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Così il Covid ha cambiato il settore legale: ecco i nuovi trend del comparto

Intervista a Massimo Penco dell'omonimo studio legale. Per capire come cambia la relazione con il cliente ma anche quali sono le nuove esigenze delle società

Marco Scotti
Così il Covid ha cambiato il settore legale: ecco i nuovi trend del comparto

Non è vero che il Coronavirus ha fermato tutto. Piuttosto, ha trasformato tanti settori. Come quello legale. Basti pensare che gli investimenti stranieri in Italia sono cresciuti a 27,4 miliardi di Euro grazie a 187 transazioni, un valore doppio rispetto a quello del 2019. Ne abbiamo parlato con Massimo Penco, Founder e Managing Partner dello Studio Penco.

Il Covid ha cambiato il settore legale? È modificato il tipo di controversie? 

La pandemia ha accelerato i processi di evoluzione e cambiamento che, in parte, erano già in corso prima del suo arrivo. I due driver del cambiamento più forti degli altri potrebbero essere sostenibilità e tecnologia. Il primo è (e diventerà) un elemento guida per le politiche di organizzazione e sviluppo degli studi legali che dovranno sempre più tenere in considerazione il benessere delle persone, attivarsi per una governance che sappia tenere in conto la diversità e le minoranze, nonché l’impatto ambientale di ogni attività quotidiana. Allo stesso modo la tecnologia ci consente di gestire i sempre più numerosi adempimenti normativi attraverso l’introduzione di efficaci processi automatizzati per tutte le funzioni di business e controllo.

Il nostro Studio è cosciente di questo processo perché supporta da un ventennio le imprese nella corretta gestione della compliance (soprattutto quella relativa alla Responsabilità amministrativa degli Enti dettata dal D.Lgs 231/01) e della governance societaria in genere. Per noi sostenibilità (ambientale e non) è il cardine del nostro agire e della quotidiana assistenza ai clienti.

Come cambia la relazione tra avvocato e cliente?

L'emergenza sanitaria ha generato dubbi e incertezze anche sotto i profili legali. Essere al fianco dei clienti è compito fondamentale di noi professionisti anche nell’interpretazione dei provvedimenti che le autorità italiane hanno emanato nel corso dell’ultimo anno. Penso che, in questo momento di incertezza e di conseguente evoluzione sul piano normativo, sia decisivo avere competenze multidisciplinari per fornire ai clienti un aiuto concreto attraverso risposte puntuali e aggiornate. Ma credo soprattutto sia importante una relazione diretta e fiduciaria tra l’avvocato e chi si affida a lui. Devo confessare che il mio studio non ha visto un mutamento di relazione pre e post Covid: essendo uno studio-boutique, agile e accogliente, la relazione umana è sempre al centro. È decisivo avere un sistema di valori che aiuti ad essere fermi nell’affrontare le sfide di ogni crisi.

Le società sostenibili lavorano con consulenti sostenibili e guardano al cliente come a un partner. Fanno squadra, perché si vince insieme. Noi abbiamo avuto sempre questo approccio e siamo felici dei risultati raggiunti. Allo Studio Penco lo sviluppo sostenibile è di casa.

La digitalizzazione potrebbe aiutare anche a velocizzare i processi?

È già una realtà. Con il processo telematico è possibile la consultazione on-line del fascicolo processuale, le attività di comunicazione telematica con gli uffici giudiziari, il pagamento dei contributi. Ormai anche le udienze telematiche sono una prassi e stanno funzionando. Quanto allo velocizzazione: può essere un punto di arrivo nel tempo. Il settore legale per sua natura è sempre stato refrattario all’innovazione, ma vedo grandi passi avanti rispetto al recente passato.

L'arte rimane un bene rifugio anche ora che c'è il Covid?

Chi compra arte sa (o dovrebbe sapere...) di essere alle prese con una “oggetto” atipico, che può dare grandi soddisfazioni, ma esporre a qualche rischio, in tempi di tassi ai minimi storici e di mercati che oscillano per l’emergenza globale. Si possono valutare investimenti alternativi per diversificare il portafoglio. Di qui la crescita dell’attenzione verso il settore dell’arte, che si è fatto strada negli ultimi anni. Come testimoniato dall’Art Finance report 2020 di Deloitte, chi investe nel mercato dell’arte ha l’obiettivo di diversificare il suo portafoglio. A differenza di altri investimenti più tipici, si ha il vantaggio di godere “fisicamente” del bene, ma bisogna avere la consapevolezza che si tratta di un asset complesso, non esente da problematiche come ad esempio: autenticazione e provenienza dell’opera, corretta lettura dei prezzi, mancanza di trasparenza e difficile liquidabilità. Insomma, servono competenza e preparazione. E, senza una passione che le guida, temo che si perda tutto il bello del collezionare.

Quali sono i trend del settore?

Il Covid non ha frenato il mercato legale. I vari DPCM hanno modificato il sistema di norme che disciplinano aspetti cruciali della nostra quotidianità; come la ripresa di tutte le attività produttive e commerciali, lo spostamento dei cittadini all’interno delle regioni e l’insieme delle misure di sostegno dell’economia e dei consumi. Sono stati toccati molti aspetti nel pubblico e nel privato e c’è stato perciò bisogno del supporto degli avvocati. Il rallentamento nei processi ha toccato i professionisti focalizzati sul contenzioso sia civile sia penale, ma nell’ambito stragiudiziale si è vista molta attività dal societario alla compliance, dalla logistica alla finanza. Basti pensare al settore delle operazioni di M&A che hanno una rilevante importanza nel mercato della consulenza: sono cresciute in valore (+26,7%) pur se in numero inferiore rispetto al 2019. 

Secondo il report di Mergermarket, l’incremento in termini di valore è dovuto all’aumento delle operazioni straordinarie d’impresa condotte nella seconda metà dell’anno: 301 per ben 30 miliardi di Euro, che segnano una netta ripresa dopo la brusca frenata del primo semestre 2020 (16,6 miliardi di euro e 219 operazioni), a seguito delle prime misure di confinamento adottate in Italia a marzo e aprile. Lo stesso report segnala un dato interessante: gli investimenti stranieri in Italia sono cresciuti a 27,4 miliardi di Euro grazie a 187 transazioni, un valore doppio rispetto a quello del 2019 (12,1 miliardi per 250 deal); 7 su 10 degli accordi più grandi del 2020 hanno visto il coinvolgimento di studi legali esteri. Questo ci dice come l’Italia sia sempre un buon affare, ma ad appannaggio di soggetti esteri e dei loro consulenti. Il nostro Studio lo sa bene e da sempre dialoga con clienti e consulenti internazionali, grazie al fatto di essere da sedici anni l’unico socio italiano del network internazionale Redejur, presente in Brasile e Sud America, ma anche in Europa.

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