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LE ROTTE DELLA RIPRESA

La rivoluzione (sostenibile) di flex office e lavoro ibrido

Secondo IWG il futuro del lavoro ruoterà intorno al concetto dei “15 minute commute”, gli spostamenti entro 15 minuti: ecco perché gli spazi in coworking cresceranno sempre di più

Alessandro Faldoni
La rivoluzione (sostenibile) di flex office e lavoro ibrido

In questi mesi il lavoro è stato flessibile come mai in precedenza. Lo abbiamo chiamato telelavoro, homeworking, south o nearworking. Tradotto: abbiamo lavorato dalle nostre case, dai paesi d’origine, in spazi condivisi sotto casa. Abbiamo finalmente capito che è possibile lavorare da luoghi diversi dall’ufficio tradizionale, incrementando la produttività e contenendo i costi, spesso traendone giovamento anche in termini di work life balance.  

Oggi che siamo pronti a ripartire, scegliere “dove lavorare” è la nuova normalità: da casa, da un ufficio di prossimità o dall’headquarter aziendale. Una tendenza che sembra destinata a durare, se si guarda all’evoluzione del mondo del lavoro. Chi cerca un’occupazione, predilige le offerte che garantiscono flessibilità e le aziende oggi sono oggi pronte ad offrirla, tanto che sono numerose quelle che stanno ripensando i propri spazi di lavoro. 

«Gli ultimi mesi hanno senza dubbio impresso un’accelerazione a un processo di ‘ripensamento’ degli spazi a uso ufficio, in atto già da tempo», spiega Alessandro Martini, Franchise Development Director per IWG in Italia, leader globale degli spazi di lavoro flessibile, mercato che ha contribuito a creare ormai 30 anni fa.  «A fianco delle sedi centrali, le aziende sono sempre più propense a investire in uffici distribuiti sul territorio, per consentire ai propri dipendenti di ridurre gli spostamenti e lavorare da sedi idonee, ovviando ai limiti del lavoro da casa e contribuendo a ridurre le emissioni». 

L’ufficio vive oggi una fase di trasformazione. Siamo in un’epoca di transizione. Stiamo passando dall’unico grande hub centrale ubicato nelle metropoli o in aree suburbane a una struttura a rete, distribuita sul territorio e pensata per fornire un punto d’appoggio di prossimità ai dipendenti, ovunque si trovino. Secondo IWG il futuro del lavoro ruoterà addirittura intorno al concetto dei “15 Minute Commute”, ovvero degli spostamenti entro 15 minuti, con tutti i servizi disponibili a un breve viaggio da casa. 

La logica della riduzione degli spostamenti sottende anche alla recente crescita nel mercato italiano, dove IWG sta continuando a incrementare la propria presenza in modo sempre più capillare. Di qualche settimana fa l’acquisizione di Copernico (14 centri tra Milano, Bologna, Torino, Cagliari, Varese e Trieste) e, ancora prima, la partnership con Bell Group per l’apertura di 10 nuovi business center distribuiti tra Como, Varese, Parma, Reggio Emilia e Modena, con inizio dei lavori già quest’anno. A oggi sono più di 84 i business center di IWG distribuiti in lungo e in largo nella penisola italiana, per oltre 227.000 metri quadrati di superficie a uso ufficio.

Nell’ultimo anno IWG ha registrato una crescita, a livello globale, della domanda per gli spazi di lavoro flessibili nelle città più piccole e in località suburbane, con picchi del 40% in alcune aree del mercato statunitense e del 30% in Italia. Sono altresì aumentate le richieste da parte di grosse corporation di poter sottoscrivere degli abbonamenti per i propri dipendenti, per consentire l’accesso alla rete internazionale delle location del gruppo. Tra i più recenti accordi di membership siglati, quello con Ntt (Nippon Telegraph and Telephone) per consentire ai 500.000 dipendenti della società di accedere alla rete di uffici Iwg sparsi per il mondo. Un accordo simile, per oltre 95.000 persone, è stato anche con la finanziaria Standard Chartered.

A oggi sono più di 84 i business center di iwg distribuiti lungo la penisola, per oltre 227mila metri quadrati di superficie

«La digitalizzazione e le nuove tecnologie hanno iniziato a trasformare il mondo del lavoro già da alcuni anni. Oggi il fenomeno è molto più marcato. I nostri clienti sono start-up, Pmi e grandi multinazionali. Con il lavoro ibrido gli uffici sono diventati uno strumento di lavoro da mettere a disposizione dove e quando serve, con caratteristiche diverse a seconda della necessità. Siamo in presenza di una rivoluzione culturale», spiega Martini.

Negli anni, la flessibilità è diventata un elemento cardine: per attrarre talenti, ridurre i costi, incrementare la produttività e contenere gli impatti ambientali. C’è forse un’azienda che può permettersi di farne a meno?

In linea generale il mercato degli spazi di lavoro flessibile ha registrato un trend di crescita costante nell’ultimo decennio e le previsioni ci dicono che entro il 2030 “i flex office” rappresenteranno il 30% del totale degli spazi per uffici. Una crescita che non ha subito battute d’arresto nemmeno durante la pandemia: nel 2020 IWG ha aperto 144 nuovi centri in tutto il mondo; 6 le aperture di business center solo in Italia. Ben 28 tra queste aperture rientrano in programmi di franchising. 

«IWG conta oggi 3500 location in 120 Paesi. Per poter perseguire un piano di sviluppo che prevede una copertura capillare a livello territoriale, il franchising si è rivelato uno strumento fondamentale. Lo abbiamo lanciato a fine 2018 e ha da subito registrato un ampio consenso. Nonostante la pandemia, inoltre, nel 2020 abbiamo stretto accordi di sviluppo multi-location in Italia, Germania, Regno Unito, Porto Rico, Libia, Togo e Australia», spiega Martini.

Il programma di franchising di IWG oggi è presente in 32 Paesi, conta 37 partner e più di 500 location opzionate o aperte. Rappresenta un’opportunità di investimento inedita per il real-estate. La collaborazione prevede la definizione di un programma di sviluppo, con l’individuazione di un’area geografica di riferimento, un numero di aperture e un periodo di collaborazione. IWG è al fianco del franchisee dall’inizio: dall’individuazione della location idonea – un immobile con una superficie di almeno 1.000 metri quadrati, che possa ospitare circa 100 postazioni di lavoro – all’apertura del business center, con possibilità di utilizzo del marchio, inclusione nel programma di marketing della società, formazione del personale e assistenza nella gestione. 

Continua Martini: «C’è grande interesse. Oggi stiamo lavorando secondo un business model che prevede un tempo di recupero del capitale investito di circa 4 anni e progetti che siano al contempo altamente personalizzabili ma contraddistinti da brand forti. Abbiamo esteso il franchising a 4 dei nostri marchi di maggior successo: Regus, Signature, HQ e Spaces. Regus si contraddistingue per spazi funzionali e servizi completi; Signature per le location di prestigio; Spaces per il carattere metropolitano, per i programmi di attività condivise e la forte dimensione di community mentre HQ per il dinamismo e l’adattabilità dell’offerta a qualsiasi necessità. La nostra ambizione è proprio quella di poter mettere a disposizione il prodotto giusto, dove serve, grazie al franchising». 

Del resto, si sa: per attrarre l’imprenditore, la logica win-win è ancora l’arma migliore.

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