Nella guerra al contanteci guadagnano tutti

Ridurre il costo dei conti correnti, abbassare le commissioni per gli esercenti che utilizzano il pos, aumentare la sicurezza delle transazioni e incentivare la war on cash, la guerra al contante, ovvero lo strumento di pagamento che è tra i responsabili dell’evasione fiscale monstre che attanaglia il nostro paese. E ancora: pagare parcheggi e bollo auto, biglietti della metropolitana e servizi di mobilità senza dover frugare nelle tasche all’affannosa ricerca di qualche monetina. Non è la lista dei buoni propositi degli istituti di credito, ma alcune delle novità che attendono gli italiani dal 2019. Allacciate le cinture di sicurezza, quindi, perché la rivoluzione è imminente e dirompente. Dopo anni di “carburazione”, da gennaio l’Italia potrebbe trovarsi – finalmente – proiettata verso il futuro. In una dimensione che è già abitata dai paesi anglosassoni e del nord Europa. 

La direttiva europea impone il pieno interscambio di informazioni dal 14 settembre 2019. Ma i test dovranno partire a metà marzo

A guidare la nuova era dei pagamenti, una direttiva europea, la Psd2 (Payment Services Directive), che apre il mercato dei servizi finanziari e dei pagamenti alle cosiddette “terze parti”. Si tratta di soggetti diversi dagli istituti di credito tradizionali, che possono però venire autorizzati dai privati a utilizzare i conti correnti degli utenti per gestire varie operazioni tra cui la più ovvia è quella di pagare transazioni di diverso tipo. La norma è diventata operativa a gennaio di quest’anno, ma mancano ancora alcuni provvedimenti complementari che la rendano “funzionante” sotto tutti i punti di vista «Il 2019 – racconta Liliana Fratini Passi, direttore generale del Consorzio Cbi, che definisce in ambito condiviso le regole e gli standard tecnici e normativi del mondo bancario – è veramente l’anno in cui si completerà un percorso iniziato a gennaio. Il 14 marzo dell’anno prossimo, le banche che gestiscono conti correnti saranno obbligate dalla Psd2 a effettuare test di sviluppo per le modalità di dialogo con le terze parti. Il 14 settembre del 2019, poi, si passerà alla piena operatività dell’interscambio di informazioni». 

Al momento l’Italia è ancora un paese arretrato per quanto riguarda i pagamenti con modalità differenti dal contante. «Il tasso di adozione della moneta elettronica – spiega ancora Liliana Fratini Passi – è ancora contenuto nel 10% del totale dei pagamenti. Se guardiamo quali sono i pagamenti tramite carta siamo un paese ad alta potenzialità di crescita, siamo un paese dove le strategie di cashless society sarebbero altamente auspicabili. Negli ultimi 15 anni, però, abbiamo osservato dei grandi cambiamenti comportamentali con le “lenzuolate” Bersani che hanno costretto, per esempio, le aziende a compilare il modulo F24 esclusivamente in via telematica. Bisogna però sottolineare che nessuna industria privatamente è in grado di cambiare in maniera dirompente i comportamenti di un paese, ci deve essere un disegno e una strategia per arrivare a un determinato obiettivo. E per il momento l’esecutivo in carica non ha ancora annunciato quale debba essere la sua strategia in proposito». 

Le carte di pagamento non stanno più trovando quell’espansione che si era verificata negli anni passati. Ma cresce il digitale

Nel nostro paese il numero di pagamenti al dettaglio effettuati nel corso del 2017 con strumenti diversi dal contante ha proseguito la sua crescita (+1,9% rispetto all’anno precedente) seppur ad un ritmo inferiore rispetto al 2016. Il transato medio, invece, rimane sostanzialmente invariato a poco più di 1.500 euro all’anno. Questo significa che le carte non stanno più trovando quell’espansione continua che si era verificata negli anni passati per due motivi che sembrano opposti ma che invece sono estremamente vicini. Da un lato, perché i cosiddetti millennials utilizzano altri strumenti di pagamento, soprattutto sfruttando transazioni digitali tramite app e mobile phone. Dall’altro, perché il popolo italiano è tradizionalmente restio all’uso di carte e preferisce servirsi del cash. «Quello dell’italiano che è legato visceralmente al contante – spiega sorridendo (ma non troppo) Rita Camporeale è la responsabile ufficio sistemi e servizi di pagamento dell’ABI – non è soltanto un mito: basti pensare che sono ancora tanti quelli che vanno nei centri commerciali, effettuano un prelievo con la carta di debito e poi, con quegli stessi soldi, fanno acquisti in un negozio. Una pratica che non avrebbe gran senso, visto che è proprio nei centri commerciali che si ha la quasi certezza che le proprie carte di pagamento vengano accettate». 

Quindi: cala chi utilizza il contante, rimane stabile chi preferisce le carte e esplode la fetta di popolazione che si avvale dei cosiddetti digital payments. Secondo un’indagine condotta dal Politecnico di Milano, i nuovi strumenti di pagamento valgono da soli 46 miliardi di euro, il 21% dei pagamenti digitali con carta. Ma entro il 2020 il valore sarà più che raddoppiato, flirtando con la soglia dei 100 miliardi di euro. A decollare soprattutto i pagamenti via mobile, che sono cresciuti del 65% da un anno all’altro e hanno superato i 5,8 miliardi di euro. La cosa interessante da notare è che, diversamente da quanto avvenuto in molti altri settori che hanno vissuto processi di liberalizzazione e di apertura a nuovi soggetti, nel comparto finanziario e dei pagamenti le banche – nonostante una potenza di fuoco infinitamente superiore rispetto alle creature del fintech – hanno scelto di non aggredire i nuovi arrivati ma, al contrario, di contare su di loro per sviluppare servizi che, con le loro strutture burocratizzate e ingessate, non sarebbero mai riusciti a offrire alla clientela. Un partenariato tra vecchio e nuovo che ha creato un circolo virtuoso anche in Italia. «Inizialmente – racconta ancora la Fratini Passi – sembrava che le banche in qualche modo volessero porsi in maniera antagonista rispetto al mercato emergente. Quindi, a parte una fase iniziale, oggi il 66% delle banche italiane lavora in partnership con il fintech. Possiamo affermare che c’è una forma di cooperazione, le fintech sono lo strumento attraverso cui le banche possono trovare delle forme snelle per posizionarsi nell’offerta di servizi a valore aggiunto». 

Le frodi hanno un’incidenza minima: appena lo 0,42% sul totale delle transazioni effettuate con le carte. Un dato infinitesimo

Incentivare la cosiddetta war on cash non è soltanto una battaglia ideologica, ma serve soprattutto a garantire maggiore sicurezza agli utenti e a permettere una migliore allocazione delle risorse, oltre che una riduzione dei costi dei servizi delle banche. Prova ne sia il canone medio di un conto corrente: negli ultimi cinque anni, le famiglie che sono rimaste ancorate ai meccanismi tradizionali, senza sfruttare l’home banking, hanno visto lievitare il costo medio di quasi 30 euro, arrivando a quasi 173 euro all’anno. Costano di più anche le carte di credito tradizionali (37,5 euro), mentre per converso le banche online hanno abbassato i canoni e di tutti i servizi tipici, dal libretto degli assegni ai bonifici, prelievi presso sportelli di altre banche e altro. Proprio i bonifici, per esempio, sono il nuovo terreno su cui si combatte una “guerra dei prezzi”. Tramite i circuiti tradizionali, un versamento con valuta differente dall’euro può arrivare a costare anche 15-18 euro, mentre tramite le tante app che sono disponibili questo medesimo servizio viene completato con una cifra compresa tra un quarto e un quinto di questo valore. Che motivo c’è, quindi, di pagare di più per un servizio che può essere svolto nello stesso modo e con lo stesso successo?

Infine, è importante ricordare che i nuovi strumenti di pagamento, al netto di alcune accortezze che sono sempre necessarie, sono estremamente sicuri. «Si è fatto troppo clamore – spiega ancora Rita Camporeale – intorno alle carte di nuova concezione. Sono sicure, stiamo facendo tantissimi sforzi e questo è dimostrato anche dai dati sulle frodi, che hanno un’incidenza dello 0,042% sul totale delle transazioni effettuate con le carte nell’Unione Europea. Si tratta di un dato infinitesimo che ci deve far ben sperare. Poi è ovvio, stiamo parlando di un gioco di “guardia e ladri” in cui ci si continua a rincorrere tra chi mette a punto nuovi sistemi per truffare gli utenti e chi invece cerca di minimizzare questi tentativi. Piuttosto, è fondamentale educare la clientela (e noi lo faremo anche al Salone dei Pagamenti) perché adotti comportamenti responsabili. Con la Psd2 si dà la possibilità alle cosiddette “terze parti” di accedere ai nostri conti correnti: una scelta che spesso si fa quasi senza pensarci, ma che può invece avere impatti significativi».

Il salone dei pagamenti

A testimonianza del fermento intorno all’argomento, il 7-8-9 novembre prossimi, a Milano, si terrà il Salone dei Pagamenti, ribattezzato per l’occasione Payvolution, negli spazi del MiCo Milano Congressi. Oltre quattromila visitatori coinvolti il primo anno, che sono raddoppiati il secondo e che, quest’anno, con le oltre 60 sessioni di dibattito e i più di 300 relatori coinvolti, promette un ulteriore balzo in avanti. La crescita esponenziale dei numeri è il segnale, certo e certificato, del fatto che il Salone dei Pagamenti ha fatto centro. Ovvero, tradurre tutto il potenziale di innovazione tecnologica che le banche e il mondo del payment stanno sviluppando in quest’epoca di disruption digitale, in un evento che polarizzasse a 360 gradi l’attenzione e la partecipazione di tutti i bacini di innovazione attivi i in Italia e non solo: banche e mondo finanziario, naturalmente, ma anche aziende del tech e del fintech, istituzioni, imprese, retail, distribuzione, professionisti, università e centri di ricerca, pubblica amministrazione. Dando vita a un evento fatto di idee, di persone, di buone pratiche, di cultura, e che fosse aperto ai cittadini, con un’attenzione particolare ai più giovani, ragazzi e ragazze delle scuole. I sistemi di pagamento come filo conduttore per leggere le profonde trasformazioni, tecniche e culturali, che la disruption tecnologica sta portando in tutti gli ambiti del business. E l’innovazione come contesto naturale di evoluzione del settore bancario e finanziario. Ecco perché il Salone dei Pagamenti si conferma l’appuntamento di riferimento per l’innovazione applicata ai sistemi e agli strumenti di pagamento.