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Startup, i notai si mettono di traverso
sulla costituzione online

Lo scorso 29 Marzo il Consiglio di Stato ha accolto il ricorso del Consiglio nazionale del Notariato, abolendo la procedura di costituzione e iscrizione delle startup innovative per via informatica e senza il ricorso al notaio, così come aveva introdotto il MiSE nel 2016, affidandone la gestione alle Camere di Commercio su tutto il territorio

Redazione Web
Startup, i notai si mettono di traverso sulla costituzione online

Nuovi ostacoli per le startup e la possibilità di fare impresa in modo facile ed economico in Italia, che nel rapporto Doing Business 2020 della Banca Mondiale continua a perdere posizioni, classificandosi al 58° posto nel mondo e al 23° posto tra i 27 Paesi dell’Unione Europea.

Lo scorso 29 Marzo il Consiglio di Stato ha accolto infatti il ricorso del Consiglio nazionale del Notariato, abolendo la procedura di costituzione e iscrizione delle startup innovative per via informatica e senza il ricorso al notaio, così come aveva introdotto il MiSE nel 2016, affidandone la gestione alle Camere di Commercio su tutto il territorio.

Un segnale di freno alla digitalizzazione seguito a pochi giorni di distanza, il 31 marzo 2021, dall’approvazione alla Camera in prima lettura della Legge di delegazione europea 2019-2020 per il recepimento in Italia di diverse direttive, tra le quali la Direttiva UE 2019/1151 che impone entro il 1° agosto la possibilità in tutta Europa di aprire una società qualsiasi (non solo le startup) completamente online, per ridurre costi e tempi. Un’occasione per allineare il nostro Paese allo standard internazionale che ha già trovato un nuovo ostacolo nell’emendamento alla legge delega – presentato a approvato in Senato - che prevede "che la costituzione on line sia relativa alla società a responsabilità limitata e alla società a responsabilità limitata semplificata con sede in Italia, capitale versato mediante conferimenti in danaro e sia stipulata, anche in presenza di un modello standard di statuto, con atto pubblico formato mediante l'utilizzo di una piattaforma che consenta la videoconferenza e la sottoscrizione dell'atto con firma elettronica riconosciuta; e che dall'attuazione del presente articolo non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica".

Nonostante l'agenda "pro startup" dei vari partiti e del Governo, il Parlamento sta quindi approvando una legge che imporrà l’obbligo di un notaio in videoconferenza anche per le costituzioni online e impedirà di ridurre le tasse di costituzione, che attualmente si aggirano a quasi 1.000 euro per una SRL, rispetto ai 400 euro in Francia e appena 13 sterline in UK.


Sarebbe un grave passo indietro rispetto alla procedura interamente telematica che esisteva dal 2016 e si escluderebbe qualsiasi forma di risparmio, non solo in termini di costo ma anche di tempo per un processo che in Italia è già molto lento (la tempistica media è di circa 15 giorni, a fronte di poche ore o giorni nella maggior parte degli altri Paesi UE) e costoso (tra oneri e compensi, il costo medio per l’utente italiano non è quasi mai inferiore a circa 2.500 euro, a fronte di poche decine di euro di UK e altri Paesi).


Intanto, notai, associazioni di categoria e alcuni startupper si sono espressi sulla decisione del Consiglio di Stato.

Il Consiglio nazionale del Notariato ha precisato di “non essere contrario al modello startup innovativa ed il fatto che il 75% di esse (secondo dati del Ministero dello Sviluppo economico al 31 dicembre 2019) venga costituito attraverso l’atto pubblico notarile ne è la dimostrazione più evidente, e pone l’accento sull’importanza del controllo di legalità preventivo in ambito societario al fine di mantenere l’affidabilità dei pubblici registri e non consentire ad organizzazioni malavitose di utilizzare indiscriminatamente nuovi modelli societari particolarmente appetibili in quanto significativamente agevolati, ma non adeguatamente controllati e sorvegliati”.


Per Jacopo Moschini, vicepresidente con delega all'innovazione e digital transformation di Assolombarda, “è un passo indietro per il processo di digitalizzazione, sburocratizzazione e semplificazione dei rapporti tra Amministrazione Pubblica e imprese, che va a colpire ulteriormente un settore strategico come quello dell'innovazione tecnologica in una fase storica già particolarmente difficile”.

Angelo Coletta, Presidente di InnovUp aggiunge: “Non ci voleva e come InnovUp, insieme alle associazioni di settore, faremo sentire la nostra voce non solo per tornare alla procedura di costituzione semplificata delle startup, ma anche per ulteriori provvedimenti a favore della credibilità e del rilancio del nostro Paese nel mondo. Con le startup non si scherza, questo deve essere capito una volta per tutte”,.

Giovanni Toffoletto, cofondatore e Ceo di LexDo.it, primo servizio legale 100% online per avviare e gestire un’attività, ha commentato: “Da ‘startupper’ penso che l’Italia debba riallinearsi velocemente allo standard internazionale in termini di tempi e di costi per costituire una società. Introdurre ostacoli e tasse di apertura per nuovi imprenditori significa perdere talenti preziosi che scelgono di aprire le proprie società all’estero. È necessario sviluppare subito una nuova procedura di costituzione online che impari dagli errori commessi in passato e che garantisca un processo di costituzione veloce, snello ed economico ma con gli stessi standard di controllo offerti oggi. La burocrazia deve snellirsi e in fretta se vogliamo che l’Italia sia un terreno fertile per le idee di domani”.

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