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Se la liquidità
richiede una... proroga

Pandemia e crisi economica: prorogare la validità dell’Art. 55 del DL “Cura Italia”. Da Assoholding la proposta, per la liquidità di holding e imprese

Redazione Web
Se la liquiditàrichiede una... proroga

Barbara Cortese, segretario generale di Assoholding

Assoholding, da 20 anni l’Associazione di categoria delle holding finanziarie e di partecipazione, fondata e presieduta dal Prof. Gaetano De Vito, punta ad ottenere la proroga dell’Art. 55 del DL cd. “Cura Italia”, recepito con modifiche dal Decreto Legge 14 agosto 2020, n. 104 e convertito in legge dall'articolo 72 della Legge 13 ottobre 2020, n. 126 (GU n. 253 del 13 ottobre 2020).

Il primo atto formale che compie il nuovo Segretario Generale dell’Associazione, l’Avvocato Barbara Cortese, nel ruolo dal 20 ottobre scorso, è quindi proprio la richiesta al Governo di proroga della norma, almeno fino a tutto il 2021, o meglio ancora per un biennio, per coprire le perdite che il perdurare dell’emergenza pandemica procurerà alle imprese ben oltre la scadenza della previsione normativa ad oggi fissata al 31 dicembre di quest’anno. Parallelamente alla proroga della norma, bisognerà richiederne anche il rifinanziamento, che dovrà prevedere uno stanziamento ingente, adeguato a bilanciare le perdite subite dalle imprese nel 2020 e a quelle che è logico attendersi anche nel prossimo anno.

La norma nasce infatti come forma di sostegno alle imprese in difficoltà economica a causa della Pandemia. È immaginata dal legislatore come pratica virtuosa nella gestione del credito d’imposta, in quanto consente di creare nuova liquidità attraverso un meccanismo di cessione di crediti inesigibili che danno luogo a crediti d’imposta. Il legislatore ha modificato la disciplina della trasformazione in crediti d’imposta delle attività per imposte anticipate (DTA, Deferred Tax Assets) ponendo la condizione di cessione di crediti deteriorati indirizzati alla creazione di nuova liquidità. In sostanza, le imprese che cedono a terzi, entro il 31 dicembre 2020, i propri crediti commerciali o finanziari deteriorati possono trasformarli in credito d’imposta.

Un meccanismo virtuoso, quindi, perché genera liquidità in quanto diminuisce il fabbisogno connesso con il versamento di imposte e contributi, e allo stesso tempo aumenta la disponibilità di cassa in un periodo di crisi. Purtroppo, il legislatore ha previsto che il meccanismo termini il 31 dicembre 2020; fa specificamente riferimento alle perdite subite dalle aziende fino al 2019 e non prende quindi in considerazione le ulteriori perdite che si produrranno in questo anno fiscale – e oltre – a causa della crisi. L’obiettivo di Assoholding è quello di arrivare ad una modifica della ratio stessa della norma, chiederne la proroga ed il rifinanziamento, per fare fronte proprio a quelle difficoltà ulteriori e sicuramente gravose che le aziende andranno ad affrontare nel 2021 a causa del Covid-19.

L’auspicio del suo Segretario Generale è che tutte le associazioni di categoria imprenditoriale vorranno affiancarsi ad Assoholding nella richiesta al Governo e al Parlamento di provvedere al rifinanziamento di questa utile norma e alla sua proroga.

Il testo dell'art.55

Art. 55 

 

(Misure di sostegno finanziario alle imprese) 

 

  L'articolo  44-bis  del  decreto  legge  30  aprile  2019,  n.  34,

convertito con modificazioni, dalla legge 28 giugno 2019, n.  58,  e'

sostituito dal seguente: 

 

                              Art. 44-bis 

 

  1. Qualora una societa' ceda a titolo oneroso, entro il 31 dicembre

2020,  crediti  pecuniari   vantati   nei   confronti   di   debitori

inadempienti a  norma  del  comma  5,  puo'  trasformare  in  credito

d'imposta le attivita' per imposte anticipate  riferite  ai  seguenti

componenti: perdite fiscali non ancora computate in  diminuzione  del

reddito imponibile ai sensi dell'articolo 84 del  testo  unico  delle

imposte  sui  redditi,  di  cui  al  decreto  del  Presidente   della

Repubblica 22 dicembre  1986,  n.  917,  alla  data  della  cessione;

importo del rendimento nozionale  eccedente  il  reddito  complessivo

netto di cui all'articolo 1, comma 4, del decreto  legge  6  dicembre

2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22  dicembre

2011, n. 214, non ancora dedotto ne' fruito tramite credito d'imposta

alla data della cessione. Ai fini della determinazione delle  perdite

fiscali non si applicano i limiti di cui al secondo periodo del comma

1  dell'articolo  84  del  predetto  testo  unico.  Ai   fini   della

trasformazione in credito d'imposta, i componenti di cui al  presente

comma  possono  essere  considerati  per  un  ammontare  massimo  non

eccedente il 20% del valore nominale dei crediti ceduti. Ai fini  del

presente articolo, i crediti ceduti possono essere considerati per un

valore nominale massimo  pari  a  2  miliardi  di  euro,  determinato

tenendo conto di tutte le cessioni effettuate entro  il  31  dicembre

2020 dalle societa' tra loro legate da rapporti di controllo ai sensi

dell'articolo 2359 del codice civile e  dalle  societa'  controllate,

anche indirettamente, dallo stesso soggetto. Le attivita' per imposte

anticipate riferibili ai componenti  sopra  indicati  possono  essere

trasformate in credito d'imposta anche se non iscritte  in  bilancio.

La trasformazione in credito d'imposta avviene alla data di efficacia

della cessione dei crediti. A decorrere dalla data di efficacia della

cessione dei crediti, per il cedente: 

    a) non sono computabili in diminuzione dei redditi imponibili  le

perdite di cui all'articolo 84 del  testo  unico  delle  imposte  sui

redditi,   relative   alle   attivita'   per    imposte    anticipate

complessivamente trasformabili in  credito  d'imposta  ai  sensi  del

presente articolo; 

    b) non sono deducibili ne' fruibili tramite credito d'imposta  le

eccedenze del rendimento nozionale rispetto al reddito complessivo di

cui all'articolo 1, comma 4, del decreto-legge 6  dicembre  2011,  n.

201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011,  n.

214, relative alle attivita' per imposte anticipate  complessivamente

trasformabili in credito d'imposta ai sensi del presente articolo. 

  2. I crediti d'imposta  derivanti  dalla  trasformazione  non  sono

produttivi di interessi. Essi possono essere utilizzati, senza limiti

di importo, in compensazione ai sensi dell'articolo  17  del  decreto

legislativo 9 luglio 1997,  n.  241,  ovvero  possono  essere  ceduti

secondo quanto previsto dall'articolo 43-bis o  dall'articolo  43-ter

del decreto del Presidente della Repubblica  29  settembre  1973,  n.

602, ovvero possono essere chiesti a rimborso.  I  crediti  d'imposta

vanno indicati nella dichiarazione dei redditi e non concorrono  alla

formazione  del  reddito  di  impresa  ne'  della   base   imponibile

dell'imposta regionale sulle attivita' produttive. 

  3. La trasformazione delle  attivita'  per  imposte  anticipate  in

crediti d'imposta  e'  condizionata  all'esercizio,  da  parte  della

societa' cedente, dell'opzione di cui all'articolo 11, comma  1,  del

decreto-legge 3 maggio 2016, n. 59,  convertito,  con  modificazioni,

dalla  legge  30  giugno  2016,  n.  119.  L'opzione,  se  non   gia'

esercitata, deve essere esercitata entro la  chiusura  dell'esercizio

in corso alla data  in  cui  ha  effetto  la  cessione  dei  crediti;

l'opzione ha efficacia a partire dall'esercizio successivo  a  quello

in cui ha effetto la cessione. Ai fini dell'applicazione  del  citato

articolo 11  del  decreto-legge  n.  59  del  2016,  convertito,  con

modificazioni, dalla legge n.  119  del  2016,  nell'ammontare  delle

attivita' per imposte anticipate sono comprese anche le attivita' per

imposte anticipate trasformabili in crediti d'imposta  ai  sensi  del

presente  articolo  nonche'  i  crediti  d'imposta  derivanti   dalla

trasformazione delle predette attivita' per imposte anticipate. 

  4. Il presente articolo non si applica a societa' per le quali  sia

stato accertato lo stato di dissesto o  il  rischio  di  dissesto  ai

sensi dell'articolo 17 del decreto legislativo 16 novembre  2015,  n.

180, ovvero lo stato di insolvenza ai sensi dell'articolo 5 del regio

decreto 16 marzo 1942, n. 267, o dell'articolo 2,  comma  1,  lettera

b), del codice della crisi d'impresa e  dell'insolvenza,  di  cui  al

decreto legislativo 12 gennaio 2019, n. 14. 

  5. Per gli effetti  del  presente  articolo,  si  ha  inadempimento

quando il mancato pagamento si protrae per oltre novanta giorni dalla

data in cui era dovuto. 

  6. Le disposizioni del presente  articolo  non  si  applicano  alle

cessioni di crediti tra societa' che sono tra loro legate da rapporti

di controllo ai sensi dell'articolo 2359 del  codice  civile  e  alle

societa' controllate, anche indirettamente, dallo stesso soggetto.

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