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The West Wing: la serie tv perfetta per capire la politica americana

In onda negli USA dal 1999 al 2006, la serie creata da Aaron Sorkin mostra il "dietro le quinte" della Casa Bianca. 

Maddalena Bonaccorso
West Wing

Il cast di "The West Wing" al completo

Il dietro le quinte della Casa Bianca, in versione serie tv. L’arte della mediazione, la forza di uno staff coeso, il compromesso e il dialogo, i rapporti con le istituzioni, lo splendore di Washington, il coraggio di decidere della vita e della morte: in una parola, la politica, quella vera. 
Questo, e molto altro, è “The West Wing”,  serie NBC  nata dalla penna di quel genio di Aaron Sorkin (sceneggiatore di “The Social Network, tra gli altri) che tra il 1999 e il 2006 ha vinto 26 Emmy e 2 Golden Globe: ma che in Italia solo nell’agosto di quest’anno, a più di dieci anni dalla sua conclusione, è riuscita ad approdare sul canale “Prime Video” e quindi a farsi conoscere da intere generazioni di spettatori.
Ed era ora: perché nemmeno nelle serie più moderne e di qualità, vedi “House of Cards” o “Designated Survivor”, si assapora e si vive la grande politica americana, come invece accade in "West Wing": solo nelle 7 stagioni di questa serie che per gli americani è un vero e proprio cult, lo spettatore viene letteralmente teletrasportato nella celeberrima ala ovest della Casa Bianca, laddove si trova lo Studio Ovale e dove quindi si prendono le decisioni che influenzano la vita di tutti noi. Utilissima -e piacevole- da guardare, ora che siamo appena usciti dalle grandi maratone elettorali di Usa2020, che hanno portato all'elezione di Joe Biden.

L' influenza sulla politica reale e la puntata speciale del 2020

L’influsso che la fiction ha avuto sugli americani nel corso degli anni è di tale importanza che proprio quest’anno, nell’imminenza delle elezioni che poi hanno visto Joe Biden aggiudicarsi la corsa alla presidenza, tutto il cast superstite è stato riunito in un teatro per una “puntata supplementare”, che funzionasse da incentivo al voto.

Soprattutto, che portasse preferenze al candidato democratico, visto e considerato che la reunion è stata organizzata proprio da Aaron Sorkin in sostegno della candidatura Biden-Harris. Andata in onda il 15 ottobre sul canale HBO, questa -a tratti- surreale puntata (che in realtà tecnicamente era la riduzione teatrale di una effettiva puntata andata in onda nel 2002) ha avuto un po' l'effetto della rimpatriata scolastica a vent'anni dal diploma, ma ha comunque riunito attorno alla tv milioni di americani nostalgici della serie, portandola in "trend topic" su tutti i social.

Al posto del bravissimo John Spencer (nel frattempo deceduto) che nella serie interpretava il capo dello staff  è stato chiamato un fuoriclasse della tv come Sterling K. Brown, uno dei protagonisti di "This is us", altra serie top che raconta gli ultimi 50 anni dell'America.

La forza dello staff della Casa Bianca

Ma che cos’ha, “The West Wing”, più delle tante altre valide serie tv che narrano le vicende della Casa Bianca e del presidente degli Stati Uniti?
Tutto, ci verrebbe da dire: la credibilità, la quotidianità, la narrazione dei meccanismi che regolano le mediazioni politiche, il duro lavoro dello staff, sempre centrale e la cui importanza non è mai stata indagata con l’attenzione che invece ritroviamo in questa serie.
Il protagonista è ovviamente il presidente di una immaginaria compagine repubblicana, Josiah Bartlett, Premio Nobel interpretato da un Martin Sheen davvero eccezionale: a lavorare al suo fianco, nell'ala ovest della Casa Bianca che alla fine delle 7 stagioni ci sembrerà un po' anche casa nostra, ci sono poi il Chief of the staff Leo McGarry interpretato appunto da John Spencer, il suo vice Joshua Lyman (Bradley Whitford), il direttore della comunicazione Toby Ziegler (Richard Schiff)  con il vice Sam Seaborn (Rob Lowe) e la portavoce presidenziale CJ Cregg, una davvero eccezionale Allison Janney.

E proprio nei dialoghi tra i componenti dello staff e il presidente si cela la preziosità di questa serie, che ha il grande pregio di mostrare come la dialettica sia alla base di ogni decisione. Come la preparazione di un discorso, magari di uno che cambierà la storia seppur solo nella fiction sia -allora come adesso- un'operazione di importanza strategica e sociale, non un mero esercizio di stile.

L'Ala Ovest della Casa Bianca di Sorkin -che firma solo le prime 4 stagioni, lasciando poi il posto a John Wells, e la differenza purtroppo si vede- è di certo un mondo ideale: dove al posto dell'allora presidente George W. Bush (nella prima serie c'era ancora Bill Clinton) c'è un Premio Nobel quasi perfetto, dove si ascoltano i deboli, dove il lavoro è frenetico e assorbe totalmente le vite di tutti i componenti dello staff, dove gli ideali guidano le azioni, dove ogni parola è soppesata e studiata in modo che lasci il segno nella storia e nella Politica, con la P maiuscola.

Attualità di "West Wing"

Sono passati tanti anni, dalla prima serie: esattamente 21, e nel frattempo è cambiato il mondo. Ma le storie di "West Wing" parlano agli uomini e alle donne del 2020 come parlavano a quelli del secolo scorso.

Si affronta il tema fondamentale del terrorismo di matrice islamica, indagato a fondo anche perché nel 2001, nel mese di settembre quando ci fu l'attentato alle Twin Towers, la serie era al massimo della sua popolarità: e doveva risposte e spiegazioni al popolo americano.

Ma si parla anche dei meccanismi di funzionamento della Corte Suprema, più attuali che mai, con la nomina di Amy Coney Barrett da parte del presidente Trump, di missioni nello spazio, di rapimenti di cittadini americani, di segreti e bugie dei presidenti americani: perché Bartlett a volte sembra davvero un santo, ma anche lui ha i suoi difetti.

Sullo sfondo, una Washington splendida, vera e autentica protagonista collaterale di questa serie, da vedere assolutamente: adesso, iniziando proprio da stasera. Per finirla in tempo, per il 21 gennaio 2021, quando il 46* presidente degli Stati Uniti d'America giurerà sulla Bibbia di Lincoln davanti al Campidoglio. 

E per entrare con lui, anche noi, nella "West Wing".

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