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Considerazioni impolitiche su una crisi impropria: quella morale al vertice del potere

Franco Tatò
Considerazioni impolitiche su una crisi impropria: quella morale al vertice del potere

Nella bagarre delgli scivoloni comunicativi sono caduti persino Luca Zaia e Letizia Moratti

Martedì 19 gennaio 2021 è stata una giornata da dimenticare. In questa giornata si è svolta sicuramente una delle più vergognose sedute del Senato della Repubblica. Per un intero giorno non si è parlato di politica, degli interessi del Paese, ma di problemi personali. Infatti, non ci siamo trovati di fronte a una crisi di governo, cioè di un governo che si presenta al parlamento ponendo la questione di fiducia e viene sfiduciato, ma ad una crisi impropria dovuta alle bizze da adolescente in competizione di un ambizioso senatore sostenuto da un gruppetto di transfughi del partito democratico.

La caccia all’uomo scatenata in senato ben rappresenta il crollo della politica

Essendo i voti di questo gruppetto teoricamente determinanti per le sorti del governo, abbiamo assistito ad una umiliante ricerca di consensi individuali. In uno dei periodi più drammatici della storia italiana, il Presidente del Consiglio in carica, cosciente del fatto che un nuovo governo potrebbe essere solo peggio di quello corrente, è costretto a implorare anche personaggi improbabili di votare a favore della fiducia. Tutta la discussione, le dichiarazioni di voto, le stesse dichiarazioni del Presidente del Consiglio, sono apparse inutili, totalmente avulse dalla situazione di vera emergenza che i cittadini sperimentano quotidianamente. Non che i problemi non fossero citati, ma era evidente che gli oratori, esponendo risibili argomentazioni in un faticoso italiano,  avevano la testa da un’altra parte. È vero che all’origine di questa crisi di governo strumentale c’è un errore fatto dall’ inesperto Presidente del Consiglio: presentare un raffazzonato piano per la realizzazione del Ricovery Fund, pensando di risparmiare tempo rinviando alle già previste  discussioni parlamentari e alle verifiche delle commissioni, le varianti e i miglioramenti. I miglioramenti sicuramente necessari da apportare alle proposte dell’esecutivo si dovrebbero discutere in privato o in Parlamento, non sui giornali e in televisione per portare il Paese sull’orlo di nuove elezioni durante un periodo di pandemia e con la prospettiva di un eventuale nuovo governo affollato di sovranisti   antieuropei di insuperato becerume, che abbiamo già visto all’opera prevalentemente sulle spiagge dell’Adriatico. Chi provoca una situazione come questa è un irresponsabile e bisognerebbe chiamarlo a rispondere dei danni che ha provocato con una inutile e dannosissima perdita di tempo e di immagine per le istituzioni  italiane. 

Ci si dimentica troppo facilmente che chi siede in parlamento è eletto dai cittadini

L’esito delle votazioni  ha reso in realtà Renzi ancora più determinante: maggioranza e opposizione con 140 voti al netto dei 16 astenuti. Ed  è  quindi ricominciata la caccia all’uomo. Le dichiarazioni dell’opposizione in Parlamento sono state imbarazzanti, con il ritornello del governo incapace, a loro volta  incapaci di proporre alternative accettabili all’azione dell’esecutivo, il quale esecutivo, lui stesso disperato per i modesti risultati, penso che sarebbe stato felice di accettare proposte creative. Se queste proposte ci fossero e venissero tenute nel cassetto per non aiutare il governo, riservandosi di palesarle con un nuovo governo dopo le elezioni, si  starebbero producendo in  un astuto machiavellismo, del quale sono sicuramente incapaci. Al momento in cui queste righe vengono scritte, l’esito della contesa è ancora ignoto. Se il governo dovesse sopravvivere con un trionfale ritorno di Italia Viva nella maggioranza, credo che Conte, guardandosi allo specchio al mattino, si domanderà ogni  giorno perché non si sia  dimesso, non per ragioni politiche, ma per dignità. In realtà questa non è una crisi politica, è una crisi morale, e  pertanto nuove elezioni sarebbero la giusta punizione per tutti. Chi ha perso una grande occasione è  Silvio Berlusconi. Se fosse uno statista e non un impresario, si domanderebbe che cosa fa il suo partito di moderati e liberali accanto ai fascisti raccolti attorno alla vociante  casalinga Meloni e all’imbarazzante peronista Salvini, rappresentanti del Trumpismo all’Italiana. Il passaggio di Forza Italia nella maggioranza di governo consentirebbe un radicale rifacimento della squadra e quindi la nomina di persone capaci di affrontare i gravi problemi del Paese. Berlusconi passerebbe alla storia e non, come al solito, alla cassa. La permanenza o meno di Conte alla Presidenza del Consiglio, secondo me meritata, diventerebbe un problema secondario. Questo è il triste quadro che si ricava dallo spettacolo offerto dai saltimbanchi di Palazzo Madama, che molti, per non vergognarsi, ritengono non rappresenti il nostro Paese, perché gli italiani sono meglio dei loro governanti. Ci si dimentica troppo facilmente che chi sedeva in quell’aula è stato eletto proprio dai cittadini italiani. In realtà siamo di fronte a una seria degenerazione dei nostri costumi, del nostro ethos, incapaci di resistere alle provocazioni dei social fino alla perdita del buon senso. Voglio fare due esempi. Letizia Moratti, persona indubbiamente dotata di grande intelligenza e capacità, ha dichiarato che per la distribuzione dei vaccini si dovrebbe tenere in considerazione anche il Pil. Confesso di essere rimasto interdetto da questa sfida alla mia stima per una persona che ho sempre ammirato. Cosa ha a che fare il Pil con la vita delle persone. Molto semplicemente tutti dovrebbero essere vaccinati, anche quelli che non credono ai vaccini, perché siamo esseri umani, tutti senza distinzioni. Un altro esempio da una persona altrettanto stimabile, il governatore del Veneto Zaia, il quale ha dichiarato in uno slancio di sensibilità sociale, che le aziende private non devono avere diritto di decidere a chi dare il vaccino. Mi dispiace per il governatore, ma in tutto il mondo le aziende danno i prodotti a chi li ha ordinati. Forse è il processo di emissione degli ordini che bisognerebbe tenere sotto controllo, così come l’equa  ripartizione delle dosi.  Caro Governatore, io ho 88 anni e non so ancora quando potrò essere vaccinato. Se fossi in Germania, come sono stato per gran parte della mia vita, sarei già vaccinato o avrei in tasca un foglietto con un appuntamento per le prossime settimane. Vorrei che lei capisse questi problemi, ed evitasse di speculare sulla natura del capitalismo. Non ne ha gli strumenti. 

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