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Chi ha paura (e perché) di essere felice?

Troppo spesso viene insegnato il gusto per la negatività. Ma perché non provare a spingere sui sentimenti più positivi?

Giorgio Trabaldo
Chi ha paura (e perché) di essere felice?

In una nota serie TV uno dei protagonisti diceva che la felicità è un mito e che nessuno ha mai fatto grandi cose da felice. Il personaggio in questione fa esempi di artisti famosi in tutto il mondo: nessuno di questi viveva sereno e beato. Tutto ciò ha un fondamento: nella nostra società se sei allegro e felice, hai un problema perché probabilmente te ne freghi un po’ troppo, non ti preoccupi per l’ambiente, l’economia, per il futuro.

Se invece sei triste, ti lamenti, manifesti, scendi in piazza ad ogni occasione buona anziché rimboccarti le maniche, cambiare prospettiva e darti da fare, allora sei nel giusto.

Il punto è che l’arte, la letteratura, le canzoni, la musica, sono passioni a prescindere dal tuo stato d’animo, non le alimenta la tristezza, ce le hai dentro, sono propensioni verso una disciplina o un’attività che possiedi da sempre o che sviluppi nel corso del tempo ma non sono la diretta conseguenza della tristezza…

Questa è una conclusione sbagliata dettata dal fatto che tendiamo a prestare attenzione agli aspetti che confermano la nostra tesi: se si vuole essere triste per attirare l’attenzione o per avere un argomento di cui parlare e lamentarsi, si tenderà a cercare tutti gli elementi che confermano quanto la malinconia, la tristezza o la depressione siano in realtà un grande e produttivo beneficio.

Eppure, ogni tanto dovremmo prendere coraggio e dire “oggi sono proprio contento”. Solo che spesso dirlo fa paura per due motivi: prima di tutto le persone hanno paura di ammettere la loro contentezza perché non sentono di meritarla fino in fondo e pensano che amici e parenti possano invidiarli e allontanarsi.

D’altronde se sei felice, in teoria non hai bisogno di attenzioni perché ce la fai da solo, no?

Ecco, la quasi inconscia paura di vedere amici e parenti allontanarsi perché tanto “sei felice”, è uno dei motivi che spinge la gente a ricercare la tristezza e il famoso lato negativo. Qual è invece la seconda ragione? Il secondo motivo per cui osanniamo l’infelicità (e forse non ce ne rendiamo neanche conto) è che è un’ottima scusa per sedersi e non lanciarsi nel cambiamento. Perché cambiare fa paura, dà l’idea di non avere un’identità stabile…

E alle persone spaventa non sentirsi stabili e non percepire un senso di continuità nelle azioni e nei modi di pensare che hanno.

Io capisco tutto questo perché ci sono passato, perché non sono sempre stato sereno: anche io prima cercavo la malinconia e le attenzioni di chi avevo intorno.

Poi mi sono fermato e ho capito una cosa banale ma non scontata, l’unico che ci rimette in prima persona sei tu siccome l’infelicità ti blocca da tutto quello che potresti raggiungere se smettessi di pensare che esiste solo quella.

Ci sono più modi per “stare bene ed essere felici” : il primo è che non serve un buon motivo per esserlo. Come Ghandi diceva, non c’e il percorso per la felicità ma la felicità è il percorso. Il secondo è avere corretti metri di paragone. Se si pensa davvero a tutto ciò che si ha, non si può non essere grati. E la gratitudine è necessaria per ricevere felicità. Il terzo è comportarsi e vivere “come se” già si avesse ciò che si vuole. Quindi trasportare la mente su informazioni, idee e pensieri utili e costruttivi e stimolanti.

Ecco perché parlo di obiettivi. Perché la crescita è necessaria per sentirsi bene; perché avere qualcosa da creare, raggiungere, condividere e festeggiare è proprio ciò che dà alla vita quel senso di ‘missione’ che ci riempie dentro: Sappiamo che siamo qua per qualche ragione specifica!

Ed ecco perché anche, i soldi aiutano la felicità: perché più soldi una persona può usare, più può permettersi di essere in posti che ‘facilitano’ la gratitudine. Se una persona ha più denaro, può aiutare di più gli altri o crescere più facilmente. I soldi sono un mezzo. E più mezzi si hanno e prima si può arrivare all’obiettivo.

Il primo modo per sentirmi bene con me stesso è stato aiutare le persone. Mi sono accorto che la società in cui viviamo non è di certo tutta rose e fiori ma è un enorme contenitore di opportunità che abbiamo il dovere di sfruttare appieno, ad esempio con il mondo del web.

Siamo la generazione di chi con un click può aprire un mondo di informazioni e contenuti utili a costruire alternative, business, e possibilità nuove. Ecco perché da anni ormai pubblico giornalmente video, articoli, prodotti per suggerire alle persone come affrontare le avversità lavorative, economiche e sociali… E alla fine ho capito che la vita non è una gara a chi sta peggio ma una sfida ad aiutarsi e aiutare a costruire un mondo migliore, partendo solo da una cosa: se stessi. Quando il mondo ci vuole infelici e piatti, noi siamo diversi e outstanding.

Ecco perché ad oggi sono sul campo, tutto il giorno tutti i giorni, a supportare persone, creare e lanciare progetti dal mondo del marketing alla crescita personale e professionale. Progetti per chi vuole dare una svolta alla propria situazione, con un modo di fare volenteroso di creare cambiamenti e innovazione continua.

Progetti nazionali e internazionali che mi permettono di toccare realtà come USA - DUBAI - UK - e tutte le regioni italiane.

Sento una grossa responsabilità nel far capire che siamo in un’epoca fantastica dove , se si cambia prospettiva, tutto ha un gusto nuovo e... molto saporito.

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