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Piccole e medie imprese crescono
con l'assessment gratuito

il progetto “Sviluppo Pmi” offre a 100 Pmi lombarde, in un anno, un assessment gratuito per individuare le aree di miglioramento competitivo e di crescita. Ne parliamo con Bruno Villani, Presidente di Aldai Federmanager

Redazione Web
Piccole e medie imprese cresconocon l'assessment gratuito

Bruno Villani, presidente Aldai Federmanager

Il modo di fare business sta cambiando, sulla spinta della pandemia, ma anche di una sua dinamica interna che fa leva sulla grande discontinuità determinata dall’impiego delle nuove tecnologie applicate alla rete e alla progressiva digitalizzazione di tutti i processi aziendali. Ma l’effetto della digitalizzazione dipende a sua volta, considerato il nostro tessuto economico produttivo, da come le PMI in particolare hanno adottato criteri organizzativi, modelli di business innovativi e processi adeguati per promuovere il cambiamento al proprio interno. Nasce da qui il progetto “Sviluppo PMI” di cui ALDAI-Federmanager è proponente, promosso in partnership con le organizzazioni lombarde di Confindustria, Digital Innovation Hub e Federmanager con il supporto di 4.Manager. Il progetto offre a 100 PMI lombarde, in un anno, un assessment gratuito per individuare le aree di miglioramento competitivo e di crescita. I manager lombardi specializzati dei settori industriali così coinvolti vengono quindi selezionati in base alle competenze e impiegati per facilitare anche l’avviamento di progetti di sviluppo delle PMI che avranno completato l’assessment. Anche in questo caso, sono i manager a rappresentare la principale leva per la ripartenza e il rilancio del tessuto economico-produttivo.

Ne parliamo con Bruno Villani, Presidente di ALDAI Federmanager, l’Associazione Lombarda Dirigenti di Aziende Industriali, punto di riferimento per la categoria manageriale del territorio.


Networking, formazione ed eventi digitali/video-comunicazione, l’Outlook sullo scenario digitale presentato alla Milano Digital Week indica che è in atto una profonda trasformazione nel modo di lavorare. Lei cosa ne pensa?

«Non ci sono dubbi che il mondo del lavoro, anche e soprattutto a causa della recente crisi pandemica, sia cambiato. Oserei dire, anzi, la rivoluzione è solo all’inizio. Basti pensare allo smart working: se prima al centro c’erano lo spazio e il tempo, la presenza fisica ed il controllo, oggi si deve lavorare per obiettivi, il lavoro non si identifica più con l’ufficio. I driver principali sono diventate le competenze, le soft skill, tra tutte non a caso la resilienza, intesa come capacità di non subire i cambiamenti, ma di guidarli, insieme a visione strategica di lungo termine.”


Secondo un recente studio del Censis e del centro studi TIM, prima del lockdown l’Italia risultava fortemente arretrata rispetto al resto dei Paesi europei nella diffusione delle competenze digitali, ma ormai anche in Italia la tecnologia ha un ruolo imprescindibile: è d’accordo?

«Non potrei non esserlo. Siamo in un periodo di cambiamento rapido e radicale. Non c’è dubbio alcuno che l’accelerazione sul digitale rappresenti un’occasione unica di modernizzazione per le nostre aziende, soprattutto per le PMI che si sono trovate davanti a una grande sfida. Questo conferma ancora una volta ciò che come ALDAI-Federmanager abbiamo sempre sostenuto: che la ripresa passa attraverso le competenze e i Manager sono in prima linea nella gestione della crisi, pienamente consapevoli dei rischi ma anche delle opportunità che essa sta aprendo.»


La pandemia ha obbligato quasi tutte le aziende a rivedere i loro modelli di business. Che cosa è veramente cambiato dentro le aziende?

«La crisi pandemica ha dimostrato che le aziende più innovative e con competenze manageriali sono riuscite non solo a reggere la crisi ma a convertire i propri modelli di business ampliando il mercato e il profitto. Stiamo assistendo a una vera e propria trasformazione del tessuto industriale e del modo di fare industria che offre l’occasione di dematerializzare e riorganizzare i processi interni oltre che, come detto, per accelerare la digitalizzazione. Spetta al mondo dell’impresa e al management investire nel capitale umano, vero capitale dell’azienda. Il manager oggi deve essere sempre più leader e meno capo, occuparsi dei processi e di innovazione. Manager e imprenditori uniti e coesi con obiettivi condivisi sono un binomio imprescindibile e vincente».


I cambiamenti sono possibili perché sono i manager a deciderli e attuarli. L’attuale crisi ha rafforzato il ruolo dei manager?

«I manager sono i veri attuatori e portatori di innovazione e cambiamento. C’è bisogno di managerialità, nella normalità ma ancor di più ora. Pensare di uscire dall’emergenza senza un decisivo contributo dei manager è impensabile. Il manager è indispensabile per traghettare le imprese fuori dalla crisi, garantendo in primis la sicurezza delle persone e dell’azienda. Inoltre spetta ora al manager adeguare alla crisi i modelli di business».


Quali sono le caratteristiche che un manager deve avere in più oggi rispetto al passato per far fronte al cambiamento?

«La resilienza e la flessibilità, su tutte, insieme al complex problem solving e altre soft skill. Questa situazione ci sta spingendo a una trasformazione sociale, ambientale e aziendale che mai avremmo potuto immaginare prima. E’ soprattutto in questi momenti di ripartenza che occorrono i manager, persone cioè che sappiano tracciare strategie a lungo termine, che abbiano la capacità di analizzare e concepire e, caratteristica importante, che sappiano condividere problemi e decisioni con il proprio team».


La sostenibilità è diventata ormai un mantra: che cosa significa davvero per un’azienda agire in modo sostenibile?

«La sostenibilità non va più intesa solo come approccio green, ma come evoluzione del business verso modelli più resilienti. Parliamo di un vero e proprio cambiamento culturale. In quest’ottica possiamo vedere la crisi anche come un’opportunità, non come un costo, ma come un investimento che genera profitto in termini di crescita e posizionamento sul mercato».


Entro fine aprile il Governo presenterà il suo piano per Next Generation EU: che peso e ruolo avranno i manager nel contribuire a renderlo davvero efficace e in linea con le aspettative?

«Un peso fondamentale. Rilancio un messaggio che ci sta molto a cuore: serve una governance manageriale per avviare e portare a termine una vera stagione di rinnovamento in un’ottica di medio e lungo termine, così da garantire una ripartenza duratura. Come ALDAI-Federmanager abbiamo sempre puntato a mettere a fattor comune sia con tutti gli Stakeholder, Enti, Imprese Università ed Istituzioni che con tutti gli attori coinvolti nel business, il capitale intellettivo e di esperienze aziendali e manageriali, in un’ottica di partnership win-win e portando avanti importanti progetti e iniziative anche con le associazioni datoriali».

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