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La tradizione orafa
riparte da Marcianise

Dal 14 al 17 maggio il Centro Orafo Il Tarìapre le sue porte al primo evento in presenza del 2021 dedicato all’intero comparto produttivo e distributivo del gioiello italiano. Intervista al presidente

11 Maggio 2021

Redazione Web
La tradizione orafariparte da Marcianise

Il centro orafo Il Tarì

Ci sono finalmente segnali positivi dall’economia reale: dal 14 al 17 maggio il Centro Orafo il Tarì di Marcianise apre le sue porte al primo evento in presenza del 2021 – denominato non a caso OPEN! - dedicato all’intero comparto produttivo e distributivo del gioiello italiano. La rassegna che vedrà la partecipazione di oltre 450 aziende, intende dare un segnale forte di ripresa e vicinanza al suo comparto di riferimento. Con la presenza stabile di 380 aziende, dalla sua fondazione nel 1996 il Tarì è il più innovativo e funzionale marketplace b2b europeo del gioiello con la «mission» di offrire servizi, prodotti, competenze e opportunità di business agli operatori professionali del sistema orafo. L’evento di maggio darà il via anche alle celebrazioni per i 25 anni del Centro e per l’occasione Il Tarì presenterà anche la sua nuova corporate identity.

Il Tarì è l’erede di una secolare tradizione orafa napoletana combinata con una visione imprenditoriale innovativa, di ampio respiro, condivisa fin dall’origine da molti degli imprenditori che ancora oggi fanno parte del progetto. Con l’inizio delle attività, proseguite con successo attraverso la realizzazione di eventi espositivi periodici di grande attrazione, il Tarì ha sviluppato un importante indotto sul territorio, sia sul versante economico (attività alberghiere, ristorative, trasporti), sia formativo (nuove competenze ed esperienze professionali, grande apertura ai giovani attraverso la scuola).

Le aziende presenti nel Centro esprimono nella loro eterogeneità l’intera filiera della gioielleria. Diverse le anime del Tarì: la forte tradizione artigianale delle aziende, in molti casi di piccole dimensioni e con organizzazione familiare, si bilancia con l’internazionalità di aziende di profilo più strutturato, presenti su diversi mercati internazionali, e infine con gli elevati standard di professionalità e servizio che a tutti i livelli contraddistinguono gli operatori presenti.

Il Centro offre alle aziende e ai visitatori professionali l’opportunità di operare in un contesto di business caratterizzato da spazi e servizi di accoglienza e assistenza di alto livello. Grazie a questi requisiti, di libero accesso per tutti, ciascuna può dedicarsi al proprio business in piena autonomia, mantenendo una relazione costante e condividendo opportunità di confronto e di aggiornamento professionale con altrettanti potenziali partner. Economy ha intervistato il presidente de Il Tarì Vincenzo Giannotti.

Vincenzo Giannotti, presidente del centro Il Tarì

I recenti dati pubblicati da Federorafi indicano una perdita di circa 2 miliardi di euro per il settore del gioiello nel 2020. Il Tarì come ha reagito e quando pensate ci sarà una ripresa del mercato?  

«Nell’ultimo anno la pandemia ha certamente imposto un forte rallentamento alle attività dell’intero settore, oltre che, naturalmente, del Tarì. Rispetto alla media settimanale di ingressi di operatori, che si attesta, a seconda della stagionalità, tra i 2000 e i 2.500 punti vendita, nelle settimane di maggiore criticità del 2020 l’affluenza è scesa fino al 40% . In queste settimane di progressiva riapertura delle regioni stiamo finalmente registrando una costante ripresa dell’affluenza, oltre che chiari segnali di fiducia nella ripresa delle attività al dettaglio, anche spinta dalle positive attese per la stagione turistica alle porte. Di qui è nata l’iniziativa di OPEN!».

 

Le limitazioni tra regioni e il blocco degli eventi in presenza hanno pesato in modo significativo ma Il Tarì è riuscito comunque a garantire una continuità di businessrestando sempre in attività. Come vi siete organizzati per poter assicurare al vostro pubblico uno spazio in piena sicurezza? 

«Già con la prima edizione di OPEN!, avvenuta lo scorso ottobre, il Tarì ha sviluppato un modello di organizzazione efficace e molto apprezzato. I protocolli testati hanno garantito un’esperienza di business ottimale grazie alla semplificazione dei sistemi di accesso al Centro e alla rigorosa organizzazione dei servizi. Sanificazione continua, eliminazione di ogni possibile barriera, definizione di flussi di persone efficaci e veloci, parcheggi sicuri per agevolare gli spostamenti con propri mezzi, sono alcune delle misure che abbiamo adottato in questi mesi. In più, il nostro sistema di preregistrazione e di accreditamento dei clienti favorisce l’organizzazione del lavoro anche su agenda predefinita di incontri, così come più volte sollecitato dalle istituzioni per evitare qualsiasi forma di assembramento».

 

Siete i primi a organizzare un evento in presenza dedicato al comparto del gioiello. Quante aziende sono previste al momento e che affluenza vi aspettate rispetto alle edizioni passate? 

«Nel caso del Tarì non parlerei di uno specifico evento. In realtà con OPEN! il regolare svolgimento delle attività quotidiane delle nostre aziende, prosegue anche nel fine settimana, e le aziende ospiti sono di fatto equiparate in tutto e per tutto alle nostre aziende insediate. In più, rispetto alla nostra quotidianità, c’è l’attività di comunicazione e promozione al mondo dei dettaglianti orafi italiani, che come sempre abbiamo fatto in passato sono da noi coinvolti in attività di accoglienza e fidelizzazione. Complessivamente, ad Open! sarà possibile incontrare oltre 450 brand».

 

Grazie alle 380 aziende insediate Il Tarì occupa una posizione di osservatorio privilegiato del mercato e dell’intera filiera.  Quali sono le richieste e i bisogni che emergono di più dalle imprese in questo momento? 

«La grave crisi economica che ha investito il nostro Paese da oltre un anno ha fatto sì che emergesse prepotentemente da parte del mondo del dettaglio orafo, nostro principale interlocutore, l’esigenza di un supporto professionale continuativo e affidabile, e una conoscenza del mercato salda e autorevole. Il modello Tarì, grazie alla grande professionalità di tutte le aziende che ne fanno parte e alla solida organizzazione, ha dimostrato di essere un interlocutore affidabile e in grado di guardare con competenza e immaginazione al futuro, esattamente come 25 anni fa, quando seppe proporre un modello organizzativo rivoluzionario al mercato».

 

La digitalizzazione è ormai un elemento imprescindibile per ogni azienda. Anche voi vi state muovendo in questa direzione? Avete sviluppato dei nuovi sistemi?  

«Gli strumenti digitali quali web e social network sono parte integrante del progetto di comunicazione del Tarì e permettono di andare incontro alle aziende, dar loro nuova voce attraverso il racconto di storie e persone; una vetrina costantemente aggiornata su prodotti e collezioni. Spazio fisico e online si uniscono in un’occasione di crescita e potenziamento dei servizi che agevolano ancor di più le relazioni tra buyers e aziende, anche in virtù di un catalogo in versione digitale rinnovato e ancor più ricco di informazioni. Siamo certi che nuove tecnologie e strumenti di comunicazione non sostituiranno mai il valore delle relazioni umane, ma sapranno supportare efficientemente l’evoluzione e il cambiamento che il mercato, e in particolar modo le nuove generazioni di consumatori, richiedono».

 

Ultimo aspetto che sicuramente vi differenzia e vi rende un vero e proprio polo del gioiello è la presenza della scuola Tads – Tarì Design School. Quali sono i corsi più richiesti dalle nuove generazioni? 

«Le nuove generazioni hanno imparato ad apprezzare, anche in virtù delle nuove esperienze che sono state chiamate a vivere in questi mesi, il valore della tradizione, della creatività e dell’artigianalità che il nostro settore manifesta a pieno e che sono perfettamente rappresentate dalla Scuola orafa del Tarì. I nostri corsi, come quelli di tutti gli istituti di formazione italiani, sono ripresi da tempo in presenza.  I nostri studenti ci raggiungono da tutta Italia, e rappresentano, anche per la loro invincibile determinazione, il nostro passaporto per il futuro».

 

 

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