La finanza alternativa: un rimedio anche per le micro imprese

Ecco come possono ripartire, ampliando, rinnovando o riconvertendo il proprio modello di business

Giuseppe Rochira
Ecco il fondo azionario sugli Esg di Allianz Gi

In uno scenario così complesso come quello che stiamo vivendo negli ultimi mesi, dovuto a grandi cambiamenti, nuove regole, rischi e minacce ormai concreti, gli imprenditori devono trovare il modo di ripensare il loro modello di business, magari ampliandolo, rinnovandolo o riconvertendolo, partendo con un nuovo assetto rganizzativo, onde far fronte alle attuali problematiche di mercato. Da qui anche la necessità di un nuovo Business plan che serva da base per trovare strumenti più adatti a finanziare la propria attività e i nuovi investimenti visto che quelli bancari garantiti dallo Stato, nella pratica sembrano essere più complicati di quelli ordinari.

Da più di un decennio la Finanza alternativa ha facilitato l’accesso al capitale e ha consentito a tante PMI italiane di incrementare la propria competitività, ottenendo vantaggi in termini di accresciute competenze manageriali, visibilità sul mercato e opportunità di investimento. Nello scorso anno (2019), infatti, le risorse che la finanza alternativa al credito bancario ha veicolato verso le PMI sono state oltre 3 miliardi di euro, contro i circa 2,5 miliardi del 2018, come risulta dalle diverse ricerche sulla Finanza alternativa per le PMI in Italia. Nel frattempo la Finanza alternativa si è sviluppata su diversi fronti, con nuove forme di finanziamento ormai collaudate dal mercato.

Infatti, nonostante le comprensibili difficoltà del 2018, il private equity e il venture capital hanno continuato a svolgere un ruolo prioritario nell’industria per tutto il 2019. Al contrario, la raccolta dei minibond per un certo periodo si è contratta, mentre l’invoice trading ha continuato ad aumentare. Il crowdfunding ha continuato a crescere anche se non in modo sensibile risultando ancora comparativamente piccolo, laddove l’offerta di token digitali, pur spinta dalla tecnologia blockchain, è ancora in  attesa di una propria regolamentazione, anche se già lo scorso anno è stata avviata una consultazione da parte della Consob finalizzata a studiare una possibile definizione e regolamentazione del collocamento di ‘cripto-attività’.

Ma cosa è effettivamente la Finanza alternativa, quali sono i principali strumenti, come funzionano e come le micro imprese possono farne uso?

Gli strumenti di finanza alternativa

Il Private equity e il Venture capital (finanziamento con capitale di rischio fornito da investitori professionali, a volte prodromico alla quotazione in Borsa), sono operazioni dirette a sottoscrivere capitale di rischio di imprese non quotate, con l’ambizione di contribuire attivamente alla loro crescita per poi ottenere una plusvalenza al momento dell’exit. Questi investitori, però, negoziano contratti e patti complessi con gli imprenditori, cosa che non accade ad esempio nell’equity crowdfunding, dove il potere contrattuale dei sottoscrittori è molto basso.

I minibond (ricorso al mercato mobiliare per il collocamento di titoli di debito, come obbligazioni e cambiali finanziarie) sono uno strumento di finanziamento per le aziende non quotate in Borsa. Con questo strumento le società possono reperire fondi dagli investitori istituzionali fornendo in cambio titoli di credito in favore di chi desidera credere nel loro progetto, soprattutto grazie alle operazioni di sistema dei ‘basket bond’.

Il crowdfunding (una opportunità di raccogliere capitale su portali Internet nelle varie forme ammesse, come reward, lending, equity) viene utilizzato molto spesso per l’avvio di gran parte dei progetti di piccole startup, oltre che per operazioni in ambito immobiliare.

Le piattaforme di invoice trading (smobilizzo di fatture commerciali attraverso piattaforme web) consentono, similmente alle operazioni finanziarie di factoring (proprie delle banche o delle società finanziarie specializzate), di reperire più facilmente liquidità via web, anche se il ciclo di investimento in questo ambito è molto più corto. Si tratta, in sostanza, della cessione a investitori professionali di fatture commerciali a scadenza mediamente di 3-4 mesi, spesso utilizzate come sottostante per operazioni di cartolarizzazione. Uno strumento di Finanza alternativa relativamente più utilizzato fra tutti quelli considerati con prospettive positive per il futuro.

Il direct lending (credito fornito da soggetti non bancari attraverso prestiti diretti) è, al momento, uno dei segmenti meno sviluppati, avendo toccato solo marginalmente le PMI e in cui è più difficile raccogliere informazioni esaustive, non pubblicamente disponibili. Vi sono tuttavia notizie di mercato di una crescita futura, dal momento che sono stati annunciati diversi fondi di investimento dedicati.

L’Initial Coin Offerings (ICO) (collocamento di token digitali su Internet grazie alla tecnologia emergente della blockchain) è un sistema di finanza alternativa mediante il quale è possibile raccogliere capitale su Internet offrendo in sottoscrizione token digitali e disintermediando completamente piattaforme terze e circuiti di pagamento tradizionali.

Grazie alla tecnologia blockchain, i token consentono ai sottoscrittori di accedere a prodotti e servizi, a volte di partecipare attivamente al progetto imprenditoriale; sono spesso scambiati su piattaforme specializzate e questo rende labile il confine fra le ICO e la sottoscrizione di investimenti finanziari.

Osservazioni finali

Il mercato della Finanza alternativa, dunque, può senz’altro continuare ad essere complementare (se non giustappunto alternativo nel vero senso del termine) al credito bancario, non solo per le PMI ma, soprattutto, per le micro imprese, molte delle quali sono destinate a chiudere a seguito di questa emergenza pandemica, ove non fossero subito finanziate adeguatamente anche con un eventuale garanzia dello Stato che dovrebbe intervenire anche in materia di finanza alternativa.

Se l’intervento dello Stato in termini di garanzie fosse esteso anche alla Finanza alternativa, infatti, si risolverebbero più velocemente i problemi che le micro imprese stanno affrontando anche solo per ottenere il finanziamento dell’ormai famoso 25% dei ricavi 2018, dunque, dei famosi 25.000 euro, che per molti non arriveranno mai (in virtù di quanto previsto dal “poderoso” Decreto liquidità).

Va da sé che, al fine di valutare gli strumenti finanziari più adatti per rilanciare il proprio business, o per riconvertirlo, o, ancora per avviarne uno ex novo, le micro imprese, specie quelle meno strutturate anche sul piano organizzativo, devono innanzitutto aggiornare o rifare  ex novo il proprio Business Plan e valutare, insieme a consulenti esperti, lo strumento di Finanza alternativa più adatto per supportare la continuità aziendale e la crescita della propria impresa. I soggetti che operano nella Finanza alternativa, invece, dovrebbero aprirsi maggiormente nei confronti delle micro imprese, essendo in grado di sostenerle meglio e più delle stesse banche, avendo l’opportunità di entrare in stretto contatto anche con il loro business e di monitorarlo più da vicino.

In conclusione, seppur continua ad auspicarsi un intervento decisivo da parte del Governo - che possa non solo garantire formalmente i finanziamenti di cui tutto il tessuto economico necessita, ma anche assicurare l’effettiva erogazione di questi alle imprese - nel frattempo, agli imprenditori in difficoltà non resta che rivolgersi agli strumenti alternativi sopradescritti, dopo aver ridisegnato con l’aiuto di esperti, alla luce delle nuove esigenze, il proprio assetto aziendale.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Economy

Caratteri rimanenti: 400

Economy Mag