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Ai tempi della blockchain
il bit vale più di un Andy Warhol

Gianluigi Ballarani
Ai tempi della blockchainil bit vale più di un Andy Warhol

La storica casa d’aste Christie’s ha battuto l’opera d’arte cripto al valore più alto di sempre: 69 milioni di dollari per un mosaico digitale dell’artista Beeple. La valutazione di quest’opera scavalca i prezzi della maggior parte dei Picasso, Andy Warhol, Salvador Dali e Paul Gauguin. La tecnologia alla sua base esiste da una decina d’anni, ma è solo nel 2021 che è arrivata all’attenzione del grande pubblico.  Di cosa si tratta? Si chiamano Nft, sono opere d’arte digitale rese uniche grazie ad un certificato di proprietà scritto in blockchain. Si capisce? Forse no. Ma stanno facendo parlare molto di sé. Un gruppo di cripto artisti ha dato fuoco in diretta web ad una stampa originale di Banksy, “Morons” del valore di circa 100mila dollari. L’ha poi rimessa in vendita digitalmente come Nft ed è stata acquistata per 400mila dollari.

Il fondatore di Twitter, Jack Dorsey, ha venduto come Nft il suo primo tweet. Ha caricato la foto del suo messaggio e l’ha resa unica “autografatandola” digitalmente. È stata venduta a 2,5 milioni di dollari.

L’Nba ha lanciato il progetto TopShot: delle clip collezionabili delle migliori schiacciate salvate come Nft. Sono come delle “figurine” digitali a serie limitata, ed hanno raggiunto complessivamente oltre 400milioni di dollari di vendite. Una singola clip di Lebron James è stata acquistata a 200mila dollari.


Ma cosa sono questi Nft?

Letteralmente Nft è l’acronimo di token non-fungibile. Ok, il nome non aiuta. Con token si intende un “gettone” digitale su tecnologia crypto. Fungibile vuol dire che non ha un’individualità specifica: uno vale l’altro. Come i soldi: euro e bitcoin sono entrambi fungibili.  Un euro vale un euro e può essere scambiato con ogni altro euro. Non-fungibile al contrario vuol dire unico, non interscambiabile. Un Nft è unico e non può essere scambiato con un altro.


Come funzionano gli Nft?

Per entrare nel tecnico, sulle varie blockchain esistenti è possibile creare degli “smart contract” che certificano pubblicamente la proprietà delle opere in modo univoco.

Possedere un particolare Nft, permette di essere identificato nella blockchain come proprietario di un oggetto digitale.

A un Nft si può associare un file di molteplice natura come immagini, Gif, musica, video e quant’altro. Ad oggi la maggior parte degli Nft sono basati sulla blockchain di Ethereum.


L’arte ai tempi della replicabilità tecnologica

Non è un tema nuovo. L’arte si è scontrata con la riproducibilità tecnica già 100 anni fa con la fotografia e la pop art. La scarsità è diventata artificiale. La crypto arte è un modo per creare unicità nella riproducibilità.

L’Nft rappresenta un certificato digitale, che è unico. Ma poi chiunque può scaricare e salvarle sul proprio dispositivo le immagini e i video in vendita come Nft. Un dipinto di Caravaggio puoi apprezzarlo fisicamente nella sua unicità.

Nell’arte digitale le copie hanno la stessa qualità dell’originale.

L’unicità risiede solo nel suo certificato di proprietà. È il caso di Nyan Cat, una Gif di un gattino animato, con il busto di toast che vola nello spazio lasciando un arcobalendo dietro di sé. Forse il meme più famoso del 2011, che quest’anno è stato messo all’asta dal suo creatore come Nft ed è stato acquistato a 600mila dollari.

È una bolla?

Chi compra Nft lo fa perché crede che il valore aumenterà nel futuro. Ma non funziona così tutto il mondo dell’arte, dei collezionabili e della finanza? Come la bolla delle dot com ci ha insegnato, forse anche il mercato Nft potrà avere una flessione in futuro.

Ma la tecnologia sembra qui per restare, come è accaduto per internet. La certificazione della proprietà tramite Non fungibile token è semplice e potrebbe rivoluzionare molti mercati fisici. Forse in futuro potremmo scambiarci automobili o case tramite Nft. Vedremo!

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