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La lotta al climate change
dà più valore all'impresa

Secondo Boston Consulting Group il ripensamento di sistemi e tecniche produttive rappresenta un’occasione epocale di crescita. Le aziende già pronte a intraprendere questa trasformazione verde stanno ottenendo grandi vantaggi, attraendo investimenti di governi e privati

21 Aprile 2021

Redazione Web
La lotta al climate changedà più valore all'impresa

Turbine eoliche galleggianti, carne prodotta in laboratorio, diesel ottenuto dai grassi. Alcune imprese hanno trovato nella lotta al cambiamento climatico una formidabile occasione di innovazione e di crescita. Eppure, gran parte delle aziende considera la riduzione delle emissioni di gas serra soltanto un costo. Si tratta di un grave errore: le aziende pronte alla trasformazione verde avranno ricadute positive su innovazione e ritorni per gli azionisti, all’altezza di colossi tecnologici come Amazon, Apple e Google. Lo studio di Boston Consulting Group The Next Generation of Climate Innovation spiega perché davvero la lotta al cambiamento climatico è, tra le altre cose, un’ottima opportunità di migliorare il proprio modello di business e le proprie performance.

 

L’esempio di Enel, Iberdrola e degli altri campioni della trasformazione verde

Fra ottobre 2017 e ottobre 2020 Enel, Iberdrola, Neste, NextEra Energy e Ørsted hanno generato un rendimento totale per gli azionisti del 30%. Mettendosi alla testa della rivoluzione verde, queste compagnie sono riuscite a entrare in altri mercati, conquistare nuovi clienti, rafforzare i loro marchi e attrarre investimenti in quantità. L’anno scorso, infatti, i risparmiatori americani hanno versato negli etf dedicati alle imprese sostenibili 25 miliardi di dollari, il doppio rispetto al 2019. Imprenditori del calibro di Bill Gates, Jeff Bezos e Jack Ma hanno investito in Breakthrough Energy Ventures, fondo di venture capital da due miliardi e con un orizzonte ventennale che gli consente di finanziare startup verdi promettenti ma bisognose di tempo per diventare anche economicamente sostenibili. Nel frattempo, anche i governi stanno approntando piani monumentali per sostenere la riduzione dei gas serra, risorse di cui beneficeranno di nuovo le aziende capaci di creare valore nella lotta al cambiamento climatico. Per esempio, la Cina si è impegnata ad azzerare le emissioni entro il 2060. Per il primo produttore di gas serra al mondo è una sfida enorme che richiederà una spesa fra 13.500 e 15.000 miliardi, ma contribuirà ad aumentare il pil del Paese fra il 2 e il 3% annuo.

 

Riprogettare, rinnovare, ripensare, inventare: le vie dell’innovazione

L’industria deve smettere di considerarsi soltanto la fonte primaria delle emissioni di gas serra e iniziare a vedersi anche come la principale fornitrice delle soluzioni per abbatterle. Le vie per questa conversione innovativa sono molteplici ed è bene esplorarne più d’una in parallelo. Un tempo major petrolifera di Stato finlandese, per esempio, Neste ha riprogettato la propria produzione di diesel, rimpiazzando le energie fossili con tecnologie in grado di trasformare i grassi in combustibile. In altri casi innovare significa aggirare le barriere all’adozione su larga di scala di tecnologie non inquinanti. La norvegese Equinor ha trovato il modo di rendere economicamente sostenibile l’installazione di turbine eoliche galleggianti in mare, dove il vento soffia con più regolarità rispetto alla terraferma e l’impatto paesaggistico è minimo. Talvolta, però, è necessario ripensare da zero il modello di business per ridurne l’impronta ambientale e soddisfare le nuove esigenze dei clienti. DiDi Chuxing ha cavalcato la minor propensione dei consumatori a comprare automobili per diventare pioniera della mobilità condivisa in Cina, toccando così una valutazione di 57,6 miliardi di dollari. Per rendere alcune attività sostenibili, infine, non bastano approcci evolutivi, ma servono invenzioni. Gli allevamenti sono responsabili per il 15% delle emissioni di gas serra, occupano un quarto della terra e consumano il 25% dell’acqua potabile disponibile. Entro 12 mesi l’americana Memphis Meat avvierà il primo stabilimento di produzione di carne “coltivata” in laboratorio, una tecnologia che promette di ridurre del 90% il consumo di terra e acqua.

 

Governi, imprese e investitori: l’alleanza nella lotta al cambiamento climatico

Affinché questi sforzi imprenditoriali siano coronati da successo, la lotta al cambiamento climatico deve coinvolgere tutti gli attori dell’ecosistema economico-finanziario. A tal proposito non mancano segnali incoraggianti. Nell’ambito della sua strategia di crescita verde la Corea del Sud ha finanziato per anni la produzione di batterie al litio, contribuendo a farne scendere il costo del 90%. Da qui al 2027 l’Unione europea stanzierà 26 miliardi per la ricerca di base, 53 miliardi per quella applicata e 14 miliardi a supporto di startup. Ora anche i privati sono chiamati a far la loro parte. I loro investimenti nelle tecnologie verdi sono sì saliti dai 418 milioni del 2013 ai 16,3 miliardi nel 2019, ma rappresentano ancora una frazione minima dei 1400 miliardi a disposizione dei fondi di venture capital e private equity. Le prime 500 compagnie per capitalizzazione negli Stati Uniti, poi, dedicano alla ricerca e sviluppo in media meno del 2% dei loro fatturati. La buona notizia è che c’è ancora tempo per una svolta, purché si definiscano con chiarezza obiettivi e piani innovativi. La guerra alla Co2 non infatti è meno urgente della battaglia contro il coronavirus e la corsa al vaccino ha dimostrato che è possibile rivoluzionare modelli produttivi consolidati in pochi mesi. 

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