato di Eni. «Negli ultimi anni abbiamo impostato la nostra strategia su un’evoluzione del nostro modello di business fortemente orientato alla creazione di valore per tutti gli stakeholder nel lungo termine, tracciando la strada che ci porterà alla neutralità carbonica nel 2050. È perseguendo questa visione che abbiamo rafforzato le partnership con le agenzie e le organizzazioni internazionali e della cooperazione allo sviluppo, che rappresentano un’efficace leva per mobilitare risorse non esclusivamente economiche e accompagnare la crescita dei Paesi che ci ospitano», ha aggiunto Descalzi.

Eni for racconta le iniziative che l’azienda ha intrapreso nell’ultimo anno. Il report, oggetto di revisione da parte di PwC, si compone di un volume principale e di due allegati: uno, Eni for Performance di sostenibilità, è dedicato ai risultati ottenuti in questo settore dall’azienda energetica negli ultimi 5 anni, l’altro vuole essere un approfondimento sul percorso verso la neutralità carbonica al 2050 del colosso energetico italiano. Quest’ultimo volume racconta il percorso dell’azienda verso il net zero delle emissioni nelle tre macro-classi (quelle dirette dell’azienda, quelle indirette come importatore e quelle indirettamente dovute all’attività dell’azienda) in linea con l’ambizione più alta dell’Accordo di Parigi per mantenere il riscaldamento globale entro la soglia di 1,5° gradi centigradi. «La totale decarbonizzazione dei prodotti e delle operazioni di Eni» ha spiegato Descalzi «sarà conseguita attraverso le attività e le tecnologie esistenti, che consentiranno il raddoppio accelerato della capacità produttiva delle bioraffinerie, l’incremento della produzione e utilizzazione di biogas e idrogeno, l’aumento della capacità delle rinnovabili sino a 60 GW nel 2050, nonché l’ampliamento di sistemi di cattura, stoccaggio e riutilizzo della CO2 e lo sviluppo di piani di gestione delle foreste in vasti compartimenti tropicali, come previsto nello schema Redd+ delle Nazioni Unite. Sempre nell’ambito della strategia di decarbonizzazione, abbiamo avviato sistemi innovativi in grado di accedere a fonti di energia pulita, sicura e praticamente inesauribile come la trasformazione dell’energia prodotta dal moto ondoso in energia elettrica e – ancora in fase di sperimentazione – la fusione a confinamento magnetico di due nuclei di idrogeno, che genera enormi quantità di energia senza la sfavorevole emissione degli indesiderati gas serra». 

Eni lavora in 68 paesi nei quali ha avviato molte iniziative di sviluppo a favore delle comunità locali

Mentre Eni for Performance di sostenibilità presenta i risultati non finanziari del Gruppo ed evidenzia i Key Performance Indicator (Kpi relativi al quinquennio 2016-2020 lungo le tre leve del modello di business integrato, il volume principale Eni for a Just Transition rende conto anche del rafforzamento dell’impegno dell’azienda al rispetto e alla promozione dei diritti umani e delle persone. Nel 2020 la società ha, tra le altre cose, adottato un nuovo Codice Etico e un nuovo Codice di Condotta Fornitori, ha assegnato un obiettivo sui diritti umani al 100% dei primi riporti dell’amministratore delegato, ha erogato 33.112 ore di formazione specifiche sul tema, ha incluso clausole sui diritti umani nel 97% dei contratti di security e ha valutato il 100% dei fornitori secondo criteri sociali. La solidità del percorso intrapreso è stata confermata dal risultato nel Corporate Human Rights Benchmark, in cui Eni si è classificata come prima società (ex aequo) tra le circa 200 società valutate. Eni for A Just Transition comprende anche un capitolo tematico sulla finanza sostenibile, un ulteriore segno dell’importanza che questa riveste nella strategia societaria. Nel corso del 2020, infatti, l’azienda ha continuato a consolidare il proprio impegno in materia, ottenendo importanti riconoscimenti dai principali indici Esg utilizzati in ambito economico per misurare le performance ambientali, sociali e di governance. «Ognuno di noi» ha sottolineato Descalzi «è chiamato a partecipare in modo attivo al processo di transizione, per costruire un futuro più sostenibile per le generazioni di domani. Le imprese, infatti, sono organizzazioni di risorse economiche, finanziarie e tecniche, certo, ma anche e soprattutto umane. Valori quali il rispetto dei diritti umani, la trasparenza, lo spirito imprenditoriale, la spinta all’innovazione e il coraggio di andare controcorrente hanno contraddistinto la nostra società e sono tuttora alla base della nostra crescita come azienda». 

Come società integrata dell’energia, Eni lavora in 68 Paesi e il report include dati e testimonianze sulle iniziative di sviluppo locale a favore delle comunità avviate in partnership con le organizzazioni internazionali e della società civile per supportare l’educazione in Messico, l’empowerment femminile in Angola e la formazione imprenditoriale in Ghana, creando valore nei Paesi di presenza, in linea con l’ottavo Obiettivo di Sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite.

In particolare, in Ghana Eni promuove attività di sviluppo socio-economico e formazione, fornendo le competenze necessarie all'avvio di nuovi business legati al commercio, all'agricoltura, all'allevamento e all'acquacoltura, generando così un impatto virtuoso sul tessuto economico-produttivo. Circa 1.400 persone hanno già beneficiato di questo programma di micro-imprenditoria sul quale l’azienda energetica ha investito 3,9 milioni di euro. In Nigeria 37.000 agricoltori sono stati formati grazie al programma Green River Project che si propone di sviluppare una imprenditoria sostenibile e di promuovere le piccole e medie imprese presso grandi complessi commerciali, offrire strategie adeguate di meccanizzazione agricola e di elaborazione dei prodotti agricoli, favorendo partenariati con le agenzie di sviluppo locali e internazionali, con istituti di ricerca e università per migliorare l’offerta di servizi. 

In Mozambico Eni ha promosso, invece, una serie di eventi di business per le piccole e medie aziende per favorire la crescita dell’economia locale, mentre in Kenia ha avviato un programma per l’incubazione di nuove imprese nel Paese, ha permesso la creazione di posti di lavoro e offerto sostegno economico ai giovani. Il progetto è stato finanziato, per un totale di 823 mila euro, dall’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo (Aics), dall’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e da Eni Kenya, in qualità di finanziatore privato, che ha corrisposto seed grants (sovvenzioni di avviamento) alle aziende più meritevoli per un totale di 150 mila euro. Il progetto, avviato nel 2018, è durato due anni e delle 40 incubate dal partner E4Impact Eni ha sostenuto finanziariamente 20 aziende (di cui il 40% gestite da donne).

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