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Così il facility management
diventa più sostenibile

Manutenzione, sanificazione, efficientamento energetico: ecco come il gruppo Dussmann, leader nel facility management, ha affrontato la pandemia. Ed ecco, anche, come sarà il new normal nel comparto. Intervista all'a.d. di Dussmann Service Renato Spotti

Redazione Web
Così il facility managementdiventa più sostenibile

Ci sono aziende che hanno la mission di rendere possibile ed efficiente la vita delle altre. Parliamo del gruppo Dussmann, uno dei protagonisti a livello internazionale nel facility management: pulizia e igienizzazione, servizi mense, sicurezza e reception, e poi ancora gestione edifici scolastici, ospedali, cliniche, RSA, più in generale servizi tecnici e di energy management. Dalla casa madre, in Germania, controllano un business da 2 miliardi di euro con una presenza in 22 paesi che dà lavoro a oltre 60.000 persone. L’Italia è uno dei paesi chiave con oltre 16 mila dipendenti e 9 filiali. Per un’azienda che si occupa tra le altre cose di igienizzazione e pulizia, la sostenibilità è un tema centrale. Nel 2020 Dussmann ha acquistato il 20% dell’energia necessaria allo svolgimento delle proprie attività da fonti rinnovabili, per un totale di 1 milione e mezzo di kilowattora consumati in un anno ed entro la fine del 2021 la quota di energia verde acquistata salirà al 33%, per la gran parte certificata e prodotta da impianti di generazione a fonte rinnovabile (idroelettrica, eolica, solare, biomassa).

Economy ha intervistato Renato Spotti, amministratore delegato di Dussmann Service per farsi raccontare che importanza ha la sostenibilità per un’azienda internazionale di facility management e cosa è cambiato con l’emergenza Covid.

Renato Spotti, a.d. di Dussmann Service


In cosa consiste l’impegno di Dussmann in ambito di sostenibilità?

«Da sempre in Dussmann adottiamo processi sostenibili, a partire dall’utilizzo di prodotti biodegradabili, concentrati, sistemi di dosaggio automatici, macchinari a basso consumo energetico, un impegno economico che riteniamo senza dubbio necessario in questo momento. Dussmann sostiene anche progetti importanti in ambito di sostenibilità ambientale come l’Osservatorio Food Sustainability del Politecnico di Milano a proposito di economia circolare nelle filiere agroalimentari. E, grazie alla partnership con Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile, Dussmann è entrata quest’anno a far parte del Circular Economy Network, che intende promuovere lo sviluppo dell’economia circolare in Italia».


Dovesse spiegare in poche parole che cosa significa svolgere un’attività di facility management?

«E’ un approccio integrato alle attività di governance per opera di un soggetto unico, che attraverso la progettazione e l’erogazione di servizi a supporto dell’attività principale dell’azienda cliente, garantisce una organizzazione efficiente delle attività con un costo il più possibile contenuto. Il Facility Manager è, dunque, colui che comprende le esigenze dei clienti e attua una strategia di analisi, operativa e di controllo del patrimonio immobiliare, strumentale, dei servizi tecnici e accessori. La pandemia di Covid 19 ha visto aumentare la richiesta di esternalizzazione e di servizi altamente specializzati: il nostro l’obiettivo è diventare sempre più un punto di riferimento unico per l’erogazione dei servizi essenziali».


Che effetti ha avuto la pandemia nel settore ristorazione?

«Durante l’emergenza sanitaria abbiamo subìto un importante contraccolpo dovuto alla chiusura del 100% delle scuole e a un calo di pasti del 50% nelle aziende e del 30% negli ospedali. Nelle scuole in particolare la situazione non è migliorata a causa delle frequenti chiusure a macchia di leopardo. Abbiamo valutato di volta in volta con i nostri clienti il miglior scenario possibile per ciascun settore. In particolare, per le scuole, le risposte all’emergenza Covid non sono state standardizzabili: ogni amministrazione ha esigenze, spazi e modalità di preparazione dei pasti che differiscono».


E come avete affrontato la situazione?

«Nelle mense aziendali gestiamo il distanziamento sociale tramite la nostra app “Cosa mangio oggi”: i dipendenti possono prenotare il pranzo scegliendo menu, luogo e orario di consegna, alla scrivania o in mensa. Per la ristorazione scolastica abbiamo redatto nuovi protocolli specifici per la sicurezza anti Covid-19, tenendo conto di 60 atti normativi del governo, circa 450 norme regionali, 4 documenti tecnici del ministero dell’Istruzione e 14 linee guida regionali sulla riapertura delle scuole. Dussmann infatti, nel settore della ristorazione scolastica, opera a livello nazionale in 326 appalti, impiegando 3.440 dipendenti che quotidianamente realizzano 11 milioni di pasti. Nel rispetto delle linee guida e in accordo con i singoli comuni e ASL, abbiamo personalizzato il nostro servizio di ristorazione scolastica, offrendo la migliore soluzione possibile in termini di gradimento e sicurezza del servizio».


E per quanto riguarda la sanificazione?

«Com’è facile immaginare questo comparto è stato intensificato dalla maggiore richiesta di servizi di disinfezione, che comunque non ha compensato tutte le perdite in termini di fatturato e margine subite dalla ristorazione. Lo scorso aprile 2020 abbiamo messo a punto per tutti i nostri clienti un protocollo esclusivo di emergenza anti Covid-19, recepito all’interno del nostro Sistema aziendale di Gestione Qualità che è certificato dall’ente CertiQuality S.r.l. Il settore della sanificazione era già stato colpito dall’internalizzazione del personale di pulizia negli edifici scolastici statali avvenuta a febbraio 2020 attraverso un concorso mal concepito, che aveva già ridotto il personale addetto alla pulizia e alla sanificazione in Italia con ripercussioni per aziende e lavoratori di cui tuttora si sente l’effetto».


Come gruppo su cosa state investendo?

«Dopo l’acquisizione di Gaetano Paolin Spa nel 2018, l’obiettivo è continuare ad espanderci nel settore delle manutenzioni e dei servizi integrati. I dati relativi al settore del facility management stimano un mercato potenziale di circa 60 miliardi di euro per un totale di 1 milione di addetti ma, allo stato attuale delle cose, in termini di volumi il mercato effettivo in outsourcing è circa pari a un terzo rispetto al potenziale: la parte rimanente è costituita da tutti i servizi non essenziali tuttora erogati con personale interno. Abbiamo quindi ampi margini di crescita e di consolidamento dei nostri servizi».

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