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Verso l’infinito e oltre: solo una questione di mentalità

Alzare l’asticella, anche durante la pandemia. Ecco un esempio

Redazione Web
Verso l’infinito e oltre: solo una questione di mentalità

Il Covid-19 ha costretto le imprese a rivoluzionare le classiche modalità di lavoro.

Lo smartworking è una condizione di lavoro che gran parte delle aziende in Italia han vissuto e continua ad affrontare giorno dopo giorno, ma a una di esse è venuto in mente qualcosa… di differente.

Ne parliamo con Luca Pulli, business design & digital transformation leader di RSM in Italia, parte di un’organizzazione globale fra le più importanti nei settori della revisione contabile e della consulenza strategica per l’innovazione, oltre che della consulenza fiscale, societaria e finanziaria.

Nel bel mezzo della pandemia, mentre il mondo era intento a comprendere la situazione che si stava creando e le relative mosse da adottare, a voi è venuto in mente qualcosa. Cosa?

“Durante la scorsa primavera, in pieno lockdown, abbiamo pensato che occorreva andare controcorrente e di trasformare la crisi in opportunità. L’Innovation Lab RSM ha pensato di lanciare un progetto molto ambizioso e complesso: un contest interno volto all’innovazione. Nasce così il progetto Buzz Lightyear, che alcuni giorni fa ha visto la sua conclusione, almeno in questa prima stagione”.

Da cosa deriva il nome del progetto?

“Aspirare all’impossibile non avendo paura dell’ignoto. Questa la formula. Allora ci è sembrato interessante prendere spunto dal personaggio di Toy Story, per l’appunto il mitico Buzz Lightyear, e dalla sua celeberrima frase: verso l’infinito e oltre. Ci sembrava che rispecchiasse l’identità che si voleva dare al progetto e che fosse il pay off adatto per poter cominciare con la giusta dose di carburante nel serbatoio. Il resto lo avremmo fatto con i nostri ragazzi”.

Ci spieghi nei dettagli in cosa è consistito il progetto

“Il Buzz Lightyear ha permesso di riunire in 4 gruppi di lavoro 24 persone, con l’obiettivo di affrontare 4 sfide in 4 ambiti differenti: Strategia, Brand, Risorse Umane e Leadership. A ognuno di loro è stato dato un budget di spesa dedicato”.

Se vogliamo, quindi, il modulo che avete utilizzato è stato un 4-4-4: quattro gruppi per quattro sfide per 4 quattro ambiti di intervento?

“Si, proprio così. Le nostre risorse si sono autocandidate e ne sono state scelte 24. Unica condizione per la candidatura era dimostrare di essere creativi. Il tutto è stato organizzato in un contest, con un regolamento, una giuria, una semifinale, una finalissima e un premio per il team vincitore. Abbiamo preso spunto dalle nostre esperienze nel mondo delle start up e dalle differenti iniziative oramai presenti sul mercato, come la formula start up week-end, gli hackathon, etc. per organizzare un nostro percorso accelerato, utilizzando la prototipazione rapida, che portasse i 4 gruppi di lavoro a sviluppare 4 idee innovative da presentare ai propri colleghi con un pitch. Unica differenza: ci siamo concessi un po’ di tempo in più. Il progetto è durato 6 mesi: volevamo che le cose fossero fatte bene. Da questo punto di vista il commitment del nostro board è stato fondamentale”.

Come siete riusciti a coniugare le tante variabili legate al momento storico: lavoro da remoto, paura del Covid, differenti sfide da affrontare, etc.?

“Impegno, spirito di sacrificio, strumenti digitali e tanta passione, penso siano stati gli ingredienti indispensabili affinché la ricetta portasse a servire, alla fine del percorso, 4 piatti degni di un ristorante stellato. E così è stato. Collective commitment to truly stretch goals è stato un po’ il nostro slogan” risponde Luca Pulli, aggiungendo subito dopo “Mi porto dietro un’esperienza ultraventennale al fianco delle aziende e osservo tre concetti chiave che ritornano con costanza e che sono strettamente legati alle risorse umane.

Il primo è lo sviluppo costante delle competenze: l'obbligo di sviluppare le competenze è diventato un nodo cruciale con cui si confrontano tutte le imprese e le istituzioni in ogni mercato e settore.

In secondo luogo, vi è la necessità di verificare le conoscenze e le competenze delle risorse umane: che sia per una legge o regolamento che impone un controllo o di una politica volta a implementare un processo di verifica della qualità, il controllo regolare e tracciabile delle competenze e di ciò che si sa fare è diventato una necessità imperativa per numerose imprese”.

E il terzo?

“Da ultimo, l'instabilità dovuta alla mobilità delle risorse umane: che sia per motivi interni o esterni, sono numerosi i casi in cui la mobilità delle figure chiave dell'impresa in seno a una funzione può pregiudicare gli sforzi compiuti nell’ambito della formazione al fine di rispettare determinati standard e/o essere compliant ai processi che assicurano la qualità e la continuità del servizio. Tutto ciò spinge le aziende a formare ex-novo il nuovo personale generando stress, scoraggiamento, costi supplementari e infine una perdita di qualità. Le persone, adesso come mai, hanno bisogno del confronto, della condivisione, dello scambio. Da qui, tra l’altro, l’esplosione dei social network (da Facebook a LinkedIn, per poi passare a Instagram e infine a Clubhouse). Se si comprende che l’azienda è il primo ecosistema in cui si incontrano persone di varia estrazione sociale, con vari ruoli e livelli di responsabilità, allora si può capire che da tutti si possono ricavare preziosi contributi tramite appunto il confronto”.

Questo è stato il mantra che ha caratterizzato l’intero percorso del Buzz Lightyear

“Le nostre risorse” prosegue Pulli “alla fine del Buzz Lightyear hanno acquisito da parte loro delle nuove competenze in ambito di problem solving, di gestione dei progetti e di analisi dei dati. Dal canto nostro, noi dell’Innovation Lab, portiamo a casa un grande insegnamento: in situazioni difficili, come la pandemia, il lavoro di gruppo, anche se a distanza, compensa quella mancanza di socialità, di cui a poco a poco ci stiamo riappropriando con le riaperture post-lockdown”.

“Siamo certi che questi concetti siano stati interiorizzati dai partecipanti”, conclude Luca Pulli. “Da parte nostra, dell’Innovation Lab RSM, state tranquilli che non molliamo il colpo e staremo attenti a capire se la regola to the infinity and beyond sarà ancora viva nella mentalità delle persone od occorrerà sollecitarla ulteriormente”.

Buzz Lightyear è un progetto innovativo di successo con cui RSM ha voluto rispondere in maniera proattiva alla crisi sanitaria e finanziaria legata al Covid-19, creando valore partendo dall’interno. Per la cronaca, il contest è stato vinto dal team Brand, anche se la più bella vittoria l’ha ottenuta tutta RSM grazie all’entusiasmo e alla dedizione dimostrati dai partecipanti, che hanno positivamente coinvolto l’intera azienda.

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