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RISALITA FAI-DA-TE | L'ASSICURAZIONE

Crediti commerciali, si riparte in sicurezza

Attraverso la Convenzione di Riassicurazione, pubblico e privato uniscono le forze a sostegno del tessuto industriale per stabilizzare il rischio. Intervista a Luca Burrafato di Euler Hermes

Marco Scotti
Crediti commerciali, si riparte in sicurezza

«Le insolvenze aziendali in Italia cresceranno notevolmente, anche del 20% l’anno prossimo. Non è difficile immaginare un cambiamento dello scenario produttivo, dopo un 2020 con pil a -9% e un 2021 in ripresa del 3,8%». Luca Burrafato, responsabile della regione Paesi mediterranei, Medio Oriente e Africa di Euler Hermes racconta a Economy che scenari si prospettino per il mondo dell’assicurazione del credito. L’azienda - che nell’area Emea è guidata dal manager 51enne - è parte del Gruppo Allianz e, nel 2019, ha raggiunto un giro d’affari consolidato di 2,9 miliardi di euro e ha coperto transazioni commerciali per un ammontare totale di 950 miliardi di euro. Quel che si dice un osservatorio privilegiato. Molto cambierà, nei prossimi mesi, a partire dalle condizioni in cui si svilupperà il business. Ma c’è anche qualche buona notizia…

Burrafato, in queste settimane si parla di convenzione statale di riassicurazione dei crediti commerciali con valenza retroattiva al 19 maggio: di che cosa si tratta?

Le due ondate di Covid-19 hanno messo a dura prova il commercio mondiale con l’Italia tra i Paesi più colpiti dalla crisi economica, con un calo del pil triplo rispetto alla contrazione media a livello mondiale del 3%. Attraverso la Convenzione di Riassicurazione dei crediti commerciali, per la quale ringraziamo le Istituzioni del Paese, l’Ania e tutti gli attori coinvolti, i settori pubblico e privato uniscono le forze a sostegno della liquidità e fiducia nel mercato del credito commerciale interaziendale consentendo al tessuto industriale di stabilizzare il rischio e ripartire in sicurezza. 

Una prima volta per il sistema nostrano?

Sì, e di fatto apre alle imprese di assicurazione del credito la possibilità di accedere al fondo di garanzia Sace, un plafond complessivo di 2 miliardi di euro che servirà a compensare i sinistri indennizzati dagli assicuratori all’interno del periodo 19 maggio - 31 dicembre 2020. Di fatto la misura copre gli oltre 200 miliardi di crediti commerciali garantiti dagli assicuratori del credito ed ha la funzione di stabilizzare le transazioni commerciali verso le aziende finanziariamente più deboli mantenendo inalterate le coperture; supportare la liquidità delle aziende, in virtù del mantenimento delle garanzie assicurative, attraverso lo smobilizzo dei crediti commerciali verso il sistema bancario e società di factoring; mantenere inalterata la competitività delle imprese italiane; attutire la prevista contrazione del pil sul 2020 e 2021 con riflessi positivi sia sulle entrate tributarie (dirette ed indirette) che sull’occupazione.

Prima o poi però bisognerà pensare al “dopo”. Come sarà il 2021? Che cifre vi attendete per quanto concerne aziende fallite e persone senza lavoro?

Questo primo passo del governo deve guardare immediatamente a un orizzonte temporale più ampio perché gli effetti della crisi, legati anche alla seconda ondata, si protrarranno per tutto il 2021. La corretta gestione del credito commerciale, opportunamente tutelato dalla copertura assicurativa, permette di migliorare il ciclo degli incassi e ridurre le esigenze immediate di liquidità. Dopo il crollo del numero dei fallimenti dichiarati quest’anno, dovuto al congelamento dell’attività produttiva e al rallentamento dei tribunali, ci attendiamo un rimbalzo l’anno prossimo delle istanze di fallimento con una progressiva accelerazione che coinvolgerà anche il 2022. Le insolvenze aziendali cresceranno in Italia del 20% nel 2021 rispetto all’anno precedente. Molto dipenderà, ovviamente, dalle misure messe in campo sia dal governo nazionale che dalle istituzioni europee per salvaguardare il più possibile le filiere produttive e dei servizi da un tracollo che avrebbe riflessi disastrosi sugli stessi bilanci pubblici nazionali. Oltre a ciò, probabilmente, bisognerà svolgere un’attenta valutazione delle nuove norme sulle crisi d’impresa che dovrebbero entrare in vigore a settembre 2021, in particolare per quanto riguarda la procedura d’allerta che, allo stato attuale, risparmierebbe ben pochi comparti produttivi perdendo così di significato. Il tasso di disoccupazione si attesterà stabilmente su valori a due cifre con una progressiva accelerazione che potrà cominciare ad essere riassorbita solo nel corso del 2022.

La gestione del credito commerciale migliora il ciclo degli incassi e con esso la liquidità

Il 2020 si chiuderà in calo di circa il 10%, con previsioni iniziali addirittura peggiori. L’anno prossimo si parla di una crescita intorno al 4%: quando si tornerà a recuperare i livelli pre-crisi? 

Prevediamo che gli strascichi saranno più profondi e duraturi rispetto a quelli relativi alla crisi finanziaria del 2008/2009. Nel 2020 le esportazioni di beni e servizi si dovrebbero ridurre del 15% mentre per il prossimo anno la progressiva ripresa del commercio mondiale è attesa condizionare positivamente sia le esportazioni sia le importazioni pur senza compensare le perdite registrate nell’anno corrente. Le performance negative di quattro regioni – Piemonte, Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna – spiegano oltre i due terzi del calo su base annua dell’export nazionale ma rappresentano anche le regioni che segneranno il maggior rimbalzo. Dopo il calo del 9% nel 2020, il pil Italia dovrebbe rimbalzare con un + 3,8%. Non è difficile prevedere soprattutto un cambiamento obbligato del panorama produttivo volto ad una maggiore digitalizzazione e a nuove forme di commercializzazione dei prodotti. In tale contesto le aziende meno dinamiche, sottocapitalizzate e poco patrimonializzate avranno maggiori difficoltà a ripartire. Per molte Pmi la strada obbligata sarà dettata da aggregazioni per raggiungere la massa critica necessaria alla sopravvivenza in mercati ancora più competitivi. Nonostante la forte liquidità presente a livello sistemico, non sono in vista rilevanti rimbalzi dei prezzi per cui la massima attenzione dovrà essere volta all’efficienza dei processi e al contenimento dei costi, con possibili ulteriori spinte nella direzione dell’automazione.

Le banche si attendono una montagna di Npl a causa della fine delle moratorie. Aleggia lo spettro dei “famosi” 25mila euro: come sta il comparto? 

La nostra è un’azione sinergica a quella degli istituti di credito con molti dei quali intratteniamo da anni proficui rapporti di collaborazione. Per quanto riguarda i 25mila euro dati con garanzia statale non c’è stata la paventata ondata di richieste. Molte aziende, già indebitate, hanno preferito non rivolgersi a questa ulteriore forma di finanziamento. Nonostante ciò è possibile che si presentino criticità più a livello di singola azienda che a livello di comparto settoriale. 

La nuova misura copre gli oltre 200 miliardi di crediti commerciali garantiti dagli assicuratori stabilizzando le transazioni

Come cambia l’assicurazione del credito e che tipo di parametri adotterete nei prossimi mesi?

L’assicurazione dei crediti commerciali è un servizio semplice e flessibile che si basa prioritariamente sull’analisi della valutazione del rischio delle aziende clienti dei nostri assicurati. In uno scenario estremamente volatile e rischioso, rinforzeremo ulteriormente la nostra attività di business intelligence attraverso l’introduzione di nuovi tool “data driven”. In questa nuova ricostruzione, che avverrà in piena era digitale, ci sarà ancora una volta l’opportunità di fare cultura e innovare il mercato attraverso la creazione di nuove piattaforme dedicate per il tessuto imprenditoriale. 

In ottica Recovery Fund: vi attendete qualche novità anche da questo punto di vista? Si parla tanto di digitale e innovazione ma la parte relativa al lavoro, al rilancio delle imprese (e quindi anche del credito) rimane nodale.

Al di là della metodologia di gestione scelta (cabina di regia, task force, etc.) si avverte la necessità di avere obiettivi precisi per non sprecare la maggior parte delle risorse. Sotto il profilo dei contenuti, delle quattro “linee strategiche” incluse nella bozza presentata - modernizzazione, transizione ecologica, inclusione sociale e territoriale e parità di genere – la prima attira la nostra maggiore attenzione, in particolare per quanto riguarda gli investimenti e le riforme, come quella della giustizia, che punta ad accorciare del 40% la durata dei processi civili e, quindi, anche delle procedure fallimentari che riguardano da vicino la nostra attività. Dei 19 miliardi per il capitolo scuola, istruzione e ricerca guardiamo con attenzione alla seconda componente (“Dalla ricerca all’impresa”) che mira ad innalzare il potenziale di crescita del sistema economico, agendo sulla leva degli investimenti in ricerca e sviluppo. L’Italia è inoltre primo beneficiario delle risorse messe in campo con il Fondo Sure e con il Next Generation Eu per politiche di digitalizzazione e di agevolazioni fiscali. La pandemia rappresenta così un’immensa criticità, ma può diventare anche una grande opportunità per la modernizzazione del Paese.

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