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Tra banche e imprese lo zampino dell’Eba

Così le nuove regole impattano sul rapporto tra l’azienda e la banca

Le nuove regole sulla classificazione di default impattano in maniera significativa sulla valutazione creditizia: ecco perché occorre un sempre più stringente monitoraggio andamentale delle posizioni

Marica Campilongo
Così le nuove regole impattano sul rapporto tra l’azienda e la banca

L'Eba ha pubblicato una prima versione delle nuove linee guida che fornisce raccomandazioni e best practice agli istituti bancari in materia di concessione e monitoraggio del credito con l’obiettivo di assicurare l’adozione di adeguati standard prudenziali e prevenire la generazione di nuovi crediti deteriorati, garantendo solidità e stabilità al sistema finanziario europeo. E da qui l’introduzione di standard rigorosi con requisiti informativi e soglie di gestione per tutte le fasi di vita del credito stesso. Nella seconda fase del processo, in data 29 maggio 2020, l’Eba ha pubblicato il testo definitivo con le nuove linee guida che entreranno in vigore a partire da luglio 2021 e che vedranno un percorso che si completerà nel giugno 2024.

L’interesse della Vigilanza si è focalizzato sulle modalità di erogazione del credito per poi definire delle regole altrettanto stringenti in merito al monitoraggio delle esposizioni, al fine di prevenire in futuro la generazione di nuovi stock di Npl. Qualche esempio:

• aumento dei volumi dei prestiti alle famiglie, alimentato da un forte aumento dei prezzi degli immobili, a volte senza una crescita dei redditi delle famiglie;

• leggero miglioramento nella qualità dei portafogli corporate a fronte tuttavia di strutture di prestiti più rischiose e di riduzione degli spread sul pricing,

• bassa correlazione tra pricing e rischiosità delle esposizioni creditizie, le cui cause sottostanti meriteranno sicuramente approfondimenti successivi al fine di non rendere il tema strutturale all’interno dei P&L delle banche.

In concreto, le principali raccomandazioni alle banche riguardano, sin dalla fase di origination della nuova pratica:

- Internal Governance (basata su una gestione proattiva e non reattiva del credito)

- Risk Appetite Framework (credit policy basata su cultura del rischio e sulla corretta allocazione patrimoniale secondo coefficienti specifici) 

- Pricing (definito sulla base del rischio, del relativo assorbimento patrimoniale e di una corretta remunerazione del capitale e dei fattori...    produttivi allocati) 

- Valutazione delle garanzie (allo scopo di consentire una corretta stima del rischio e del relativo assorbimento patrimoniale) 

- Monitoraggio della vita del credito (basato su parametri quantitativi e qualitativi: sconfini, puntuale adempimento delle scadenze, adeguatezza delle garanzie, evoluzione di indicatori sintetici quali il rating, ecc.) con attenzione a potenziali passaggi di stato (da bonis a stage successivi), da gestire tempestivamente, allo scopo di ridurre al massimo il periodo di limitazioni (status forborne) legate al perdurare di uno stato di insolvenza, potenziale indicatore di difficoltà finanziaria e di ulteriori passaggi a UTP (unlikely to pay).  

Quanto espresso implica che la valutazione del merito creditizio del cliente deve essere coerente con la strategia e le policy degli istituti bancari e dovrà basarsi su metriche e parametri specifici per tipologia di segmento, che comprendano indicatori economici, patrimoniali, finanziari e di rischio sui quali possano essere recepite o costruite analisi di sensitività (sensitivity analysis). Queste sono finalizzate a delineare scenari evolutivi (base, worst e best case) che si realizzano al verificarsi di determinate situazioni riguardanti la società, il contesto di settore e di mercato, domestico e globale, in cui opera. In questo framework, le linee guida EBA insistono molto anche sullo sviluppo e sul rafforzamento degli strumenti di valutazione dei cash flow prospettici del cliente, per lavorare sempre più in ottica forward-looking a fronte della maggior disponibilità di dati e informazioni sulle controparti e, ancora, sulle evoluzioni di settore e sugli scenari di mercato.

Fornire questo set informativo è ormai prassi consolidata per i large corporate e, in particolare, per le società quotate. Ma qual è il quadro per le PMI? In questo momento, tendenzialmente le PMI continuano a fornire alle banche esclusivamente documenti e informazioni richiesti una tantum, in fase di istruttoria. Poche ancora forniscono per prassi set documentale di dati storici e prospettici, basati su analisi di sensitività e ancora meno forniscono una comunicazione periodica e abituale concernente dati economici e finanziari infra periodali.

Per quanto riguarda gli istituti di credito, sono state da tempo avviate nuove procedure per poter monitorare gli indicatori di rischio legati alla gestione aziendale in tutte le sue declinazioni, per essere in grado di attivare specifiche azioni al superamento di soglie limite. A tal fine, visto che l’impatto IT è e sarà notevole, è stato dato tempo alle banche (fino al 2024), tramite un regime transitorio, per creare un framework di monitoraggio adeguato finalizzato a consentire l’elaborazione di informazioni, qualitative e quantitative da gestire per evitare proattivamente uno stato degenerativo delle proprie esposizioni e, di conseguenza, della propria clientela.

In particolare, è già da tempo che le banche si stanno dotando di:

- sistemi e infrastrutture adeguate all’acquisizione e gestione dinamica dei dati;

- framework di valutazione, erogazione e monitoraggio dei crediti legati alle politiche di misurazione e gestione del rischio (RAF, ovvero Risk Appetite Framework)

- processi di monitoraggio basati su azioni di follow up costanti e finalizzati a revisioni reiterate del merito di credito del cliente

- analisi periodica del rating andamentale a fronte del monitoraggio periodico e tempestivo aggiornamento dei livelli di rischio connessi

- costante attenzione al rispetto dei parametri quantitativi e qualitativi concordati con il cliente (es.: rispetto di covenant finanziari e non)

Tali azioni sono finalizzate a focalizzare l’attenzione su indicatori di allerta sia di natura macro che di natura micro:

I primi sono, ad esempio: eventi e trend sfavorevoli a livello geo-settoriale, fattori socioeconomici, legislativi, tecnologici, forza lavoro, ecc. 

I secondi sono più strettamente legati all’andamento dell’azienda e sono, a titolo esemplificativo: significativi scostamenti tra budget e actual, significative riduzioni a livello di fatturato, di marginalità, di cash conversion con relative evidenze su cash flow, PFN e, in ultimo, Patrimonio Netto; ritardi o inefficienze nella fase di execution delle strategie aziendali, capacità di gestione dei rischi, ecc.

Ma non è tutto nuovo! Come più volte evidenziato, le banche operano già secondo Regole EBA, che potrebbero essere, a valle degli stress test in fase di predisposizione, maggiormente stringenti. Ciò perché, come si legge in un recente studio pubblicato dallo ESRB (European Systemic Risk Board – European System of Financial Supervision), dal titolo “Macro-financial scenario for the 2021 EU-wide banking sector stress test”, per quanto gli stress test non saranno basati su situazione Covid-19, non sono esclusi impatti negativi derivanti da vulnerabilità del sistema, inevitabilmente creati dal perdurare dello stato pandemico. Ad esempio, pur a fronte di un atteggiamento di politica monetaria estremamente accomodante, in area Euro avranno impatti il calo del PIL (pari a 9,7%, dato storicamente senza precedenti, contro il 3.7% degli USA e il 5% dell’America Latina), e la salita del tasso di disoccupazione (circa 0.7%) nel 2020, così come ci sarà un impatto tenendo conto di previsioni future di contrazione del PIL in area Euro pari al 3.6% con un incremento del tasso di disoccupazione del 4.7% (versus 0.9% in USA, 1.9% in America Latina e 4.3% in emerging Asia). Gli impatti saranno diversi a seconda delle geografie e dei settori di appartenenza (automotive, diversified industrials, F&B, retail, luxury, infrastructure, RE, ecc.).

Poiché l’obiettivo EBA sarà sempre di più quello di anticipare e gestire potenziali situazioni patologiche (“Recognising losses at an early stage will be key to keeping banks’ balance sheets transparent and avoiding cliff effects, thereby contributing to the recovery by sustaining credit to the non-financial private sector”), le linee guida  ed i relativi impatti sulle Banche saranno sempre più stringenti, come più volte rimarcato e, purtroppo, alla luce di una situazione di mercato non in positiva evoluzione.

Ancora una volta, cultura, consapevolezza e trasparente condivisione di set informativi agevoleranno il rapporto con uno storico stakeholder quale la banca supportando, nei casi più difficili, anche l’identificazione di investitori che, con strumenti ibridi e con equity, potranno essere in grado di garantire il rafforzamento patrimoniale, la continuità e lo sviluppo dell’azienda.

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