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Trasferimento dei patrimoni: come funziona in Italia? E quanto costa?

Il nostro Paese gode di un'imposizione agevolata soprattutto per quanto concerne le cessioni tra coniugi

Paola Casali*
Trasferimento del patrimonio immobiliare: come funziona in Italia?

La questione che riguarda il passaggio generazionale di patrimoni è un tema estremamente attuale, perché l’Italia gode di una tassazione estremamente favorevole rispetto ad altri Paesi europei e anche oltreoceano. Vediamo come sinteticamente opera l’imposta di successione, che poi è uguale a quella di donazione. Il testo unico D. Lgs. 346/1990 infatti tratta entrambe le fattispecie, applicando la medesima imposta. L’imposta è dovuta per tutti beni e i diritti facenti capo al defunto, anche se si trovano all’estero, nel rispetto comunque delle convenzioni tra Stati sul regime del divieto di doppia imposizione. Nel caso in cui il defunto fosse soggetto fiscalmente estero, quindi non residente in Italia, l’imposta di successione si applica per i soli beni e diritti esistenti in Italia. L’imposta di successione è proporzionale (calcolata sulla base di una percentuale) ed è ricompresa da un minimo del 4% per coniuge e parenti in linea retta (genitori, coniugi, figli e nipoti in linea retta) fino all’8% per parenti lontani oltre il quarto grado o estranei. 

Come è possibile vedere, l’imposta di successione fra i parenti in linea retta e il coniuge si applica soltanto se si supera la franchigia di 1 mln euro, che più avanti si indicherà come calcolare. Lo stesso principio vale per i fratelli per i quali la franchigia è più bassa (100.000 euro). Se poi vi sono portatori di handicap gravi, la franchigia è elevata a 1.500.000 euro. E’ importante tenere presente che la franchigia vale per ciascun erede, quindi – ad esempio - se il defunto ha un coniuge e due figli, la franchigia è complessivamente pari a 3.000.000 euro. Vuol dire che se l’asse ereditario è inferiore a 3.000.000 euro non è dovuta alcuna imposta di successione. L’asse ereditario – diversamente da come molti erroneamente pensano – non si calcola necessariamente sul valore reale o di mercato dei beni caduti in successione e neppure tutti i beni del defunto rientrano fiscalmente nell’asse ereditario. La legge prevede infatti degli specifici criteri di calcolo del valore fiscali dei beni caduti in successione, ai fini del pagamento delle imposte di successione.

I beni da considerare ai fini del calcolo delle imposte di successione sono principalmente i seguenti:

Immobili – calcolati secondo il valore catastale che per le abitazioni è molto più basso del valore di mercato corrente
Partecipazioni sociali - calcolate secondo il valore della quota del defunto sulla base del patrimonio netto risultante dall’ultimo bilancio approvato
Conti correnti - calcolati secondo l’ammontare esistente alla data del decesso
Investimenti finanziari (azioni, obbligazioni, polizze di gestione e titoli in genere) - calcolati secondo il controvalore alla data del decesso, esclusi sia i titoli di stato italiani sia quelli emessi da altri Paesi dell’Unione Europea che sono totalmente esenti da imposta
Il contenuto delle cassette di sicurezze – calcolati secondo il valore stabilito da un perito e inserito in un verbale notarile, come la legge richiede, alla data dell’apertura della cassetta
Opere d’arte – valore di mercato che viene di solito accompagnato da una valutazione di un esperto
Non rientrano nell’asse ereditario - determinato ai fini fiscali - i beni mobili e immobili dichiarati di interesse culturale e i veicoli.

E’ previsto inoltre dal legislatore che i trasferimenti a causa di morte a favore di discendenti e coniuge di aziende e partecipazioni societarie non scontano imposta e quindi non rientrano nell’asse ereditario ai fini fiscali, a condizione che i beneficiari proseguano l’impresa per almeno 5 anni nel caso di azienda o gli stessi detengano il controllo societario per almeno 5 anni nel caso di partecipazioni.

Questa norma agevola notevolmente il passaggio generazionale dall’imprenditore a favore dei propri familiari stretti, perché sottrae le aziende e le società a qualsiasi imposta legata alla successione.

E’ da notare che il trasferimento degli immobili invece è soggetto all’applicazione dell’ulteriore imposta di trasferimento. Questa imposta di trasferimento, definita ipo-catastale, è dovuta ai fini delle volture catastali ed è pari al 3% del valore catastale dell’immobile caduto in successione.

Il valore catastale si determina sulla base della rendita catastale e moltiplicata per gli specifici coefficienti moltiplicativi previsti dalla legge a seconda della categoria del bene, quali abitazioni, uffici, magazzini o negozi.

Nel caso in cui l’immobile caduto in successione sia abitativo e anche uno solo dei beneficiari richieda i “benefici prima casa”, l’imposta complessiva per l’abitazione e i suoi accessori (cantina o solaio e box ad uso autorimessa) sarà dovuta in misura fissa pari a euro 400. Quest’ultima agevolazione permette di trasferire al coniuge superstite o ai figli la casa di famiglia senza il pagamento di oneri gravosi.

Per agevolare infine i trasferimenti a favore di enti no profit, quali fondazioni e associazioni legalmente riconosciute che perseguano finalità di pubblica utilità, non è dovuta alcuna imposta a carico di questi enti.

* Notaio del Consiglio Notarile di Milano

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