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L'EDITORIALE

I tre nodi: appalti, giustizia e credito

3 Giugno 2021

Sergio Luciano
I tre nodi: appalti, giustizia e credito

Ci sono settori destinati a volare, li analizza la coverstory di questo numero di Economy. Ma ce ne sono altri – anzi, in verità, lo sono un po’ tutti, quale più quale meno – zavorrati, a volte incatenati a terra. È criminale che sia così, ma è così, e Mario Draghi lo sa benissimo. Colpa di decenni di malgoverno.

I tre nodi da sciogliere - per scogliere le briglie alla ripresa - si chiamano appalti, giustizia e credito.

Sul primo fronte, il governo di emergenza nazionale che, per fortuna, guida il Paese ha dimostrato con i fatti come la pensa, nominando 27 commissari per condurre a compimento 54 opere per complessivi 87 miliardi di investimento, tutte più o meno a bagnomaria per lo stato comatoso in cui versa il nostro ordinamento. Per permettere che questi cantieri procedano e prima o poi si chiudano, Draghi ha dato ai commissari pieni poteri, come quelli grazie ai quali il sindaco di Genova Bucci è riuscito a rifare il ponte in venti mesi. 

Primo potere, ignorare il codice degli appalti italiano, figlio del delirio notturno di qualche giurista pazzo, ed applicare non il codice di un Paese del Terzo Mondo, non il codice del pianeta Marte, ma semplicemente il codice europeo degli appalti, scritto pensando di farlo rispettare nei Paesi normali e non nei Paesi vigilati speciali, com’è il nostro nella mentalità bacata di certi legislatori scrivani delle Procure.

A proposito di Procure: che Draghi riesca a metter mano alla giustizia penale ed alla riforma del Csm è pura utopia (secondo nodo). Piuttosto che permettereglielo, tra i fautori dell’attuale immondo status quo si troverebbe perfino qualcuno disposto a mettergli polvere bianca nelle tasche e incriminarlo. Il Parlamento – in questo Salvini ha ragione da vendere – non si accorderà mai su una riforma vera, al massimo su un brodino di riformicchia sufficiente a tacitare l’Europa, ma non a sanare una tragedia. 

Però Draghi qualcosa può fare: riformare la giustizia civile, meno appetita dai poteri forti delle toghe di governo italiane, riformare la giustizia amministrativa (i famigerati Tar) e riformare la giustizia (si fa per dire) tributaria, quella che perseguita i cittadini onesti che pagano le tasse, per fargliene pagare di più, e ignora gli evasori. Ecco: se anche Draghi riuscisse solo a migliorare un pochino queste tre giustizie “secondarie”, avremmo fatto un salto quantico.

E c’è infine il terzo nodo, quello del credito. Qui il nostro Paese dovrebbe prendere esempio dalla Francia e dalla Germania, che hanno saputo da un lato adeguarsi ai diktat più o meno cervellotici delle autorità sovranazionali, dall’altro piegarli alle proprie preferenze. La Germania, usando l’enorme potere che ha in Europa per dissimulare il problema degli invendibili derivati finanziari di cui sono piene alcune sue banche (affermando che i veri rischi di dissesto derivino solo dalle sofferenze sui crediti, di cui sono state piene le banche italiane); la Francia, difendendo (come peraltro ha fatto anche la Germania) le sue banche territoriali di forma cooperativa.

In Italia, macchè. A parte la più grande di tutte, Intesa Sanpaolo – che ha cercato da sempre di conciliare globale e locale – dalla riforma Renzi delle banche popolari e delle banche di credito cooperativo in poi, il sistema è stato devastato e il “risiko” di banche grandi che assorbono e omologano quelle piccole è pienamente in atto. Risultato, per le Piccole e medie imprese: aiuti speciali del Covid a parte, è difficilissimo trovare credito. 

E quando questi aiuti finiranno lo sarà ancora di più: verosimilmente proprio nel momento in cui, tra un anno o giù di lì, le aziende più dinamiche potrebbero avere maggiormente bisogno di credito. Se San Mario Draghi potesse fare anche questo miracolo sarebbe davvero da elevare agli altari. Ma è improbabile, vista la prudenza, diciamo così, che ha dimostrato in materia nei suoi lunghi anni alla Banca d’Italia. E quindi di quei tre nodi probabilmente quello del credito rimarrà uno nodo scorsoio.

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