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Si fa presto a dire
digital transformation

Il digitale non è il futuro: è il presente. Ma non tutte le aziende sono attrezzate (e spesso non lo sono neppure quelle che pensano di esserlo). Ne abbiamo parlato con Danilo Rivalta, ceo di Finix Technology Solution

Redazione Web
Si fa presto a diredigital transformation

Danilo Rivalta, ceo di Finix Technology Solution

Era la fine di maggio quando Danilo Rivalta ha avuto modo di raccontarsi per la prima volta come nuovo ceo di Finix Technology Solution su Economy Mag, delineando i connotati della “sua fase 2”. Facendo suo il motto di Klaus Schwab (Fondatore e Presidente del Forum Economico Mondiale), Rivalta sottolineava come siano le organizzazioni in grado di adattarsi rapidamente ai cambiamenti economici quelle che riescono a sopravvivere e a imporsi sui loro concorrenti, indipendentemente dalle loro dimensioni.

In quell’occasione, Rivalta aveva inoltre messo in risalto la differenza che intercorre fra “digital trasformation” e “digital innovation”, ovvero la distanza che esiste tra un lento processo che agisce in profondità e un repentino balzo in avanti – mettendo il focus sui due concetti fondamentali di velocità ed execution.

Durante i primi mesi del lockdown molte aziende hanno dovuto correre per stare al passo con una digitalizzazione che veniva imposta dalle contingenze e Rivalta raccontava di come Finix le abbiamo aiutate a farlo, fornendo loro i prodotti e l’assistenza necessari. Oggi però, alla luce degli ultimi sviluppi, è diventato chiaro a tutti che il digitale permeerà tutti i processi aziendali, lavorativi, sociali e personali anche nel prossimo futuro: neanche i più restii al cambiamento possono più “far finta” che il passaggio al digitale sia stato soltanto il frutto di una misura eccezionale, utile solo per un breve periodo circoscritto nel tempo. La trasformazione digitale non è il futuro, è il presente. Ed occorre essere attrezzati.

Le aziende hanno bisogno di avere a disposizione i prodotti migliori e più utili per il loro business, perché possa crescere in loro il seme da cui far germogliare la vera trasformazione digitale. Ed è a partire da questa convinzione che (oltre a distribuire in esclusiva in Italia le soluzioni targate Fujitsu), Finix ha scelto di cercare, selezionare e supportare realtà innovative di valore, start-up e scale-up che offrono soluzione di protezione, interpretazione, elaborazione e raccolta dei dati che possano indirizzare verso strategie data-driven.

Queste realtà hanno molto spesso idee rivoluzionarie, ma non hanno le capacità commerciali e organizzative adatte per sorreggere l’ingresso della loro idea sul mercato. Rivalta racconta di come Finix metta a loro disposizione il proprio know-how tecnologico, di marketing, commerciale e amministrativo, per farle poi “camminare con le proprie gambe” – agendo quindi come un vero e proprio “hub tecnologico”. La sfida in questo senso è quella di sfruttare queste innovazioni per creare delle piattaforme integrate e modulabili, che possano venire incontro alle esigenze più ampie e diversificate. Strumenti pronti all’uso ed estremamente utili, per esempio, al comparto banking o retail, ma più in generale a tutti quei servizi in cui avere un’analisi della customer behavior è cruciale per operare scelte di sicurezza e affidabilità, oltre che di ottimizzazione di spazi e risorse. Avere o non avere accesso a tecnologie di questo tipo può fare una differenza enorme in termini di business, a tutti i livelli: la tecnologia può infatti aiutare il retail a ripensare il modo di fruizione degli spazi fisici, così come da sempre serve agli e-commerce per ottimizzare i processi e aumentare i profitti.

Rivalta aggiunge che, oltre a questo, la trasformazione digitale e le sue potenzialità stiano comportando sempre di più un profondo rinnovamento dei processi anche dal punto di vista lavorativo, con una dematerializzazione degli spazi di lavoro e lo spostamento del paradigma verso il concetto dello smart working. Sembra infatti ormai superfluo far presente come forme di lavoro agile abbiano dimostrato di poter migliorare la vita per certe tipologie di lavoratori, venendo incontro ad esigenze di ricomposizione familiare e di corretto bilanciamento della work-life balance, senza che la produttività di questi soggetti ne risenta (anzi, in molti casi questa è aumentata).

E quanto Rivalta creda nella trasformazione digitale applicata all’approccio al mondo del lavoro risulta evidente e tangibile dal modo in cui ha scelto di trasformare la sua stessa azienda: seguendo il modello di innovazione delle principali aziende tech mondiali, Finix ha infatti spostato – già dallo scorso 1° luglio – i propri uffici di Milano nel CoWorking Space di WeWork, incentivando lo smart working e l’home office per i propri dipendenti. Certo, anche in questo caso, ad un’innovazione digitale deve seguire una trasformazione più profonda, di responsabilizzazione delle risorse umane, di pianificazione per obiettivi, ma soprattutto di un nuovo concetto di sicurezza che permei tutti gli strumenti con i quali i lavoratori accedono alle risorse e alle reti aziendali, onde limitare i rischi derivanti da connessioni domestiche poco sicure. Non si deve dimenticare, ad esempio, che gli ultimi mesi hanno portato ad una crescita a tripla cifra degli attacchi informatici verso le aziende.

Perché le aziende arrivino ad utilizzare le giuste tecnologie e ad implementare i giusti processi ci vorrà necessariamente del tempo ma, anche in questo caso, prima si darà il via al percorso di migrazione digitale, prima si potranno apprezzare i risultati del processo di digital trasformation, in termini di business, di operatività, di sicurezza e di efficienza. Per questo, al di là delle contingenze legate alla presente situazione sanitaria (che pur ha accelerato un processo naturale di innovazione), che si tratti di una piccola-media impresa o di un ospedale, di una banca o della Pubblica Amministrazione, qualunque soggetto che si trovi oggi a dover stabilire la roadmap per la crescita futura non può farlo se non attraverso un percorso data-driven, lavorando per digitalizzare i propri processi nel profondo, trasformandosi e ricordando che nel mondo presente non è il pesce più grande a sopravvivere, ma quello più veloce.

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